Calcinato, dipendenti comunali sostituite dopo la loro unione civile: sindaco condannato

Lombardia

La Corte d'appello di Brescia ha ribaltato la sentenza di primo grado e condannato il primo cittadino, Nicoletta Maestri, il suo vice Mirco Cinquetti e l'assessore Stefano Vergano per "il carattere discriminatorio della loro condotta” legata alla sostituzione dell'ex responsabile dell'ufficio tecnico e dell'ex comandante della Polizia Locale

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Discriminarono due dipendenti che si erano unite col rito civile sostituendole nelle loro mansioni, per questo la Corte d'appello di Brescia ha ribaltato la sentenza di primo grado e condannato il sindaco di Calcinato, nel Bresciano, Nicoletta Maestri, il suo vice Mirco Cinquetti e l'assessore alla Polizia Locale Stefano Vergano. I tre sono stati condannati per "il carattere discriminatorio - si legge nella sentenza - della loro condotta dopo l'unione civile di due dipendenti".  Il Comune di Calcinato - che impugnerà in Cassazione la sentenza - è stato condannato al pagamento in favore di una delle due donne della somma complessiva di 22mila euro "a titolo di risarcimento dei danni patiti per effetto della condotta discriminatoria subita per motivi di orientamento sessuale".

I giudici: “Atteggiamento discriminante”

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Si tratta di Federica Lombardo e Luisa Zampiceni, rispettivamente ex responsabile dell'ufficio tecnico del comune di Calcinato ed ex comandante della Polizia Locale dello stesso comune bresciano. Entrambe erano state sostituite dopo che si erano sposate con un'unione civile nel 2020. A Federica Lombardo nel gennaio del 2021 venne tolto il ruolo di responsabile dell'ufficio tecnico che ricopriva dal 2011. Al suo posto una collega neoassunta. "Una rotazione mai fatta prima e, neppure dopo, con un atteggiamento discriminante - scrivono i giudici in sentenza - che non viene fatta subito nel 2020 per non creare sospetti". Nello stesso periodo "il Comune - si legge ancora - inizia un atteggiamento discriminatorio anche nei confronti del suo ormai ex comandante Zampiceni, modificando ad hoc la convenzione stipulata dai comuni di Calcinato, Lonato e Bedizzole che sono in convenzione di servizio costringendola di fatto a dimettersi". E ancora: "Va accertato il carattere discriminatorio della condotta del Comune che, dopo l'unione civile della Lombardo con altra dipendente dell'ente, ha trattato la dipendente diversamente da come ha trattato gli altri dipendenti nella sua stessa situazione per quanto attiene all'assegnazione delle posizioni organizzative, privandola dell'incarico di responsabilità dell'Ufficio tecnico e assegnando l'incarico ad altra dipendente".

 

Lombardo: "Confido che la sentenza sia da esempio"

"Confido che la sentenza sia da esempio, affinché le decisioni private non condizionino l'attività professionale" commenta Federica Lombardo. Dal 9 maggio scorso lei e la moglie agente di polizia locale Luisa Zampiceni lavorano per il Comune di Bagolino. Durante il processo di primo e secondo grado il Comune di Calcinato "aveva fornito elementi idonei a riscontrare la piena legittimità della scelta effettuata, tra cui, in primo luogo, quello dell'adozione del criterio della rotazione degli incarichi, essendo questo criterio previsto dal Piano Anticorruzione Nazionale". Per i giudici bresciani però "è una rotazione mai fatta prima e neppure dopo, con un atteggiamento discriminante - si legge in sentenza - che non viene fatta subito nel 2020 per non creare sospetti".

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