Fondi Lega, il Riesame: “Compravendita capannone una messinscena”

Lombardia
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I giudici rietengono dunque "sussistente" la "preesistenza di un accordo collusivo" tra gli indagati

Per il Tribunale del Riesame di Milano, l’acquisto da parte di Lombardia Film Commission del capannone a Cormano, in provincia di Milano, per un prezzo che secondo la Procura è stato “gonfiato”, è stata una "messinscena" che porta a ritenere "sussistente" la "preesistenza di un accordo collusivo" in quanto appare "indubbio che le due parti contrattuali, la fondazione acquirente e la società Immobiliare Andromeda alienante (...) sono da ricondurre invece a un centro di interessi unitario". È quanto riportato nel provvedimento con cui i giudici confermano gli arresti domiciliari, decisi il 2 ottobre, per Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, i due contabili legati al Carroccio, tra gli indagati, assieme, tra gli altri, al commercialista Michele Scillieri, nell'inchiesta milanese con al centro il caso Lfc e la creazione di presunti fondi neri per la Lega. L'aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi, dopo il 'timbro' da parte del Riesame, sono pronti a chiedere il processo con rito immediato sul capitolo Film Commission.

Il provvedimento

Il giudice estensore del provvedimento, Maria Cristina Mannocci, nel ricostruire passo dopo passo l'operazione del 2017 e che si è conclusa con una presunta appropriazione di parte o dell'interra somma versata dall'ente pubblico Lfc (aveva ricevuto un contributo straordinario da Regione Lombardia di 1 milione e ne ha spesi 800 mila, ndr.), mette in luce i passaggi che portano a ritenere "condivisibile la prospettazione accusatoria". Si sottolinea, ad esempio, che la Fondazione Lombardia Film Comission "prima di occupare quello di Cormano, aveva la sede in via San Gottardo 5, zona di pregio a Milano, in un immobile di proprietà del Comune (...) che occupava a titolo di comodato gratuito". Sede per la quale Lfc aveva in corso fin dal 2013 un procedimento di sfratto a fronte del quale, però, Palazzo Marino si era offerto di reperire "altre proprietà comunali o altri immobili nella sua disponibilità". Un ulteriore aspetto "che balza all'occhio è la precisa corrispondenza - si legge nell'atto - degli apparenti 'desiderata' della Fondazione con le caratteristiche dell'immobile di Cormano 'in pancia' alla Paloschi srl , prontamente girato all'Immobiliare Andromeda (entrambe riconducibili a Scillieri, ndr), per non renderlo aggredibile dall'Erario, principale creditore insoddisfatto di Paloschi". Poi ancora la perizia per stimare il valore del capannone non solo sottoscritta da una ditta individuale che non esercitava più alcuna attività da 4 mesi, ma anche fondata su dimensioni diverse da quelle catastali e infine un fatto "singolarissimo": Lombardia Film Conmmission "corrisponde alla venditrice l'intero prezzo con oltre nove mesi di anticipo rispetto al contratto definitivo di compravendita" con "un beneficio irragionevole e sproporzionato in favore della controparte contrattuale".

Presidente Lfc: "Da perizia valore immobile di Cormano congruo"

Sul capannone di Cormano "oggetto delle vicende giudiziarie ormai note era già stata fatta una mia prima verifica sulla base delle informazioni che avevo raccolto in Fondazione. Ho reiterato questa verifica sulla base delle richieste che mi sono arrivate dai soci acquisendo poi una perizia, che ha confermato congruità del valore economico dell'immobile". È quanto ha spiegato il presidente di Lombardia Film Commission, Alberto Dell'Acqua, in audizione in commissione Cultura al Consiglio regionale della Lombardia. "Un verifica tecnica sulle funzionalità operative è già stata svolta: l'immobile è attualmente utilizzato dalla Fondazione, ci sono gli uffici dei dipendenti e il cineporto è funzionante compatibilmente con i vincoli imposti dal Covid" ha detto Dell'Acqua. "E' chiaro - ha poi aggiunto - che le note vicende giudiziarie recenti abbiano compromesso la reputazione della Fondazione, quindi dovremo fare una serie di azioni per il recupero del valore dell'immagine. Abbiamo anche rilevato tramite un legale profili diffamatori nei confronti della Fondazione che possono portare a risarcimenti monetari, quindi il Cda ha approvato di muovere queste azioni al fine di essere risarciti da queste attività diffamatorie fatte da alcuni organi di stampa". 

