Milano, scontri primo maggio 2015: prosciolti cinque ‘no Expo’ greci

Lombardia
Foto di archivio (ANSA)

Gli anarchici erano accusati di devastazione. Mai estradati, sono stati già condannati nel loro Paese per gli stessi fatti per reati minori 

Sono stati prosciolti cinque anarchici greci accusati di devastazione per gli scontri ‘no Expo’ (IL VIDEO), le cui immagini fecero il giro del mondo, avvenuti il primo maggio 2015 a Milano, nel giorno dell’inaugurazione dell’esposizione. A deciderlo è stato il tribunale del capoluogo lombardo, che ha accolto la richiesta degli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini, a cui si è associato il PM Piero Basilone. I cinque, infatti, mai estradati, sono stati già condannati nel loro Paese per gli stessi fatti per reati 'minori'.

La condanna nel 2018 in Grecia

Per i cinque anarchici greci, nell'autunno 2015, era stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa principale di devastazione (punita con pene fino a 15 anni), ma la Grecia aveva detto no all'estradizione in Italia sostenendo che la "responsabilità collettiva non è riconosciuta nel diritto penale greco che contempla solo la responsabilità individuale" e che nel codice penale greco non esiste il reato di "devastazione e saccheggio". Nel marzo 2018, i cinque greci sono stati condannati in patria per i fatti del primo maggio, a pene fino a due anni e cinque mesi, ma per reati 'minori', simili alla resistenza a pubblico ufficiale, e sono rimasti liberi (la sentenza è diventata definitiva nel novembre scorso).

Il principio del ‘ne bis in idem’

Da qui la richiesta dei difensori di applicare il principio del 'ne bis in idem', ossia l'impossibilità di giudicare due volte un imputato per gli stessi fatti, e la sentenza di stamani per "non doversi procedere" della decima sezione penale (presidente del collegio Antonella Bertoja) nel processo in cui erano parti civili, per chiedere i danni, il Comune di Milano e il ministero degli Interni. Per un sesto imputato italiano, Marco Re Cecconi, i giudici hanno accolto la richiesta degli avvocati di nullità dell'avviso di chiusura indagini con gli atti che tornano alla Procura e a quella fase, perché venne dichiarato "irreperibile" anche se i suoi genitori avevano comunicato nell'autunno 2015 che era in Francia, a Tolosa, a studiare musica.

Inchiesta archiviata per 45 antagonisti

Lo scorso anno, era già stata archiviata l'inchiesta che vedeva indagati 45 giovani antagonisti e anarchici perché gli inquirenti erano giunti alla conclusione che quei giovani non avrebbero fatto parte di quel "blocco nero" che mise a ferro e fuoco il centro di Milano. I quattro giovani che erano finiti in carcere nell'autunno 2015 sono stati condannati in passato a pene comprese tra gli otto mesi e i due anni e quattro mesi. È caduta l'accusa principale di devastazione e incendio.

PM: “Greci assolti erano i devastatori”

I cinque anarchici greci, oggi prosciolti, secondo i magistrati milanesi, sarebbero stati tra i più attivi nelle devastazioni nel centro di Milano durante il corteo 'no Expo' del primo maggio 2015. Tra gli imputati del processo 'cancellato' c'era anche Alexandros Kouros che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato uno dei più attivi nel "blocco nero" di circa 300 persone e con un "martello" avrebbe spaccato "il cordolo di un marciapiede" per ricavarne "pezzi contundenti" passati "a un altro manifestante". Con lo stesso martello avrebbe sfondato il vetro di un'auto e la vetrina di una banca. Nelle motivazioni di una sentenza a carico di arrestati italiani, il Gup Roberta Nunnari scriveva che gli "identificati coindagati di nazionalità greca di matrice anarchica rimasti estranei al presente processo" avevano "partecipato attivamente alla devastazione".

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