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Treno deragliato a Pioltello: indagato l'ex direttore dell'Ansf

I titoli delle 13 di Sky TG24 del 10/10

1' di lettura

L'ex dirigente dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie risulta indagato nell'inchiesta sull'incidente ferroviario, avvenuto il 25 gennaio 2018, in cui sono morte tre persone e altre 50 sono rimaste ferite

Amedeo Garuglio, ex direttore dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, risulta indagato nell'indagine sull'incidente ferroviario avvenuto a Pioltello il 25 gennaio 2018 (LE FOTO DALL'ALTO), in cui sono morte tre persone (CHI ERANO LE VITTIME) e altre 50 sono rimaste ferite. Gargiulo è stato sostituito nel luglio del 2018. Fra gli indagati per disastro ferroviario colposo e altri reati figura anche il suo vice all'epoca dei fatti, nonché caposettore. Secondo le accuse della procura, l'Ansf, organismo indipendente, non avrebbe effettuato alcun controllo nella tratta. (LE IMMAGINI DELLA TRAGEDIA)

L'inchiesta

L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, nei prossimi giorni verrà chiusa con l'avviso di conclusione indagini alle parti e col deposito degli atti. Nel fascicolo, con al centro i reati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, sono indagati anche due manager e sette persone tra dipendenti e tecnici di Rfi, Rete ferroviaria italiana, e due manager di Trenord.

La relazione dei consulenti tecnici

Secondo la relazione finale dei consulenti tecnici nominati dai pm, depositata a marzo, il disastro ferroviario è stato causato dallo "spezzone di rotaia" di 23 centimetri che "si è fratturato", nel cosiddetto 'punto zero', per "un danneggiamento ciclico irreversibile generato da condizioni di insufficiente manutenzione". E "l'assenza dei controlli US (ultrasonori)" non ha consentito di monitorare la "progressione irreversibile del danneggiamento del giunto" in cattive condizioni, anzi ci sono stati "ritardi" nella "sostituzione" proprio di quest'ultimo. La causa del deragliamento, infatti, fu "la sopraelevazione della ruota destra" del terzo vagone del convoglio dovuta alla "interposizione dello spezzone di rotaia", quello da 23 centimetri che si staccò, "tra il binario di corsa e la ruota stessa". E la mancata "istruzione delle richieste di sostituzione" del giunto nel 'punto zero' - il cui problema era noto da almeno 11 mesi - "secondo quanto le procedure Rfi imponevano" e i "ritardi nella programmazione delle attività di sostituzione" ha permesso "all'irreversibile ammaloramento del giunto di procedere fino al cedimento finale". Per tamponare il problema, venne soltanto piazzata una tavoletta di legno sotto il giunto per evitare che la rotaia sbattesse contro la massicciata.

La dinamica dell’incidente

Il treno 10452 di Trenord, operativo solo nei giorni lavorativi, era partito da Cremona verso le 5.30 e sarebbe dovuto arrivare a Milano alle 7.24, dopo aver percorso le linee Treviglio-Cremona e Milano-Venezia (gestite da Rfi). Il giorno della tragedia, il convoglio trasportava circa 350 passeggeri, la maggior parte pendolari diretti nel capoluogo. Alle ore 6.57, subito dopo aver superato la stazione di Pioltello-Limito, il treno viaggiava a circa 140 km/h quando tre vagoni uscirono dai binari fino a quando uno si schiantò contro due pali della linea elettrica.

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