"Cda affronta posizione Scillieri, ma no giustizialismo"

Rispondendo alle richieste dei consiglieri del Pd Paola Bocci e del Movimento 5 Stelle Monica Forte, Dell'Acqua ha riferito che "il Cda sta affrontando anche la posizione del consulente Scillieri, ma non possiamo fare del giustizialismo. Oggi quella posizione è oggetto di verifica parte dei legali della Fondazione, ma lo studio del professionista non ha fatto mancare il suo sostegno alla Fondazione, quindi dobbiamo vedere se ci sono tutti gli elementi giuridici per revocare quel contratto, che va in conclusione a fine anno. Comunque noi ci attiveremo già a novembre per emettere un avviso di selezione di un nuovo consulente". "Al momento la Fondazione non è oggetto di alcun provvedimento" mentre "sui singoli io non ho sentenze definitive, come posso pronunciarmi o fare azioni di responsabilità? Laddove la Fondazione risulterà parte lesa prenderemo dei provvedimenti ma, al momento, io non posso assolutamente sostituirmi alla magistratura", ha concluso.

Processo contro Belsito rinviato al 27 novembre

È stato rinviato al 27 novembre il processo d'appello contro Francesco Belsito e tre imprenditori nel quale la Lega ha chiesto un risarcimento da 500mila euro all'ex tesoriere del partito per i danni di immagine. Secondo i legali della Lega dopo il deflagrare dell'inchiesta sui fondi del partito ci sarebbe stata una perdita di consenso elettorale nel 2011 e 2013. Il partito guidato da Matteo Salvini ha impugnato la sentenza con la quale nel giugno del 2019 il tribunale aveva assolto i quattro (con Belsito, Romolo Girardelli, Stefano Bonet, Stefano Lombardelli) dall'accusa di associazione a delinquere per un giro di consulenze tecnologiche fasulle per grandi gruppi industriali in cambio di sgravi fiscali. La sentenza è passata in giudicato nell'aspetto penale, perché la procura non l'ha impugnata, ma la Lega, che si era costituita parte civile, lo ha fatto per cercare di avere un risarcimento. La corte d'appello ha rinviato la decisione al prossimo novembre per dare il tempo a un nuovo legale di studiare gli atti. Il caso nasce sulla scia delle indagini sui rimborsi elettorale per 49 milioni di euro non dovuti (la Cassazione ha confermato la confisca, i soldi sono spariti, la procura di Genova li cerca e intanto la Lega ha stabilito una rateizzazione da 600 mila euro all'anno), sugli investimenti a Cipro e in Tanzania. In questo caso tutto gira intorno alla Polare, società guidata da Bonet che sarebbe stata una scatola vuota con la quale cercare accordi con grandi gruppi industriali offrendo finte consulenze. Gli anni in questione vanno dal 2008 al 2013.

Proseguono le indagini

Vanno avanti, invece, le indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf che scavano, a partire da una miriade di segnalazioni di operazioni sospette, su presunti 'fondi neri' raccolti dai contabili per la Lega e che si incrociano con quelle genovesi sui famosi 49 milioni di euro spariti. Il Riesame, inoltre, valorizza il fatto che Manzoni e Di Rubba, a fine maggio, come scritto dai pm, erano riusciti a raggiungere "subito i piani altissimi della politica a Roma" per un "incontro riservato". Scillieri ha già iniziato a parlare con gli inquirenti anche di Francesco Barachetti, imprenditore indagato e molto vicino al Carroccio. Oltre che di quel contratto che servì solo per giustificare un passaggio di soldi nell'affare del capannone: "La pezza e la giustificazione di quella pezza - ha messo a verbale - sono frutto loro, non so dirle se di Di Rubba o di Manzoni (...) è una fattura per un'operazione inesistente (...) fanno parte degli 800".

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