Truffa a Ue, sequestrato mezzo milione di euro a Lara Comi

Lombardia
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L'ex europarlamentare era già finita ai domiciliari nel 2019, e poi tornata libera, per corruzione, emissione di false fatture e truffa nei confronti dell'Ue

La guardia di finanza di Milano ha eseguito un sequestro da oltre mezzo milione di euro a carico dell'ex eurodeputata di Forza Italia, Lara Comi, e altri cinque indagati per nuove ipotesi di truffa ai danni dell'Ue nell'inchiesta dei pm di Milano Bonardi, Furno e Scudieri. (LE TAPPE DELL'INCHIESTA)

La vicenda

L'ex europarlamentare era già finita ai domiciliari nel 2019, e poi tornata libera, per corruzione, emissione di false fatture e truffa nei confronti dell'Ue, per le quali la Procura milanese ha già chiesto il rinvio a giudizio nel procedimento "mensa dei poveri" con al centro il presunto "burattinaio'"Nino Caianiello, ex responsabile Forza Italia a Varese. Lo stesso procuratore di Milano, Francesco Greco, comunica in una nota che il profitto illecito, "oggetto del provvedimento", ammonta "a oltre 500mila euro". Greco precisa che l'attività della finanza è un "ulteriore sviluppo" delle indagini 'mensa dei poveri'. Grazie anche "all'interscambio info-investigativo con i funzionari dell'Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode-Olaf", la guardia di finanza ha "completato gli accertamenti, anche di natura finanziaria, sulla gestione illecita delle risorse pubbliche assegnate al Parlamento Europeo alla Comi", ricostruendo "le condotte criminose poste in essere dagli indagati e quantificando puntualmente gli importi illecitamente percepiti". Comi era già indagata per truffa all'Ue per aver nominato il giornalista varesino Andrea Aliverti suo addetto stampa a Strasburgo "previo accordo" che quest'ultimo consegnasse "una quota del compenso", 1.500 euro al mese su un totale di 3.495 euro, all'avvocato Carmine Gorrasi e allo stesso Caianiello, "inducendo così in errore gli organi del Parlamento Europeo, e procurando per sé e altri un ingiusto vantaggio", secondo l'accusa.

Il Gip: "Finti assistenti per incassare versamenti"

Contratti con persone nominate in un caso "assistente locale" e nell'altro anche "assistente alla persona" dell'allora eurodeputata di FI Lara Comi, stipulati, secondo l'accusa, al solo fine di incassare versamenti per quelle prestazioni sulla carta dal Parlamento europeo, mentre quei soggetti in realtà non svolgevano "alcuna attività" o solo in parte. E parte di quei compensi sui contratti sarebbero finiti, poi, in contanti anche "alla stessa Comi o al padre di questa", oppure "mediante bonifici" sul conto dell'allora europarlamentare e anche "dell'associazione 'EUROPE4YOU' riconducibile alla stessa". Lo scrive il gip di Milano Raffaella Mascarino nel decreto con cui ha disposto il sequestro. Come si legge nella prima imputazione, tra il 2014 e il 2017 l'Ue avrebbe versato quasi 105mila euro come compensi per il contratto all'assistente locale di Comi, Enrico Giovanni Saia. Come si legge nella seconda, sempre l'Ue avrebbe versato altri 522mila euro, tra il 2011 e il 2014, per la figura dell'assistente locale Maria Carla Ponzini.

"Solo minima parte del consenso andava agli assistenti"

Ponzini, si legge nel decreto, "sottoscriveva con Comi una serie di contratti ed addendum aventi ad oggetto la qualifica di assistente alla persona". Solo "una minima parte del compenso" andava agli assistenti, secondo le indagini. 

