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Truffa su diamanti, Vasco Rossi raggirato: proposti come investimento

6' di lettura

È quanto emerge dagli atti dell'inchiesta della Procura di Milano, che ha portato la guardia di finanza a un sequestro preventivo da oltre 700 milioni per una presunta truffa sui diamanti

Sarebbe stato Banco Bpm a proporre a Vasco Rossi l'acquisto dei diamanti, che avrebbe pagato con tre bonifici il 20 luglio 2009, il 22 marzo 2010 e il 14 ottobre 2011, rispettivamente 1,043 milioni di euro, 520mila euro e poco più di un milione. I preziosi sarebbero stati acquistati attraverso la società Idb. Secondo le accuse la società Intermarket Diamond Business spa, che si occupava di vendere i diamanti, avrebbe fatto "una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit", nonostante "negli accordi si prevedesse espressamente" che nessun dipendente della banca potesse riceverli. Tra le banche coinvolte anche Mps, la cui presidente ha dichiarato che la banca è "già partita da mesi con il rimborso".

La replica di Banco Bpm

Banco Bpm, oggetto di sequestro preventivo per circa 84,6 milioni, fa sapere in una nota che le indagini "si riferiscono all'attività di segnalazione a IDB della clientela interessata all'acquisto di diamanti nel periodo che va dal 2003 al 2016 e dunque prima della data della fusione tra Banco Popolare e Bpm". L'istituto guidato da Giuseppe Castagna, così come comunicato in occasione dei risultati di fine anno, in concomitanza con il fallimento di IDB (dichiarato dal Tribunale di Milano il 10 gennaio) ha deliberato "adeguati accantonamenti nel bilancio 2018 necessari a presidiare i rischi potenziali connessi alle vertenze e alle conseguenze di tale accadimento a tutela dei propri clienti, con i quali la banca già da mesi ha in corso la definizione di numerosi casi molti dei quali già risolti". Banco Bpm ricorda che le "indagini riguardano anche alcuni manager o ex manager del gruppo, tra cui il Direttore Generale della Banca, e lo stesso istituto per illecito amministrativo". Inoltre l'istituto sottolinea che "sin dall'avvio del procedimento" la banca, "confidando pienamente nell'operato delle autorità inquirenti, ha collaborato con la magistratura nello svolgimento delle indagini, fornendo fattivo supporto nell'individuazione degli elementi necessari per fare luce sugli eventi inerenti le vendite di Idb ai propri clienti".

Le testimonianze degli investitori truffati

I clienti raggirati sarebbero stati indotti "in errore" con il "contributo determinante dei consulenti finanziari o dei direttori delle filiali" di cui "da anni" si fidavano. E' quanto emerge negli atti dell'inchiesta della Procura di Milano: i clienti hanno spiegato che erano i dipendenti degli istituti bancari a proporre loro "di acquistare i diamanti, fornendo una serie di informazione false", chiariscono gli inquirenti, "e fuorvianti sulla natura e sulle caratteristiche dell'investimento". L'acquisto dei diamanti "veniva proposto, a volte in modo insistente, occupandosi il bancario in prima persona" delle trattative. In alcuni casi, poi, è emerso che "sono stati i funzionari delle banche a contattare direttamente" i clienti per "indurli a investire" nelle pietre preziose, anche spingendoli a spostare fondi da investimenti già in corso.

Gli atti dell'inchiesta

Questo è quanto emerge dagli atti dell'inchiesta della Procura di Milano che ieri, martedì 19 febbraio, ha portato la guardia di finanza a un sequestro preventivo, anche a carico di cinque banche, da oltre 700 milioni per una presunta truffa sui diamanti. Le due società che vendevano i diamanti, Idb e Dpi, si legge negli atti, si erano "di fatto spartite le banche": Banco Bpm e Unicredit "collaboravano" con Idb, Intesa e Mps con Dpi. 

