Nanbanjin, nei quaderni di Pedrosa e Matsumoto l’assaggio di un felice incontro di culture
LifestyleI due volumi spillati arrivano ad anticipare il libro in uscita in autunno. La storia di Fernando, marinaio portoghese naufragato in Giappone per essere soccorso e accolto in un villaggio di pescatori che racconta il confronto tra due culture distanti
I nanbajin, barbari del sud, erano nel Giappone del XVI secolo i portoghesi che venivano dalle colonie del Sud Est asiatico. Fernando è uno di loro, determinato a viaggiare e scoprire nuovi mondi, incapace di fermarsi e tornare a casa, decide di proseguire verso Est e naufraga su una spiaggia giapponese, dove viene soccorso e accolto in un villaggio di pescatori. La sua storia viene raccontata in Nanbanjin, fumetto a quattro mani e dalla struttura decisamente peculiare firmato da Cyril Pedrosa e Taiyo Matsumoto, pubblicato in Italia da J-Pop e in arrivo il prossimo autunno in un volume unico di oltre 500 pagine, ma già anticipato dall’uscita in questo mese dei quaderni: due albi spillati di grandi dimensioni in vendita al prezzo di 24 euro ciascuno.
Un’operazione particolare
Nanbanjin celebra l’incontro/scontro tra due mondi culturalmente distanti con un volume dalla doppia copertina, che si leggerà da destra, in senso occidentale, per la parte di storia raccontata da Pedrosa e da destra a sinistra, all’orientale, per quella di Matsumoto, andando a convergere al centro. La stessa storia, due punti di vista opposti, in un’operazione che ricorda quella portata avanti da Clint Eastwood col suo dittico sulla battaglia di Iwo Jima (Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima) o, restando al fumetto, quanto fatto da Gene Luen Yang con Boxers & Saints (pubblicato in Italia da Tunué), sulla rivolta dei Boxers in Cina. Ma in questo caso ad arricchire e potenziare ulteriormente l’effetto del controcanto è la presenza di due autori diversi a esprimere i rispettivi punti di vista: una soluzione fortemente voluta da Pedrosa, a cui si deve il merito dell’idea originale e il coinvolgimento di Matsumoto.
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Il contenuto dei quaderni
Nanbanjin è il frutto di un lavoro costato cinque anni di scrittura, disegno e fitta corrispondenza, con schizzi preparatori e tavole scambiate via email e una ricerca comune cementata in un viaggio insieme nell’isola di Tanegashima, luogo d’ambientazione del graphic novel. Nei quaderni è possibile leggere le prime pagine di Pedrosa nella loro versione quasi definitiva: dall’infanzia di Fernando fino al naufragio sulle coste giapponesi. Quelli di Matsumoto hanno forse più l’aspetto del quaderno vero e proprio, riportando gli storyboard delle prime tavole, con tanto di annotazioni ai margini, e alcuni studi grafici per i personaggi. Tutto questo rende i quaderni non semplicemente un assaggio di ciò che sarà poi il volume completo ma anche un pezzo da collezione imperdibile per i fan dei due autori.
Due stili solo apparentemente distanti
L’incontro/scontro di culture e tradizioni diverse si riflette anche negli stili narrativi usati dai due autori. Differenze solo apparentemente incolmabili, dal momento che Matsumoto è forse il più “europeo” tra i mangaka giapponesi contemporanei e che il suo stile e quello di Pedrosa, pur differenti, tendono ad avvicinarsi nella proposta di linee e tratti irregolari capaci di esprimere affreschi di straordinaria bellezza artistica e grande dinamismo. Insomma, più che uno scontro di culture un vero e magnifico incontro tra due artisti straordinari al servizio di una storia a fumetti che si preannuncia tra le più importanti pubblicate in Italia quest’anno.