Milano, intascavano reddito di cittadinanza con documenti falsi

Lombardia
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L'indagine è iniziata nel settembre del 2020 e ha portato nel tempo all'arresto di due soggetti trovati in possesso di documentazione falsa

A Milano la polizia ha smascherato più di 50 persone che si presentavano agli uffici postali per incassare il reddito di cittadinanza ma non sapevano parlare italiano. Così è stata inviata un'indagine che ha portato all'individuazione di oltre 50 soggetti che hanno percepito, o tentato di percepire, il reddito di cittadinanza senza averne diritto. 

La vicenda

Secondo quanto si apprende, è stato scoperto un vero e proprio sodalizio criminale che organizzava l'ingresso in Italia di soggetti provenienti dall'estero per recarsi presso gli uffici postali milanesi al fine di ricevere la card, che ritiravano dietro presentazione di documenti falsificati. L'indagine ha portato all'arresto di due soggetti trovati in possesso di documentazione falsa, all'esecuzione di otto perquisizioni e al ritrovamento di carte prepagate, ricevute di presentazione dell'istanza del reddito di cittadinanza, nonché dei messaggi che gli interessati si scambiavano via chat per concordare viaggi e permanenza sul territorio. 

Intascavano il reddito di cittadinanza grazie a documenti falsi realizzati ad hoc di persone aventi titolo: oltre 50 persone sono così state denunciate dalla Polizia di Stato che ha individuato una banda che inviava stranieri agi uffici postali di Milano per intascare, sotto mentite spoglie, l'emolumento, 14 ottobre 2021. ANSA/US POLIZIA +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++
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Il modus operandi

I pendolari del reddito di cittadinanza arrivavano a Milano da Austria, Romania e Germania. Non parlavano, né capivano l'italiano, ma non era necessario perché al capolinea degli autobus trovavano un accompagnatore-interprete con cui si presentavano agli sportelli delle Poste per ritirare la card su cui sarebbe stata caricata mensilmente la cifra. Una volta ottenuta la carta la consegnavano all'uomo dell'organizzazione (pagato 100 euro) e tornavano al proprio Paese in giornata dopo aver intascato la propria percentuale, poche centinaia di euro scalati dal primo versamento statale. L'istanza veniva avviata online, quando lo straniero coinvolto riceveva sul proprio cellulare il messaggio di conferma dell'attivazione del servizio e subito dopo si metteva in viaggio per l'Italia. Una volta uscito dall'ufficio la card passava nelle mani dell'intermediario che smistava i soldi verso un'altra carta di credito dell'organizzazione con la causale "pagamento affitto". A quel punto, ogni mese, la banda incassava decine di redditi di cittadinanza.

Le indagini

L'inchiesta è nata nel settembre 2020 osservando i flussi di stranieri agli sportelli postali. Gli investigatori si sono accorti, e poi si sono insospettiti, perché molti di loro avevano documentazione per il reddito di cittadinanza, disponibile per gli stranieri comunitari dopo 5 anni di residenza in Italia e dopo dieci per gli extracomunitari. In molti casi, pur avendo l'istanza tra le mani, mancavano però di un requisito fondamentale: non avevano alcuna conoscenza dell'italiano, impossibile per persone che avrebbero dovuto vivere stabilmente in Italia. L'approfondimento successivo ha consentito di accertare che la documentazione relativa alla residenza del richiedente era totalmente falsa.

L'organizzazione

Fondamentali per l'attività dell' organizzazione, con base in zona via Selinunte, erano 2 italiani di 40 e 60 anni che lavoravano per Caf, i Centri per l'assistenza fiscale, ritenuti compiacenti e che svolgevano attività di intermediari con l'Inps. Secondo quanto riferito dalla Postale, tutte le altre persone coinvolte sono straniere, in larga parte romene, così come gli 8 uomini a capo dell'organizzazione.

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