Caso Bettencourt, Le Monde: "Sarkozy ci ha spiati"

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Il presidente francese Nicolas Sarkozy
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Il quotidiano accusa l’Eliseo di aver “fatto ricorso a procedimenti che infrangono direttamente la legge sulla protezione del segreto delle fonti dei giornalisti". Al centro della vicenda, un possibile utilizzo di 007 per scoprire una “gola profonda”

Come Dreyfus. Come Papillon. David Senat, alto funzionario al ministero della Giustizia francese , onorata carriera di magistrato, è stato spedito alla Cayenna, nella Guyana francese, anche se non come detenuto.
E' sospettato dall'Eliseo di essere la gola profonda, la talpa che in luglio inguaiò il ministro Eric Woerth e il presidente, Nicolas Sarkozy, fotocopiando per Le Monde i verbali di interrogatorio del potente gestore della ricchezza Bettencourt.
E' questa la sintesi di quello che la gauche già chiama il "Sarkogate" e che ha fatto uscire dai gangheri un quotidiano sempre misuratissimo e documentato in modo maniacale come Le Monde.
Sylvie Kauffmann, direttore della redazione - che negli ultimi anni ha ringiovanito i ranghi guadagnando in dinamismo - scrive testualmente che "l'Eliseo ha fatto ricorso, nel mese di luglio, a procedimenti che infrangono direttamente la legge sulla protezione del segreto delle fonti dei giornalisti". Eric Fottorino, direttore, sancisce in serata: "Abbiamo le prove" e conferma che si va avanti con la preparazione della denuncia alla magistratura.

Un'intricata vicenda che inizia da una presunta soffiata - La storia sarebbe andata così: un funzionario ha fotocopiato i verbali dell'interrogatorio di Patrice de Maistre, il gran cerimoniere di casa Bettencourt, colui che gestiva l'immensa ricchezza dell'ereditiera L'Oreal e che si occupava dei presunti "regali" ai politici.
Proprio quell'interrogatorio in cui de Maistre spiega perché mai il tesoriere dell'Ump, il partito di Sarkozy, Woerth, futuro ministro, prese così a cuore la sua aspirazione a ottenere la Legion d'Onore. E anche come mai, dopo qualche mese, Florence Woerth, moglie del neoministro, fosse stata assunta da Clymene, la società di de Maistre.
Un cronista di Le Monde ottiene da Senat, consigliere penale nel gabinetto della Guardasigilli, il delicatissimo documento e spara la notizia in prima pagina.
All'interno ci sono i verbali d'interrogatorio. All'Eliseo si scatena un putiferio, i servizi vengono investiti della vicenda e gli operatori di telefonia mobile cominciano a setacciare i tabulati degli ultimi giorni di decine di potenziali "talpe". Ci vuole poco ad arrivare a Senat il quale, in pieno agosto, riceve il cortese invito a lasciare immediatamente il suo ufficio di Place Vendome, nel cuore scintillante della Ville Lumiere, per essere trasferito nella lontanissima Guyana francese, alla Cayenna.
Il suo nuovo ruolo? "Prefigurare la creazione di una corte d'Appello locale". Quindi, se quello che Le Monde scrive è vero, la missione affidata dall'Eliseo al controspionaggio di "mettere fine alle fughe che hanno portato alla pubblicazione di tali informazioni" è stata compiuta.

La smentita dell'Eliseo... - Dal palazzo del presidente si smentisce tutto in due righe di dichiarazione: "L'Eliseo smentisce totalmente le accuse di Le Monde e precisa di non aver mai dato la minima istruzione a qualsivoglia servizio".
Ma quello che finora era soltanto il "caso Bettencourt", intanto si è tramutato in poche ore in "affare di stato", "Woerthgate" e "Sarkogate". La gauche chiede che l'Eliseo e il governo chiariscano cosa è successo. Il nome e il prestigio del quotidiano che si è esposto con l'intera prima pagina lo esigono: "Sia fatta piena luce", chiede Benoit Hamon, portavoce socialista, mentre i deputati del partito chiedono che il governo si presenti subito in parlamento sulla vicenda. Eva Joly, la ex magistrata ora leader di Europe Ecologie, parla di Sarkogate e di vicenda "estremamente grave perché attenta alla libertà di stampa e confonde la nozione di interesse dello stato con quello personale di un partito e di qualche persona come Sarkozy e Woerth".
I redattori del giornale si dicono "preoccupati", Reporters sans Frontieres (Rsf) ricorda che "non si può utilizzare la polizia contro la libertà di informare".

...e quella del controspionaggio francese - Intanto arriva la replica della polizia francese. Il controspionaggio francese - replicato in una nota il direttore generale - ha agito "legittimamente" per scoprire chi fosse l'informatore dei giornalisti del quotidiano Le Monde nella vicenda Bettencourt e ha scoperto che all'origine delle fughe di notizie ci sarebbe un alto funzionario ministeriale.

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