Giornata della creatività e dell'innovazione, l'AI "premia" le menti creative. Lo studio

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Ogni anno il 21 aprile si celebra la Giornata mondiale della creatività e dell'innovazione, istituita per ribadire il ruolo centrale di idee, ingegno e sviluppo tecnologico nella crescita economica e sociale. Secondo uno studio di Mnesys, la chiave per costruire un "rapporto proficuo" tra uomo e AI è avere una mente creativa, curiosa ed elastica

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L'intelligenza artificiale "preferisce" le menti crative. A sostenerlo è uno studio di Mnesys, il programma europeo di ricerca in neuroscienze, in occasione della Giornata mondiale della creatività e dell'innovazione che si celebra ogni anno il 21 aprile. Secondo i ricercatori, la chiave per costruire un "rapporto proficuo" con l'AI è avere una mente creativa, curiosa ed elastica. Come sottolinea Antonio Uccelli, coordinatore scientifico di Mnesys e ordinario di Neurologia all’Università di Genova, “chi ha un’intelligenza aperta e curiosa interagisce meglio con la tecnologia”. 

La giornata della creatività e dell'innovazione

Istituita dalle Nazioni Unite, la Giornata mondiale della creatività e dell'innovazione nasce per ribadire il ruolo centrale di idee, ingegno e sviluppo tecnologico nella crescita economica e sociale. Una ricorrenza che punta non solo a valorizzare la capacità di trovare soluzioni nuove alle sfide globali, ma anche a promuovere un approccio sempre più aperto al cambiamento e alla sperimentazione. Dalla transizione digitale alla sostenibilità, passando per sanità, istruzione e industria, la creatività è oggi riconosciuta come una risorsa strategica, capace di generare progresso e opportunità. In questo scenario, l’innovazione tecnologica rappresenta uno dei motori principali di trasformazione, con effetti concreti sulla vita quotidiana e sui modelli produttivi.

Lo studio sul rapporto tra uomo e AI

Stando ad alcuni studi dedicati al rapporto tra uomo e tecnologia, citati da La Presse, l’IA "funziona meglio" quando l’utente è capace di formulare buone domande, esplorare ipotesi e fare ragionamenti iterativi. Tutte caratteristiche che, secondo Enrico Castanini, presidente di Mnesys, sono "tipiche di chi non ha solo competenze tecniche, per esempio di persone come i ricercatori o i filosofi”.

“Se ci limitassimo ad accettare passivamente le soluzioni offerte dall’AI rischieremmo di perdere la capacità di sviluppare idee innovative”, rimarca Sergio Martinoia, docente di Bioingegneria all’Università di Genova e coordinatore del comitato scientifico di Mnesys. Per questo bisogna “sviluppare la propria intelligenza creativa personale, per far sì che l’AI sia una sorta di 'musa’ che amplifichi le idee possibili". 

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