Le intercettazioni

"Il diamante non deve essere proposto come gioiello ma come investimento". Così parlava, intercettato nel maggio del 2017, un dirigente del Banco Bpm al telefono con un collega. "Fare l'investimento, non venderlo come gioiello, rendimento atteso, c....!", diceva nella stessa telefonata l'altro dirigente dell'istituto. Negli atti si parla, tra l'altro, di "due circolari" del 2003-2004 della Banca Popolare di Verona e Novara (poi Banco Popolare, che si è fuso con Bpm) e di Banca Aletti, anche lei indagata come ente, "recanti l'esplicita direttiva ai dipendenti di proporre i diamanti non come gioielli ma come investimento", presentandoli come un "prodotto redditizio" in quanto "sicuro, da oltre vent'anni non conosce ribassi" con "plusvalenze medie annuali di 7-8 punti percentuali". Un dirigente di Banco Bpm, si legge sempre negli atti, aveva definito "allucinante" il contenuto di quelle circolari. Nel decreto di sequestro, inoltre, viene evidenziato "il ruolo spiccato" di "diversi dirigenti Bpm" nelle presunte truffe e "il consapevole coinvolgimento del management".

Regali 'archeologici' ai vertici di Banco Bpm e Unicredit

Secondo quanto si legge nel decreto di sequestro preventivo la società Intermarket Diamond Business spa che vendeva i diamanti avrebbe fatto "una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit", nonostante "negli accordi si prevedesse espressamente" che nessun dipendente della banca potesse riceverli. E in particolare il dg del Banco Bpm, Maurizio Faroni, avrebbe ricevuto anche "regali archeologici", ossia "oggetti di archeologia". Gli investigatori hanno quantificato in circa 99 mila euro i regali che "la società ha fatto ai vertici delle banche", compresi anche "soggiorni presso strutture alberghiere". Sono stati trovati file chiamati 'lista regali natale' e 'regali archeologici 2016' con accanto i nomi dei destinatari. La società avrebbe erogato, si legge negli atti, anche "voucher regalo" del valore di 845-950 euro "cadauno". Nel decreto si legge ancora che "le commissioni connesse alla vendita dei diamanti da investimento da parte del Banco Bpm, in ragione dei vari accordi di collaborazione sottoscritti con Idb" sono passate dal 5% del 1984 al 24,5% del 2016.

Bariatti, Mps: "Siamo partiti da mesi con rimborsi del 100%"

"Noi ci siamo difesi davanti all'Antitrust - spiega a margine dell'esecutivo dell'Abi il presidente di Mps, Stefania Bariatti - siamo stati sanzionati e non abbiamo impugnato la decisione dell'autorità. Adesso stiamo leggendo le carte, siamo già partiti da mesi con il rimborso anche se forse la stampa non se n'è accorta e nemmeno qualche associazione di consumatori, rimborsando al 100% i consumatori. Continuiamo in questo rimborso. Leggiamo le carte e vediamo cosa ci viene notificato", conclude Bariatti.

PM: "Clienti compravano cassette di sicurezza per conservare i diamanti"

Le cinque banche indagate, Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti, erano "incentivate" nel proporre i preziosi "dalle alte provvigioni che le due società", Idb e Dpi, "riconoscevano loro", ma anche dalla "fidelizzazione" dei clienti "che spesso compravano le cassette di sicurezza per conservare in deposito i diamanti". A scriverlo è il pm Grazia Colacicco nella richiesta di sequestro, riportata nel decreto firmato dal gip Natalia Imarisio. I clienti erano costretti a comprare anche cassette di sicurezza perché "si trattava di pietre il cui godimento di fatto non era possibile, giacché venivano vendute in blister con certificati di garanzia". E "una volta aperte - si legge negli atti - ad esempio per farle incastonare, perdevano il loro valore nominale e non potevano più essere rivendute attraverso il circuito bancario". Le banche ci guadagnavano, secondo le accuse, anche per i "benefit personali riconosciuti ai dirigenti più alti" in relazione alle vendite che andavano a buon fine. Dagli atti, inoltre, emerge anche che "l'effettivo valore delle pietre truffaldinamente vendute" si aggirava "tra il 30 e il 50% del prezzo pagato" dai clienti e "in taluni casi" era "solo il 20%".

Data ultima modifica 20 febbraio 2019 ore 17:12

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