Processo Garavaglia, giudici: “Nessun contributo alla turbativa d'asta”

Lombardia

Il processo, che ha visto invece condannato l'ex vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani a cinque anni e sei mesi, riguardava una gara d’appalto truccata per il servizio di trasporto di persone dializzate del 2014 

Mancano "elementi adeguatamente dimostrativi per affermare che Massimo Garavaglia abbia dato un contributo anche solo nella forma della agevolazione alla turbativa" d'asta: sono queste le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 17 luglio, l’ex viceministro dell'Economia ed esponente della Lega, Massimo Garavaglia, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Il processo, che ha visto invece condannato l'ex vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani a cinque anni e sei mesi, riguardava una turbativa d'asta su una gara per il servizio di trasporto di persone dializzate del 2014, quando Garavaglia era assessore lombardo all'Economia.

Il commento dei legali

"Il tribunale - spiegano i legali di Garavaglia - dà atto che la sua versione dei fatti non è contraddetta da alcun elemento di causa e che non vi è stato alcun suo contributo né materiale né morale alla consumazione del reato contestato. L'impostazione difensiva è stata dunque ritenuta fondata".

Le parole dei giudici

I giudici della quarta penale di Milano scrivono inoltre che "difettano elementi per affermare una consapevolezza" dell’ex viceministro, difeso dai legali Jacopo e Gaia Pensa. Il collegio, presieduto dal giudice Giulia Turri, ha ritenuto che il processo non abbia consentito "di affermare con adeguata certezza che alla realizzazione del reato" Garavaglia "abbia fornito un contributo penalmente rilevante, anche in termini di rafforzamento del proposito criminoso o di facilitazione della sua attuazione". Nei confronti dell'ex sottosegretario del Carroccio, che rispondeva solo di uno dei 13 capi di imputazione al centro del processo, la procura aveva chiesto due anni.

Le motivazioni della sentenza a carico di Mario Mantovani

E' stato definito invece "spregiudicato" il comportamento tenuto da Mantovani nello "svolgimento degli incarichi pubblici in costante conflitto di interessi". Secondo i giudici, l'ex vicepresidente ha fatto "mercimonio dei doveri inerenti alla pubblica funzione" e più volte ha fatto "ricorso al sistema delle raccomandazioni", anche perseguendo "interessi privati di natura imprenditoriale mediante la strumentalizzazione dei poteri pubblici". Lo scrivono i giudici di Milano nelle oltre 350 pagine di motivazioni della sentenza a carico di 12 persone, specificando che a Mantovani, arrestato nel 2015 per corruzione, concussione e turbativa d'asta, non possono essere concesse attenuanti per la sua "mancanza di resipiscenza" e per le "rilevanti funzioni pubbliche" da lui "rivestite".

Le accuse

Secondo l'accusa, nel giugno 2014 Garavaglia, allora assessore, avrebbe dato assieme a Mantovani, ex assessore alla Sanità, "specifiche disposizioni" e "l'input iniziale" per "vanificare gli esiti del bando" di una gara da 11 milioni di euro indetta "in forma aggregata" da tre Asl per il servizio trasporto dializzati. In particolare, secondo l'accusa, l'origine del "comportamento illecito di Giorgio Scivoletto", ex dg della Asl Milano 1 che si attivò per "boicottare" la gara a cui non aveva potuto partecipare la Croce Azzurra Ticinia Onlus, "risale alla telefonata tra i due assessori" del 1 marzo 2014. Per i giudici, invece, manca la prova della "consapevolezza" di Garavaglia sul fatto che il "sostegno di Croce Azzurra Ticinia avesse assunto o, anche, potesse assumere la forma della interferenza/alterazione della procedura aperta". 

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