Teatro alla Scala, Sala: "Sauditi? Se cda non è compatto non si fa"

Lombardia
Immagine d'archivio (Getty Images)

Il sindaco di Milano torna a parlare del possibile ingresso saudita nel consiglio di amministrazione del Teatro. Pereira ribadisce invece di aver già messo al corrente il primo cittadino

Se il consiglio di amministrazione "è compatto, queste operazioni si fanno. Se non lo è, non si fanno". Con queste parole il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, torna a parlare del possibile ingresso dell'Arabia Saudita nel consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala, a Milano, in cambio dell'erogazione di 15 milioni in 5 anni e l'istituzione di un conservatorio per i bambini in Arabia Saudita, che porterebbe all'Accademia altri 7 milioni. Ingresso che ha suscitato polemiche per la scarsa attenzione del paese mediorientale ai diritti umani.

Sala: "Non ne ero al corrente"

"È una cosa di cui non ero assolutamente al corrente", dice il primo cittadino del capoluogo lombardo, smentendo di essere stato informato prima dal sovrintendente Alexander Pereira. "Aspettiamo il cda del 18 marzo. In questo momento io predico il silenzio e non posso non praticarlo", continua il sindaco, presidente della Fondazione Teatro alla Scala. "Quindi sto zitto fino al 18 e poi vedremo quello che succede". Proprio oggi, giovedì 7 marzo, Sala aveva invitato i membri del cda (di cui fa parte anche Pereira) al silenzio stampa fino alla prossima riunione. "Ora è chiaro: ogni parola in più contribuirà al fatto che il cda non sarà compatto. La cosa non è semplice. Non so come finirà, né voglio dare per scontato qualcosa prima", conclude il primo cittadino. 

Pereira: suggerimento da ex direttore della Padania

Pereira ha invece ribadito la bontà del progetto di collaborazione con l'Arabia Saudita. In un'intervista a La Stampa, il manager austriaco ha ammesso che nello stato mediorientale ci sono questioni legate ai diritti umani, ma "finché non cominceremo a fare concretamente qualcosa per cambiare la situazione, la situazione non cambierà mai". E "che 400 bambini di entrambi i sessi ricevano un'educazione musicale - ha aggiunto - mi sembra una buona cosa". Secondo Pereira, a parlare per primo di un possibile interessamento da parte della Aramco, la società petrolifera araba, che ora vorrebbe entrare nel cda, sarebbe stato l'ex direttore della Padania, Max Ferrari, il quale però ha smentito.
"Pereira è un uomo adulto che, però, non si vuole prendere onori e oneri delle proprie azioni. Personalmente - si legge su Facebook - non trovo scandaloso che i sauditi diano finanziamenti trasparenti alla Scala (così come investono e comprano da tantissime nostre imprese importantissime e ci vendono petrolio, e nessuno si scandalizza...) ma questa semplicemente non è una mia idea, così come mai mi sarebbe venuto in mente di proporre la balzana idea di mettere un ministro saudita nel cda. È tutta farina del sacco di Pereira e di chi ha seguito con lui quella trattativa".

Anche Fontana all'oscuro di tutto

"Non mi sorprende che il sindaco Sala non ne sapesse niente, perché anche io non so niente", è sbottato il presidente della Lombardia Attilio Fontana, di cui Ferrari è stato consulente in passato. Venerdì pomeriggio, il presidente della regione Lombardia incontrerà Pereira, su richiesta del sovrintendente, e, a breve, si vedranno anche il sindaco Sala e il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, che ha interessato del caso la Farnesina e l'ambasciata italiana perché la questione è delicata e "va monitorata e va accompagnata nella giusta direzione".

Lega presenta mozione di sfiducia

Nel frattempo, la Lega ha deciso di presentare una mozione in Consiglio comunale, "per chiedere il benservito ad Alexander Pereira e un'interrogazione parlamentare per conoscere i risvolti legati all'operazione". Pereira "ha deciso autonomamente di intraprendere un pericoloso percorso di svendita del più importante teatro mondiale", ha scritto in una nota il capogruppo della Lega a Palazzo Marino, Alessandro Morelli. "Chi promuove progetti culturali internazionali per la Scala fa un bene al teatro e alla città di Milano, chi invece intende mettere sul mercato la nostra eccellenza è un mercante che non merita di rappresentare la nostra meraviglia in Italia e all'estero". "Il sovrintendente si è ritrovato con i riflettori accesi mentre cercava di fare un'operazione inaccettabile", ha concluso la Lega. "Il sindaco Sala, che chiede silenzio, dovrebbe invece urlare alla città e al mondo il licenziamento in tronco di Pereira".

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