Lombardia, per la Consulta la Regione ha limitato la libertà di culto

Lombardia

Con una sentenza depositata oggi la Corte costituzionale ha accolto le questioni sollevate dal Tar Lombardia e ha annullato due disposizioni in materia di localizzazione dei luoghi di culto

La Lombardia ha limitato irragionevolmente la libertà di culto. A stabilirlo è stata la Consulta tramite una sentenza relativa agli spazi per le moschee e altri luoghi religiosi, annullando due disposizioni in materia di localizzazione dei luoghi di culto. Secondo quanto sostiene la Corte, la libertà religiosa garantita dall'articolo 19 della Costituzione comprende anche la libertà di culto e, con essa, il diritto di disporre di spazi adeguati per poterla esercitare. Per questo motivo, il legislatore quando disciplina l'uso del territorio deve tener conto della necessità di dare risposta a questa esigenza e non può comunque ostacolare l'insediamento di attrezzature religiose.

La sentenza

La Corte costituzionale ha accolto le questioni sollevate dal Tar Lombardia e ha annullato due disposizioni in materia di localizzazione dei luoghi di culto introdotte nella disciplina urbanistica lombarda (legge 12/2005) dalla legge regionale della Lombardia n. 2 del 2015. La prima poneva come condizione per l'apertura di qualsiasi nuovo luogo di culto l'esistenza del piano per le attrezzature religiose (PAR). La Corte, riferisce l'ufficio stampa, "ha fatto riferimento al carattere assoluto della norma, che riguardava indistintamente tutte le nuove attrezzature religiose a prescindere dal loro impatto urbanistico, e al regime differenziato irragionevolmente riservato alle sole attrezzature religiose e non alle altre opere di urbanizzazione secondaria".
In base alla seconda disposizione, dichiarata incostituzionale, il PAR poteva essere adottato solo unitamente al piano di governo del territorio (PGT). Secondo la Corte, "questa necessaria contestualità e il carattere del tutto discrezionale del potere del Comune di procedere alla formazione del PGT rendevano assolutamente incerta e aleatoria la possibilità di realizzare nuovi luoghi di culto". Le norme censurate finivano così per "determinare una forte compressione della libertà religiosa senza che a ciò corrispondesse alcun reale interesse di buon governo del territorio".

Il commento di Salvini

"Reciprocità e rispetto delle nostre leggi e regole, per aprire moschee e altri luoghi di culto, chiediamo troppo? Non si sente certo il bisogno di un'altra Consulta islamica....", ha dichiarato il leader della Lega, Matteo Salvini, commentando la decisione della Consulta.

Le parole dell’avvocato dell’associazione islamica ticinese

Aldo Travi, avvocato di Busto Arsizio (in provincia di Varese) e professore all'università Cattolica di Milano, nonché legale dell'associazione islamica ticinese che si era rivolta al Tar contro la legge, ha commentato: “La sentenza è importante per l'integrazione e per l'affermazione del principio di libertà di culto. Si tratta di centinaia di persone immigrate in Italia svariati anni fa, in massima parte con cittadinanza italiana e che risiedono a Sesto Calende", paese in provincia di Varese. Questi soggetti riuniti in associazione, prosegue il professionista, dal 2006 "chiedevano a Comune di avere un luogo dove poter pregare sentendosi continuamente negare la richiesta. Nel 2013 il Tar ha dato loro ragione, annullando il piano di governo del territorio". Questo perché non comprendeva il Par, ossia piano dei luoghi di culto. Quando è stata avviata l'esecuzione della sentenza però, è entrata in vigore una nuova legge regionale.
Travi ha poi concluso: "Adesso speriamo che il Comune si adegui e finalmente ci sia la possibilità di far avere a queste persone un luogo dove pregare".

Il commento dell'assessore regionale Pietro Foroni

L’assessore regionale al Territorio e alla Protezione civile, Pietro Foroni, ha commentato: "La Corte Costituzionale ha sì abrogato due commi che riguardano l'iter amministrativo per i nuovi luoghi di culto e alcuni presupposti, ma la legge regionale della Lombardia per il resto rimane pienamente in vigore. Rispetto tutte le sentenze, ma non concordo assolutamente con le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale pubblicata oggi che 'cassa' due commi dell'art. 72 della legge urbanistica regionale sui luoghi di culto. La normativa rimane comunque in vigore a tutti gli effetti, così come rimane in vigore che i luoghi di culto dovranno avere specifica destinazione d'uso e dovranno rispettare i requisiti di possedere un determinato numero di parcheggi, servizi, collegamenti infrastrutturali. Ergo, i luoghi di culto oggi abusivi rimangono tali, e per i Comuni rimane intatto l'obbligo di intervenire".
Foroni ha poi chiosato: "Stiamo a ogni modo già studiando i correttivi normativi alla luce delle motivazioni della Corte Costituzionale. Non reputo sia irragionevole la legge regionale, ma la giungla di luoghi di culto abusivo mascherati da centri culturali".

Le dichiarazioni di Fontana

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha commentato su Facebook la sentenza della Consulta: “Non conosco nel dettaglio le motivazioni della Consulta sulla nostra legge, che studieremo a fondo, ma sono certo che la norma regionale intende contrastare chi non rispetta le regole e afferma e persegue i principi della sicurezza dei cittadini. Era giusto andare avanti, come avveniva in un paese in provincia di Cremona, con locali che di giorno erano macellerie islamiche e di notte moschee abusive? Secondo me, no!".

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