I contratti con Saia (indagato) "prevedevano l'assistenza nella gestione degli uffici, nel sostegno relativo alle attività ed al lavoro del deputato per una durata di 40 ore settimanali". Saia sarebbe stato indotto a sottoscrivere quei contratti da altri due indagati, Giannipio Gravina e Alessia Monica (indagati). Sin "dalla sottoscrizione del primo contratto", si legge nel decreto, Saia "veniva informato che avrebbe percepito solo una minima parte del compenso fissato", ma non svolgeva, "di fatto, né veniva mai incaricato di svolgere, alcuna attività, se non minimali, assolutamente sporadiche e non documentate prestazioni per conto della Comi o dello stesso Gravina, attività queste estranee al contratto". Stesso meccanismo per i contratti di Ponzini, anche lei indagata, coi soldi che sarebbero andati a Comi e alla sua "famiglia" per un totale di circa 303mila euro di "retrocessioni". Ponzini, moglie di Bernieri, non veniva "mai incaricata di svolgere alcuna attività, se non minimali, assolutamente sporadiche e non documentate prestazioni per conto della Comi, attività peraltro estranee al contratto (prenotazione di biglietti di taxi, di alloggio e di aerei)". 

L'assistente: "Era il mio primo lavoro, accettai"

"Non mi sono posto il problema della differenza tra il percepito e quanto indicato nel contratto in quanto era la mia prima attività lavorativa, ero già molto contento di ricevere uno stipendio", ha detto Saia. Lo si legge nel decreto di sequestro. "Preciso che sul contratto era indicato uno stipendio netto maggiore - ha messo a verbale Saia - ma come ho detto non mi sono posto il problema del perché ricevevo meno denaro". E ancora: "Successivamente all'elezione, verso il mese di giugno/luglio del 2014, ricordo di essermi incontrato con l'on. Comi, la quale mi propose di diventare suo assistente locale remunerato. Trattandosi di una proposta allettante, ho, quindi, accettato".

Il racconto dell'assistente

Dopo una prima fase in cui Saia ha cercato di sostenere davanti ai pm che aveva svolto attività di assistente per Comi, ed è finito indagato per false dichiarazioni, l'uomo ha cambiato linea, spiegando di "aver riflettuto" e "capito che, nei miei confronti, da parte di Gravina e delle persone collegate, non vi fosse una vera amicizia e affetto". E superato "un certo timore ed una fase di 'terrore' e paura - ha detto - e resomi cosciente che, consapevoli della mia affezione e gratitudine nei loro confronti, sono riusciti ad ottenere da me tutto ciò che desideravano" ha voluto precisare "alcune questioni". Ha indicato quale avrebbe dovuto essere la "sede di lavoro" a Milano di Lara Comi "o dei suoi assistenti, ma mai la incontrai lì". Tutti i lavori, ha aggiunto, "per Lara Comi li effettuai presso le mie case di Milano, prima, e di Pavia, dopo. In poche occasioni ho incontrato Comi, ma con la stessa non ho mai parlato dell'attività di collaborazione. Per me - ha chiarito - Gravina e Monica rappresentavano la Comi". E ancora: "Mi è capitato di fare volantinaggio, l'attività che mi veniva richiesta prima del contratto del 2014 era la stessa". E l'altra assistente Ponzini "ha riferito di essersi occupata prevalentemente della gestione degli spostamenti/viaggi (taxi, aerei, alberghi, ecc.)". Tutti "compiti", spiega il gip, "estremamente limitati e incoerenti" e di cui "non è stata in grado di fornire alcuna prova".

Una delle indagate in chat: "Non vuole girare con la busta"

Lara Comi "non vuole girare con la busta". Così in una conversazione su una chat scriveva Alessia Monica, indagata nella nuova inchiesta dei pm di Milano per truffa all'Ue a carico dell'ex eurodeputata. Per "busta", scrive il gip nel decreto di sequestro, "è da individuarsi" la "busta piena di banconote per un ammontare complessivo di 3.300 euro consegnata da Gianfranco Bernieri", altro indagato, all'allora europarlamentare. Su un telefono sequestrato a Giovannipio Gravina, altro indagato, infatti, "è stata individuata una significativa conversazione scritta (chat)" risalente "al 20.02.2015". In quella chat Monica diceva a Gravina: "È arrivata Lara, io mo devo raggiungere renato perché lei è andata da Bernieri e non vuol girare con la busta".

 

 

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