Emergency, Strada: è ora che gli operatori vengano liberati

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Il fondatore della ong: "Vigliaccate le dichiarazioni dei politici". Gli avvocati afghani designati dalla ong per difendere i tre italiani chiederanno di vederli. La Farnesina rende noto che Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dell'Aira stanno bene

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"Era ora". E' insieme un sospiro di sollievo ma anche una malcelata critica la frase con cui Gino Strada commenta la visita a Kabul, dell'ambasciatore italiano e dell'inviato della Farnesina ai tre operatori di Emergency arrestati il 20 aprile dalle forze di sicurezza afghane.
"Adesso spero che vengano liberati al più presto e che crolli questa stupida montatura" ha aggiunto il fondatore della ong, che in un'affollata conferenza stampa a Roma ha puntato il dito contro i militari britannici e ha chiesto al governo italiano di muoversi "in fretta e bene" per liberare i tre.

Strada, insieme con la figlia Cecilia (presidente dell'organizzazione) ha ricostruito la vicenda dell'arresto di Marco Garatti, Matteo Pagani e Matteo Dell'Aira, ribadendo la loro assoluta estraneità al ritrovamento di armi nell'ospedale di Lashkar Gah dove lavoravano. Ospedale che "ormai è chiuso" ha confermato, e dove Emergency tornerà solo se "se un giorno non ci saranno più militari e polizia e se Emergency avrà garanzie che aggressioni come questa non possono ripetersi". Dunque, secondo Strada, si è trattato di un'operazione "premeditata, preparata, organizzata": le armi, ha detto, possono essere state portate in ospedale o da una delle guardie che controllavano l'ospedale o dalle forze di sicurezza afghane. "L'accesso all'ospedale era controllato 24 ore su 24 da guardie non armate, personale locale di Emergency, spesso persone disabili, mutilati che cosiì potevano lavorare. La possibilità di entrare con le scatole di armi è quindi legata - ha spiegato - al fatto che qualcuna delle guardie sia stata corrotta o minacciata. Oppure, l'altra ipotesi è che siano state introdotte direttamente dalle forze di sicurezza afghane. Spero non dai militari inglesi che le hanno accompagnate nel sopralluogo in ospedale".

Strada si spinge fino a ipotizzare un ruolo dei britannici (che comandano le forze internazionali della regione) nell'arresto degli operatori italiani: "I soldati inglesi sono entrati nel nostro ospedale di Lashkar Gah insieme a quelli afghani" ha sottolineato, aggiungendo: "Come si permette il governo inglese di mandare militari armati in un ospedale gestito da una ong italiana? Che sarebbe successo se militari italiani avessero fatto irruzione in un ospedale gestito da una ong inglese?". "Il governo afghano - ha proseguito - ha bisogno della presenza di 150.000 militari di altri Paesi: è ragionevole pensare che chi decide non sono alla fine gli afghani, che contano poco in questo momento laggiù". "Quella del coinvolgimento dei Paesi della coalizione nell'arresto - ribadisce - è un'ipotesi seria che, se confermata, sarebbe davvero preoccupante". Gli fa eco Cecilia: "Le forze afghane non avrebbero potuto svolgere un'operazione del genere senza avvertire il comando inglese".

La risposta del Foreign Office non tarda a venire: le forze Isaf non erano presenti al momento dell'arresto dei tre italiani nell'ospedale di Emergency a Lashkar Gah" dichiara un portavoce in Italia, precisando che "gli arresti sono stati effettuati dalle forze di sicurezza afghana" e che "le truppe britanniche hanno fornito assistenza alle forze afghane per rendere sicuro l'ospedale al cui interno era presente del materiale esplosivo".

Ascolta la conferenza stampa del fondatore di Emergency Gino Strada
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