Turismo di lusso, torna il consulente di viaggio

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Chi spende di più ha smesso di prenotare da solo: si rafforza la figura del travel advisor. In Italia raccontiamo l'esperienza di Mattia Ferro

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Gli alberghi italiani a cinque stelle hanno superato i nove miliardi di euro di ricavi. Dal 2008 il comparto cresce a un ritmo medio del 9,2% l'anno, quasi il doppio rispetto al resto dell'hotellerie , fermo al 5,2%. E la corsa non si arresta: secondo l'Istat, nel primo trimestre del 2026 gli arrivi sono aumentati di un ulteriore 4,2%. Il turismo di lusso, insomma, continua a prosperare. Ma è cambiato profondamente il modo in cui viene acquistato. Dopo quindici anni dominati da piattaforme e recensioni online, sempre meno viaggiatori con un'elevata capacità di spesa concludono autonomamente la prenotazione sul web. Cercano informazioni, confrontano le offerte, leggono decine di recensioni. Poi, però, fanno una cosa che sembrava appartenere al passato: prendono il telefono e chiedono consiglio. Anche il mercato sembra raccontare questa tendenza. L'Osservatorio Astoi prevede per l'estate 2026 un calo del 5% dei viaggi organizzati tradizionali. A perdere terreno è il pacchetto standardizzato, venduto "chiavi in mano". Non diminuisce, invece, il desiderio di costruire un viaggio su misura con l'aiuto di un professionista. C'è poi un elemento che le statistiche non riescono a misurare: la delusione. Perché spendere migliaia di euro e tornare a casa senza un ricordo davvero memorabile è un'esperienza più comune di quanto si immagini. La suite è perfetta, il servizio impeccabile, ma manca qualcosa. Manca quell'esperienza capace di trasformare un soggiorno in una storia da raccontare.

 

 

È nato un nuovo mestiere

Si chiama travel advisor. Nei grandi circuiti internazionali questa figura è ormai consolidata. Il riferimento mondiale è Virtuoso, il network che riunisce oltre ventimila consulenti di viaggio specializzati nel segmento luxury. Entrarvi non è semplice: si accede soltanto attraverso agenzie che abbiano dimostrato elevati standard di fatturato, professionalità e qualità del servizio. In Italia, sta emergendo una nuova generazione di professionisti. Tra questi, i più interessanti sono forse coloro che conoscono il lusso non soltanto perché lo vendono, ma perché lo hanno costruito. Mattia Ferro, veneziano, appartiene a questa categoria. Riconosciuto come innovatore del turismo di lusso, racconta nel suo blog esperienze e riflessioni maturate nel settore: «Finché non ho dovuto costruire un albergo», racconta, «di un hotel vedevo soltanto metà delle cose».

Nel 2018 ha inaugurato il Luxury Camp at Union Lido, a Cavallino-Treporti: venti suite mobili inserite all'interno di un campeggio cinque stelle, a meno di mezz'ora di barca da Piazza San Marco. La stampa specializzata lo ha definito un innovatore del turismo italiano di alta gamma, attribuendogli il merito di aver creato un modello capace di fondere il glamping con l'alta hôtellerie.

In effetti, non si tratta semplicemente di tende di lusso. In appena trentaquattro metri quadrati trovano spazio tutti gli elementi distintivi di un grande hotel: concierge dedicato, room service, standard elevatissimi nella formazione del personale e una cura quasi maniacale dei dettagli. «L'idea», spiega Ferro, «è unire il contatto con la natura ai servizi dell'ospitalità di alta gamma, creando un viaggio che lasci davvero il segno. Comfort, attenzione ai dettagli e una sincera cultura dell'accoglienza. Alla fine non vince chi sorprende, ma chi riesce a non deludere.» Ed è forse questa la sfida più grande del turismo di lusso contemporaneo: non limitarsi a offrire servizi impeccabili, ma costruire ricordi destinati a durare. E, fortunatamente, l'Italia continua a essere uno dei luoghi in cui questa promessa può ancora essere mantenuta

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