Strage di piazza Fontana, Mattarella: "Suscitò unità di popolo contro la violenza"

Lombardia

Così il Capo dello Stato in occasione del 51esimo anniversario della bomba alla Banca nazionale dell'Agricoltura: "Il terrorismo tentò di inserirsi nelle fratture della società per disgregarne le basi: gli italiani non lo consentirono"

"La strage di piazza Fontana ha interpellato in maniera esigente l'identità della Repubblica, suscitando un'unità di popolo determinante per sconfiggere violenza, terrorismo, eversione. Una riserva di valori etici che fu centrale e seppe porsi a fianco dei familiari delle vittime. Il terrorismo tentò di inserirsi nelle fratture della società per disgregarne le basi: gli italiani non lo consentirono". Questo il messaggio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione del 51esimo anniversario strage di piazza Fontana, a Milano, che costò la vita a 17 persone.

Il messaggio del Presidente Mattarella

Il 12 dicembre 1969, aggiunge il Presidente della Repubblica, "morirono persone inermi, le loro famiglie vennero gettate nel dolore, molti feriti portarono a lungo i segni di quel vile, sanguinario attentato. Vite spezzate al cinico scopo di seminare paura, spingere la opinione pubblica a inseguire una sicurezza purchessia, sottrarre al popolo, con una spirale di violenza, la sovranità duramente conquistata con la lotta di Liberazione, azzerando il patto di cittadinanza che da essa ha avuto origine".

L'attentato "fu tappa di quella strategia della tensione di matrice neofascista, alla quale si aggiunse ben presto il terrorismo sedicente rivoluzionario delle organizzazioni brigatiste rosse - prosegue ancora Mattarella -. A vent'anni dalla Costituzione repubblicana la società italiana comprese che si trattava di un'aggressione alla nostra stessa civiltà, che erano in gioco i valori e i principi del patrimonio comune. Milano - con la sua concorde fermezza democratica - fu di esempio e divenne il paradigma della risposta civile".

"Lavorare per la coesione e la sicurezza, per il rispetto dei diritti dei cittadini, per il superamento dei divari, sono i doveri - conclude il Capo dello Stato - che avvertono, anche oggi, quanti, nelle istituzioni e nella società civile operano per la libertà e l'unione delle coscienze del nostro Paese".

La cerimonia in memoria delle vittime

Milano ha ricordato le 17 vittime della strage con una cerimonia che si è tenuta in forma ridotta a causa delle restrizioni dovute alla pandemia. Dopo il minuto di silenzio e la posa delle corone di fronte alla sede della Banca nazionale dell'Agricoltura, dove scoppiò la bomba, a cui hanno preso parte il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto Renato Saccone, l'assessore alle Politiche sociali della Regione Lombardia, Stefano Bolognini, il presidente di Anpi Milano Roberto Cenati, il vice ministro all'Interno Matteo Mauri, ha preso la parola Carlo Arnoldi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage, che ha letto i nomi delle persone rimaste uccise. Arnoldi ha ricordato che l'ordigno "è stato collocato dal gruppo terroristico di estrema destra Ordine nuovo" e infine ha letto come ultimo nome delle vittime quello di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico che venne ingiustamente accusato della strage in un primo tempo e che morì cadendo da una finestra della Questura di Milano, dove si trovava per essere interrogato. "Giuseppe Pinelli non è morto in questa Banca ma lo ricordiamo perché caduto a Milano", ha detto Arnoldi.

In giornata, si è svolta anche una lezione collettiva, alla quale hanno preso parte, tra gli altri, Benedetta Tobagi, scrittrice e figlia del giornalista Walter Tobagi, assassinato dal gruppo di estrema sinistra Brigata XXVIII marzo nel 1980, Fortunato Zinni, ex dipendente della Banca nazionale dell'Agricoltura, sopravvissuto alla bomba, Claudia e Silvia Pinelli, le figlie dello stesso Giuseppe Pinelli.

Fico: “Ricostruzione giudiziaria ostacolata da ritardi, reticenze e ambiguità”

"Il 12 dicembre 1969 iniziò una delle fasi più dolorose e oscure della nostra storia recente. A venire duramente colpita quel giorno fu la democrazia stessa del nostro Paese, che seppe resistere alla follia terrorista, con un coraggio ed una dignità che avrebbero certamente meritato un rigoroso esercizio di verità che, purtroppo, non c'è stato", ha detto il Presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico.

"La ricostruzione giudiziaria, infatti, è stata ostacolata pesantemente da ritardi, reticenze, ambiguità, deviazioni sia sul piano politico che dei servizi segreti. Sono stati faticosamente delineati solo i contorni di una vicenda rimasta ingiustamente impunita. Gettare ombra su questa, come su altre stragi compiute in quella fase storica, ha rappresentato un oltraggio per le vittime, per i loro familiari, ma anche per chi crede nella capacità dello Stato di diritto di garantire ai propri cittadini trasparenza, verità e giustizia", ha proseguito Fico. 

Casellati: "L'unità di allora sia d'esempio oggi"

"Cinquantuno anni fa il vile attentato terroristico di piazza Fontana aprì uno dei periodi più bui della nostra Repubblica. Fu un attacco diretto e sovversivo alla democrazia e allo Stato di diritto. Di quella tragica stagione - ha dichiarato dal canto suo la presidente del Senato, Elisabetta Casellati -, oltre al dolore e alle vittime innocenti, dobbiamo ricordare anche la reazione e la comunione d'intenti tra cittadini, corpi intermedi e istituzioni che consentì all'Italia di sradicare il terrorismo. Un esempio di unità a cui dobbiamo guardare anche nelle difficoltà di oggi. Nei confronti delle famiglie colpite nei propri affetti abbiamo un debito di verità che non può essere cancellato e per questo continuerò a battermi per la desecretazione di tutti gli atti". 

Fontana: “È una ferita ancora aperta”

La strage è "una ferita ancora aperta, una sentenza mai emessa verso gli esecutori materiali della strage, ossia verso coloro che materialmente portarono la valigia con la bomba nel cuore di Milano", ha invece scritto su Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. "Dopo oltre 50 anni non dimentichiamo le vittime della strage e riaffermiamo i nostri principi costituzionali di libertà e democrazia. Il terrorismo non vincerà mai sulla vita", ha concluso il governatore.

 

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