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Vimercate, donna morta per trasfusione di sangue errata per omonimia: aperto fascicolo

Trasfusione sbagliata, come funziona la procedura in Italia

2' di lettura

La vittima di questa tragica fatalità è Angela Crippa, 84enne brianzola. Era stata operata per stabilizzare una frattura al femore. Nello stesso reparto c’era un’altra paziente, con lo stesso cognome e sottoposta allo stesso intervento chirurgico 

La Procura di Monza ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti dopo la morte di Angela Crippa, l’84enne brianzola vittima di una trasfusione di sangue errata, dovuta a un caso di omonimia. L’episodio è accaduto venerdì scorso, 13 settembre, all'ospedale di Vimercate. Due giorni prima, la donna era stata operata per stabilizzare una frattura al femore ma il caso ha voluto che nello stesso reparto ci fosse un’altra paziente, con lo stesso cognome e sottoposta allo stesso intervento chirurgico. A entrambe era stato prelevato del sangue da utilizzare in caso di necessità durante il decorso post operatorio, sangue che si è reso necessaria per l’84enne, debole e deficitaria di plasma. Ma ciò che avrebbe dovuto donarle nuova linfa vitale, invece, l’ha uccisa. In seguito alla trasfusione, le condizioni dell'anziana hanno iniziato a peggiorare rapidamente: il sistema immunitario della donna ha reagito al plasma errato "divorandolo", come spiegano dalla dirigenza ospedaliera, e portando l'84enne alla morte dopo due giorni di terapia intensiva.

Le indagini

La Procura ha avviato le indagini al fine di identificare coloro che materialmente si sono occupati della trasfusione del 'plasma letale'. L'autorità giudiziaria ha disposto l'autopsia sul cadavere della donna. A seguito dell'episodio, anche l'ospedale ha confermato di aver dato avvio a un'indagine interna per ricostruire la catena di controllo e individuare eventuali responsabilità. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha inviato gli ispettori del Centro Nazionale Sangue per seguire il caso.

Incidenza rara, ma il rischio non è zero

Episodi simili sono "rarissimi, se ne verifica circa uno ogni 3 milioni di sacche di sangue trasfuse", spiega il direttore del Centro Nazionale Sangue (Cns), Giancarlo Maria Liumbruno. "L'incidenza di decessi associati a trasfusioni in Italia è rarissima, ma il rischio non è zero", aggiunge. L'ultimo caso simile si era verificato a Genova lo scorso anno e in quell'occasione si trattava di uno scambio di sacche contenenti cellule per un trapianto di midollo. "Quando si verificano casi simili le procedure prevedono una serie di controlli incrociati per analizzare le cause e prevenirne il ripetersi. Non serve colpevolizzare nessuno - conclude - ma capire per migliorare le procedure laddove migliorabili".

Data ultima modifica 17 settembre 2019 ore 13:56

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