Donna uccisa a Milano: quattro giorni prima attivò codice rosso

Lombardia
La polizia in via San Giacomo (ANSA)

La donna era stata sentita dalla polizia giudiziaria e le era stato consigliato di cambiare casa. Lei aveva acconsentito dicendo che sarebbe andata dalla figlia, ma poi non si era trasferita. Il marito, accusato di omicidio, sarà ascoltato domani dal gip

Aveva attivato il codice rosso quattro giorni prima di essere uccisa. Adriana Signorelli, la donna accoltellata in casa sua a Milano nella notte tra il 31 agosto e l'1 settembre. Il 27 agosto aveva denunciato l'ennesima aggressione da parte del marito, Aurelio Galluccio, fermato ieri per omicidio e per aver cercato di investire gli agenti intervenuti. La donna era stata sentita dalla polizia giudiziaria e le era stato consigliato di cambiare casa. Lei aveva acconsentito dicendo che sarebbe andata dalla figlia per qualche giorno, ma poi non si era trasferita.

L'aggressione del 27 agosto

Quattro giorni prima di essere uccisa la donna aveva allertato le forze dell'ordine facendo scattare la procedura del 'codice rosso'. Quella sera era uscita a cena con il marito dal quale si stava separando. Dopo di che, come è stato riferito, lui era riuscito a salire in casa da lei. Qui sotto i fumi dell'alcool mischiato con psicofarmaci di cui, risulta dalle indagini, in questo periodo lui avrebbe abusato, ha cominciato a inveire contro la moglie accusandola di averlo fatto finire in galera dicendo cose false. Lei, spaventata, è quindi riuscita a chiudersi in bagno e poi, dopo che l'uomo ha sfondato la porta, ha tentato di calmarlo e approfittando di un momento di distrazione di lui, è riuscita a scappare. L'episodio è stato raccontato all'alba del 28 agosto alla polizia giudiziaria, la quale ha raccolto la denuncia e ha anche consigliato alla donna di allontanarsi da casa.

Cosa prevede il codice rosso

Tra i punti principali della nuova legge, entrata in vigore il 9 agosto, oltre all'aumento delle pene è previsto l'obbligo per la polizia giudiziaria di comunicare al magistrato, il pm di turno, le notizie di reato di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate avvenute in famiglia o tra conviventi. E le vittime, secondo le nuove norme, devono essere sentite dal pm entro tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato. Già nei giorni scorsi, si era saputo che gli uffici della Procura milanese e, in particolare, quelli dei pm di turno sono stati sommersi da molte segnalazioni di presunti abusi, violenze o atti persecutori, giorno dopo giorno.

Procuratore Greco: "Codice rosso è un problema a livello pratico"

"Qua nessuno vuole contestare il codice rosso - spiega il procuratore di Milano, Francesco Greco -, dico che sta diventando un problema a livello pratico, il problema è come gestirlo, già ora ci sono 30 allarmi al giorno e ciò ci impedisce di estrapolare i casi più gravi, anche perché tutti i casi per legge devono essere trattati con urgenza. Il fine del codice rosso è anche creare alcune salvaguardie immediate, come quella di andare via di casa - ha aggiunto Greco - . Però è illusorio pensare che si possano risolvere vicende come questa con la galera e basta, perché questo è stato fatto. Ci sono casi in cui ci si sente impotenti rispetto alla pazzia umana. Bisognerebbe anche lavorare sulle donne e sul contesto familiare". Sulla vicenda di Adriana Signorelli, il procuratore aggiunto di Milano, Letizia Mannella, che coordina il pool fasce deboli, ha affermato: "Non ottemperare alla promessa di andare via di casa le è stato purtroppo fatale". Greco ha chiarito che già nel 2018 la Procura milanese ha gestito "5395 procedimenti per reati da codice rosso", quando non era ancora in vigore, ossia "2121 per maltrattamenti, 1151 per stalking, 574 per violenza sessuale e 34 per violenze su minori. Se quest'anno si ripetessero quei numeri - ha aggiunto il procuratore - avremmo, come l'anno scorso, 15 'codici rossi' al giorno, ma già ora si viaggia sui 30 allarmi al giorno". Mannella ha spiegato che anche la carenza "drammatica" negli organici della Procura, ossia l'assenza di cancellieri e personale amministrativo, crea diversi problemi di gestione, perché i pm hanno tre giorni per sentire la presunta vittima di violenze e iscrivere il fascicolo.

Il fermo del marito

L'1 settembre Galluccio è stato fermato con l'accusa di omicidio aggravato della moglie, trovata la notte prima senza vita e con ferite da arma da taglio nella sua abitazione di via san Giacomo alla periferia di Milano. L'uomo, con precedenti per reati contro la persona, era già stato arrestato per aver cercato di investire con l'auto, una Citroen C3, gli agenti della Questura intervenuti sul posto. Il fermo è stato disposto dal pm Monia Di Marco dopo le indagini degli agenti della Squadra Mobile.

Domani l'interrogatorio davanti al gip

Galluccio sarà ascoltato dal gip di Milano, Maria Vicidomini, domani mattina, 3 settembre. La Procura di Milano ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere. Oltre a essere accusato di omicidio, l'uomo deve rispondere anche di tentato omicidio per aver cercato di investire gli agenti della Volante. L'interrogatorio potrà fare, forse, più chiarezza nella vicenda. Ancora non è chiara la dinamica dei fatti, né l'ora della morte di Adriana Signorelli. L’uomo non è ancora stato formalmente interrogato. Agli agenti, che hanno tentato di raccogliere le prime informazioni in presenza del suo avvocato d'ufficio, Galluccio avrebbe dato risposte poco chiare e incoerenti.

I precedenti

Da quanto hanno spiegato Greco e Mannella, Galluccio quattro anni fa era stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e violenza poi, nel 2015 processato e l'anno successivo condannato. Nel 2017 poi era stato denunciato a piede libero per gli stessi reati e nel 2018 riarrestato e condannato a un anno e quattro mesi per maltrattamenti per aver incendiato la porta di casa della donna e aver cercato di sfregiarla rovesciandole addosso una tanica contenente benzina e candeggina. Per questa vicenda il Tribunale aveva disposto l'attenuazione della misura cautelare dell'arresto in obbligo di firma. Questa'anno, durante il processo in appello, la Procura generale aveva chiesto, senza ottenerlo, l'aggravio della misura cautelare.

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