Covid, attivo il progetto Fare Rete per aiutare le famiglie lombarde

Lombardia

L'obiettivo è dare una mano nell'affrontare la difficile situazione creata dalla pandemia, attraverso un piano di aiuti concreti sul territorio, sia attraverso le attività dei partner di Fare Rete, sia tramite le reti connesse agli enti locali coinvolti

La pandemia legata al Covid-19 (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - MAPPE E GRAFICI DEI CONTAGI IN ITALIA E NEL MONDO - I DATI DEI VACCINI IN ITALIA) e il conseguente lockdown hanno messo a dura prova le famiglie lombarde – sotto diversi punti di vista – che però hanno trovato un’importante risorsa per superare le difficoltà proprio nelle relazioni interne e, anche se con più difficoltà, nelle relazioni con l’esterno. È il quadro che emerge dalla ricerca 'Le famiglie lombarde attraverso la pandemia'. Esigenze e prospettive. Storie e progetti di consultori, associazioni familiari e famiglie’ realizzata dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal Cisf – Centro Internazionale Studi Famiglia. La ricerca rappresenta la prima fase operativa di Fare Rete, un progetto nato con l’obiettivo di aiutare attivamente le famiglie lombarde ad affrontare la difficile situazione creata dalla pandemia, attraverso un piano di aiuti concreti sul territorio, sia attraverso le attività dei partner di Fare Rete, sia tramite le reti connesse agli enti locali coinvolti.

Il progetto Fare Rete

“Il progetto Fare Rete è nato con l’obiettivo di strutturare un piano di aiuti concreti sul territorio lombardo, in risposta ai bisogni delle famiglie acuiti dalla pandemia, sia attraverso le associazioni partner che le reti connesse agli enti locali coinvolti, - spiega Giorgio Tarassi, presidente di Oeffe, capofila del progetto Fare Rete -. La sfida del progetto è guardare alla famiglia non come un soggetto da "curare" a segmenti, ma come un protagonista con cui collaborare, favorendo in primis il suo empowerment. Per fare questo stiamo lavorando a creare ponti tra diversi attori: reti di famiglie, associazioni familiari, enti di terzo settore e centri di ricerca e infine tra associazioni ed enti locali, in una logica di co-progettazione e co-programmazione." 

Lo studio

La ricerca ha previsto la somministrazione di questionari a 48 consultori, 50 associazioni familiari e 300 famiglie lombarde e ha permesso non solo di mettere in evidenza le problematiche più importanti affrontate dalle famiglie ma anche come gli enti e le associazioni preposti possano essere loro di supporto. Sia consultori e associazioni da una parte che famiglie dall’altra sono d’accordo nell’affermare che le problematiche più importanti affrontate in tempi di Covid riguardano il benessere psicologico: risulta infatti essere peggiorato per il 40% dei soggetti partecipanti alla ricerca, più per le donne (53%), per le famiglie con adolescenti, per quelle composte da genitori sposati piuttosto che celibi/nubili, più tra i non occupati e tra coloro che vivono in grandi città (più di 100.000 abitanti). Dato confermato anche da consultori e associazioni che, in una percentuale che si aggira per entrambi attorno al 50%, hanno individuato come bisogno principale un diffuso disagio nelle forme di fatiche psico-relazionali o sofferenze psicologiche, in particolare la fatica nella gestione dell’ansia e il senso di solitudine.

