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Fondi Lega, indagato per riciclaggio assessore della Regione Lombardia Stefano Bruno Galli

4' di lettura

Galli è presidente dell'Associazione Maroni Presidente, dove sono in corso perquisizioni della Guardia di Finanza. Le verifiche si inseriscono nell'ambito dell'indagine della Procura di Genova sui 49 milioni confiscati in via definitiva

L'assessore all'Autonomia e alla Cultura della Regione Lombardia, Stefano Bruno Galli, risulta indagato dalla Procura di Genova nell'ambito dell'inchiesta sul presunto riciclaggio di parte dei 49 milioni poi confiscati in via definitiva alla Lega. Si tratta di denaro proveniente da rimborsi elettorali raccolti dalla Lega Nord tra il 2008 e il 2010 e, secondo l'accusa, utilizzato per investimenti all'estero e per scopi personali. Galli, in qualità di presidente dell'Associazione Maroni Presidente oggetto oggi di perquisizioni da parte della Guardia di Finanza, è accusato di riciclaggio.

L'accusa

A Galli, oltre al provvedimento di perquisizione e sequestro, è stato notificato un avviso di garanzia "per aver compiuto - si legge in una nota della Procura di Genova - operazioni su una parte delle somme di denaro provento dei reati ex art. 640 bis (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) commessi da Umberto Bossi e Francesco Belsito attraverso l'associazione 'Maroni presidente'". 

Le perquisizioni

Secondo quanto si apprende, gli accertamenti dei militari del Nucleo di polizia Economico-finanziaria di Genova hanno interessato uffici e domicili a Milano, Monza e Lecco, e le società 'Boniardi Grafiche' di Milano e 'Nembo srl' di Monza, due ditte che hanno prestato i loro servizi per le campagne elettorali della Lega. La prima a quanto riportato è riconducibile al deputato leghista Fabio Massimo Boniardi, mentre la seconda ha cessato le attività a luglio scorso.

L'ipotesi di riciclaggio

L'ipotesi su cui stanno ora lavorando i magistrati genovesi riguarda il presunto riciclaggio di parte dei 49 milioni dei fondi della Lega. Secondo gli inquirenti, circa 450mila euro sarebbero transitati da Banca Aletti all' 'Associazione Maroni presidente' e da questa girati su alcuni conti riconducibili al Carroccio. Tramite Galli dunque il denaro sarebbe stato formalmente utilizzato per acquistare del materiale a sostegno della campagna elettorale della Lega: in realtà, i soldi non sarebbero mai stati spesi e sarebbero invece rientrati in altri conti correnti, riconducibili al partito.
L'ipotesi della Procura genovese è che la Lega, nelle gestioni successive a quella di Bossi, possa aver cercato di nascondere parte dei propri soldi per evitare che venissero sequestrati, trasferendoli in Lussemburgo per poi farli rientrare in Italia. Secondo i pm il denaro sarebbe stato fatto sparire in Lussemburgo attraverso la banca Sparkasse di Bolzano (qui a giugno la Guardia di Finanza ha acquisito varia documentazione) e poi fatti rientrare, in parte, subito dopo i primi sequestri disposti della procura. La banca ha invece sempre sostenuto che quei fondi (circa 10 milioni) fossero soldi dello stesso istituto, slegati dal partito. 

L'esposto presentato a Milano

Nel corso delle indagini della Procura di Genova, è stato ascoltato nel giugno scorso, come persona informata sui fatti, l'ex consigliere della lista Maroni Presidente, Marco Tizzoni, il quale aveva presentato un esposto a Milano manifestando il sospetto che l'Associazione Maroni Presidente "fosse stata tenuta nascosta ai consiglieri dovendo servire quale soggetto occulto di intermediazione finanziaria in favore della Lega o di terzi". Stando a quanto si apprende dallo statuto pubblicato sul sito, l'associazione ha sede a Monza e il consiglio direttivo è composto da Andrea Cassani, Ennio Castiglioni e dall'ex sottosegretario Stefano Candiani. Il tesoriere è Federica Moro.

L'inchiesta

L'inchiesta genovese nasce da quella sui rimborsi elettorali che la Lega avrebbe ottenuto ai danni del Parlamento tra il 2008 e il 2010, falsificando rendiconti e bilanci. Il processo si è concluso lo scorso 6 agosto con una sentenza della Cassazione che ha dichiarato prescritti i reati per Umberto Bossi e per il tesoriere del partito Francesco Belsito ma ha confermato la confisca dei 49 milioni, che il partito sta restituendo allo Stato a rate.

Roberto Maroni: "Nessun ruolo nell'associazione"

Sulla vicenda è intervenuto, prendendo le distanze, l'ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. "In merito alle indagini che riguardano un'associazione che porta il mio nome (creata per le elezioni regionali del 2013) - è quanto dichiara Maroni -, preciso di non aver mai avuto in essa alcun ruolo gestionale né operativo. Sono tuttavia certo della correttezza della gestione da parte del presidente e dei consiglieri".  

Data ultima modifica 10 dicembre 2019 ore 19:52

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