Caporalato, ai domiciliari il titolare di un vivaio a Inveruno

Lombardia

Secondo le indagini l'uomo "era arrivato a ridurre il costo del lavoro a quasi 3 euro all'ora" e oltre 100 dipendenti hanno vissuto "in un costante clima di tensione e soggezione, lavorando per oltre 9 ore al giorno e in assenza di pause, riposi settimanali e ferie retribuite"

Il titolare dell'azienda florovivaistica 'Vivai Zazzera' di Inveruno, nel Milanese, è stato messo agli arresti domiciliari dai militari della guardia di finanza di Magenta con l'accusa di caporalato. La ditta inoltre è stata sequestrata ed è stata disposta anche la misura dell'obbligo di firma per una dipendente amministrativa. La Procura ha anche notificato oggi la chiusura delle indagini nei confronti del titolare e di due impiegate.

Dipendenti pagati 3 euro l'ora

Nell'inchiesta del pm di Milano Donata Costa è emerso un "articolato sistema di sfruttamento dei lavoratori con cui il titolare della ditta", S. Z., aiutato "nelle condotte illecite da due impiegate, era arrivato a ridurre il costo del lavoro a quasi 3 euro all'ora", rispetto "ai 13 euro circa previsti in osservanza delle norme vigenti". Oltre 100 dipendenti dal 2010 in poi stando alle indagini hanno vissuto "in un costante clima di tensione e soggezione, lavorando per oltre 9 ore al giorno e in assenza di pause, riposi settimanali e ferie retribuite". Il tutto, spiegano gli investigatori, "approfittando della loro situazione di bisogno", perché molti lavoratori erano "cittadini extra-comunitari e giovani alla prima esperienza lavorativa". I lavoratori venivano reclutati per un periodo di prova di 20 giorni senza compenso o orario prestabilito, a cui seguiva sistematicamente l'instaurazione di un rapporto di lavoro che, anziché subordinato, veniva "indebitamente formalizzato come 'prestazione di lavoro occasionale', consentendo ingenti e illeciti profitti al titolare, in spregio di tutti i diritti riconosciuti ai lavoratori".

I sequestri

Secondo i controlli amministrativi dei funzionari dell'Ispettorato territoriale del Lavoro di Milano-Lodi e dell'Inps, i contributi previdenziali dovuti ammontanto a oltre un milione di euro, riqualificando i contratti di lavoro del personale e "disconoscendo le agevolazioni di 'coltivatore diretto' del titolare". Il sequestro dell'azienda riguarda, in particolare, 13 immobili e beni per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro e 10 conti correnti riconducibili alla ditta individuale. Ed è stato nominato un amministratore giudiziario per permettere la continuazione dell'attività aziendale nel rispetto delle normative. 

I lavoratori: "Trattati come animali e spiati"

"Ci tratta come animali (...) c'è un continuo riciclo di personale perché la gente non resiste (..) ti umilia, ti grida in faccia anche alle persone, non puoi sbagliare ... Lui è onnipotente lì dentro può fare tutto quello vuole e noi dobbiamo subire in silenzio, guai a rispondere". E' quanto ha raccontato una lavoratrice davanti alla Gdf. "Finiti i venti giorni di prova - ha spiegato la lavoratrice - ho continuato a lavorare senza firmare nessun contratto, così sulla parola ... la mia paga oraria media è di circa 3.60 euro". Una realtà lavorativa, come si legge negli atti, "fondata sul disconoscimento totale dei diritti dei lavoratori e sullo sfruttamento del personale, con metodi intimidatori e dittatoriali". "Lo sentivo urlare spesso con le ragazze alle casse - ha spiegato un'altra lavoratrice - e con i ragazzi extracomunitari che stavano nelle serre, trattava loro come animali (...) C'era un clima di paura". E un'altra ancora: "Lui guardava tutto dalle telecamere ... noi avevamo l'ansia perché c'erano tutte ste telecamere in giro e non potevi neanche fiatare". Un altro ha messo a verbale di essere stato "preso a schiaffi". Secondo l'accusa, infatti, Z. avrebbe sottoposto i lavoratori "a metodi di sorveglianza, anche con l'utilizzo delle telecamere a circuito chiuso". E non forniva nemmeno "i presidi anti infortunistici prescritti per legge". 

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