I problemi creati dalla pandemia

I dati mostrano un effetto a lungo termine della situazione pandemica, che si protrae nel tempo: a giugno-luglio 2021 sono ancora presenti in maniera forte le fonti di stress, sia di tipo economico, che di salute, oltre che relazionali. Soprattutto le persone temono ancora per la salute di un famigliare o per la propria (preoccupazioni a cui viene dato il voto più alto, in una scala da 1 a 5, rispettivamente di 3,7 e 3,5) oltre che di non aver abbastanza denaro per comprare ciò di cui hanno bisogno (3,5) o ciò di cui la famiglia necessita (3,5), infine di perdere il lavoro (3,4). Il secondo grande problema rilevato riguarda la situazione lavorativa, tra incertezza, digitalizzazione e smartworking. In particolare, soprattutto sulle donne, sembra pesare la conciliazione famiglia-lavoro (ben il 34% delle donne ha difficoltà nel conciliare le due sfere, contro il 24,7% degli uomini). Il supporto ricevuto dal Governo, attraverso le misure implementate, se giudicato in termini di capacità di promuovere il benessere famigliare, è stato valutato negativamente: oltre il 40% delle famiglie si è trovata per niente o poco d’accordo sull’aver ricevuto aiuti efficaci dalle misure offerte dal Governo. Il terzo problema, che è inevitabilmente correlato con i primi due, riguarda la situazione economica famigliare, messa a dura prova dalla diminuzione del reddito e dalla nuova precarietà che si è dovuta affrontare. Dalla ricerca emerge, infatti, che la situazione economia è peggiorata più di un genitore su 3, pari al 37% del campione.

Le relazioni interne ed esterne delle famiglie

Davanti a una situazione complessivamente molto difficile, le famiglie lombarde hanno attraversato la pandemia utilizzando come risorsa primaria le proprie relazioni. Innanzitutto, in termini di relazioni interne che, pur ristrette nel lockdown, dentro le case, si sono rivelate quasi sempre una risorsa per le persone, e non una minaccia - le relazioni di coppia e genitori figli hanno tenuto. In secondo luogo, in termini di relazioni con l’esterno (contatti con parenti, amici dei figli, lavoro, ecc.), seppure più complesse (digitali, interrotte nel face-to-face, ecc.). "Entrando nel merito della ricerca, un dato davvero significativo che emerge riguarda il rapporto con gli strumenti digitali: sia le famiglie da un lato che i consultori e le associazioni dall’altro, sono stati costretti a migliorarlo e innovarlo. Si tratta di cambiamenti che sicuramente resteranno anche nei prossimi mesi, come le relazioni online tra famiglie a distanza, o come I nuovi servizi di ascolto e di dialogo da parte di consultori e associazioni”, commenta Francesco Belletti, direttore del Cisf.

Le iniziative

Per andare incontro alle esigenze e alle problematiche emerse da questa ricerca, infatti, sono state pianificate delle azioni concrete per sostenere le famiglie, direttamente (attraverso nuove attività rivolte a persone e famiglie) e indirettamente, tramite le reti afferenti alle associazioni indipendenti coinvolte (Forum delle Associazioni Familiari e FELCEAF) e agli enti locali che appoggiano il progetto. In ambito lavorativo sono stati organizzati attività di tutoring e ricollocamento lavorativo (GMaC, Give Me a Chance), in ambito psicologico percorsi di aiuto, laboratori esperienziali di gruppo (SIDEF, Sindacato delle Famiglie ODV), supporto alla maternità (CAV Mangiagalli) e servizi di consultorio (rete Fe.L.Ce.A.F., Federazione Lombarda dei centri di Assistenza alla Famiglia). Ci sono poi corsi di formazione per coppie; contenuti multimediali per invogliare all’approfindimento dei temi educativi (OEFFE APS, Centri di Formazione e Orientamento Familiare) e una Piattaforma di recensioni serie tv con attenzione alle tematiche educative (AIART Milano, Associazione Cittadini Mediali). Tutte queste iniziative – già attive a eccezione dei laboratori, che partiranno in ottobre – sono gratuite e disponibili online/in forma ibrida.

La rete territoriale

Il progetto ha creato anche un’importante rete sul territorio lombardo grazie all’entusiasmo di diversi Comuni ed Enti locali che hanno deciso di associarsi con l’obiettivo di divulgare le attività di progetto nei loro territori, delineando così un perimetro di destinatari di circa un milione di abitanti; sei Comuni: Comune di Cinisello Balsamo, Comune di Varese, Comune di Vigevano, Comune di Casalmaggiore (CR), Comune di San Fermo della Battaglia (CO), Comune di Lecco; 3 Municipi del Comune di Milano: Municipio 3, 4 e 9; 3 ambiti territoriali: Consorzio Erbese Servizi alla Persona (CO, 26 Comuni associati), Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese (CO, 22 Comuni associati), Azienda Speciale Consortile Servizi Intercomunali (LO, 51 Comuni associati).

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