Omicidio Rozzano, Gip: c'è stata premeditazione, carcere per killer

Lombardia
Foto di Archivio (Agenzia Fotogramma)

Il giudice per le indagini premiliminari ha emesso l'ordinanza di custodia in carcere per omicidio aggravato dalla premeditazione. Secondo il Gip inoltre sussiste il rischio di reiterazione del reato, fuga e inquinamento probatorio

Secondo il Gip, Elisabetta Meyer, c'è stata "premeditazione" nell'omicidio del 63enne, indagato dalla Procura di Milano per presunti abusi sulla nipotina, ucciso a colpi di pistola lunedì scorso a Rozzano, periferia sud di Milano. Il giudice per le indagini preliminari ha così convalidato i fermi del killer reo confesso, padre della piccola e genero della vittima, e del presunto complice che era alla guida dello scooter. Il Gip ha emesso l'ordinanza di custodia in carcere per omicidio aggravato dalla premeditazione, come chiesto dal PM, Monia Di Marco, e dall'aggiunto, Letizia Mannella. Secondo il Gip, inoltre, sussiste il pericolo di reiterazione del reato e quello di fuga e di inquinamento probatorio. L'arma utilizzata non è ancora stata ritrovata e malgrado investigatori e inquirenti abbiano chiesto a più riprese al killer dove l'abbia nascosta, l'uomo non ha voluto fornire, al momento, elementi per permettere ai carabinieri di recuperarla.

Gli interrogatori

Il killer, sia nell'interrogatorio davanti al Pm e ai carabinieri, che nell'interrogatorio di giovedì 28 febbraio davanti al Gip, ha cercato di negare che si trattasse di un delitto programmato e anche di liberare dalle responsabilità il suo amico di 27 anni, alla guida dello scooter su cui i due viaggiavano, sostenendo che non fosse a conoscenza di quello che lui avrebbe fatto in quel parchetto vicino al supermercato. Il 35enne, difeso dal legale Lucio Antonio Abbondanza, pur confessando l'omicidio, ha parlato di una reazione "istintiva", d'impeto e di "vendetta", causata da un "blackout mentale" e non di un'azione già decisa e preordinata. Il giudice, invece, come richiesto dalla Procura, ha confermato l'aggravante della premeditazione per entrambi i fermati.

Dai presunti abusi all'omicidio

Soltanto due ore prima del delitto, a Palazzo di Giustizia a Milano ,si era concluso un incidente probatorio nel quale la bimba aveva raccontato degli abusi che avrebbe subito dal nonno. Da quell'incidente probatorio, davanti al Gip Teresa De Pascale, a cui era presente anche la madre della piccola, figlia del 63enne ucciso, era arrivata la conferma dei racconti già resi dalla bambina alla polizia in un'audizione protetta. Poco dopo il nonno è stato ucciso e, proprio su questa vicinanza temporale, sono ancora in corso approfondimenti. Gli inquirenti, allo stesso tempo, stanno anche vagliando l'ipotesi che il 63enne possa essere stato attirato in una trappola, organizzata proprio per portare a termine la vendetta, ed essere stato, dunque, invitato appositamente a tornare da Napoli, dove si era trasferito, a Rozzano dove era giunto solo pochi giorni prima di essere ucciso.

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