Energia: riscaldamento a rischio per 50 milioni di europei. L'allarme del Commissario Ue
EconomiaPer il commissario Dan Jorgensen quella che ci attende "sarà una crisi dura, non di approvvigionamento ma di prezzi insostenibili". L'appello agli Stati membri per un abbandono in tempi celeri dei combustibili fossili
Il prossimo inverno si preannuncia particolarmente complicato sul fronte energetico per milioni di famiglie in Europa. Oltre 50 milioni di cittadini potrebbero non essere in grado di riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni a causa dei prezzi proibitivi dell'energia. La stima, destinata probabilmente a crescere nei prossimi mesi, arriva direttamente dal commissario europeo all’Energia e l’edilizia abitativa, Dan Jorgensen, a margine del Consiglio Ue in Lussemburgo. Nonostante l'Unione europea si trovi in una posizione strutturalmente più solida rispetto al drammatico 2022, la crisi attuale desta profonda preoccupazione perché, a differenza del passato, non colpisce solo il gas ma si estende al petrolio e ai prodotti petroliferi, mettendo sotto scacco sia i bilanci familiari che la competitività delle imprese.
I pilastri per l'addio ai combustibili fossili
Il messaggio inviato dal commissario Jorgensen ai governi degli Stati membri è perentorio: accelerare con ogni mezzo l'indipendenza dai combustibili fossili per alleggerire la pressione sui consumatori già nel breve periodo. Per farlo, la Commissione promuove una strategia integrata che punta in primo luogo sull'efficienza e sull'elettrificazione, attraverso la sostituzione capillare delle vecchie caldaie a gas o a olio combustibile con le più moderne pompe di calore elettriche. Parallelamente, si chiede di favorire la transizione di massa dai veicoli con motore a combustione interna verso i modelli elettrici e di incrementare massicciamente gli investimenti nello sviluppo delle energie rinnovabili, intervenendo al contempo sugli oneri e sullo sviluppo delle infrastrutture di rete elettrica.
Perché l'Europa è più forte rispetto al 2022
Se la situazione attuale è definita grave, l'Unione europea vanta comunque una capacità di reazione superiore rispetto alla crisi scoppiata nel 2022. Questo passo in avanti è dovuto principalmente a due fattori strategici. Da un lato, l'Ue è riuscita a tagliare del 18% i consumi complessivi di gas rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Dall'altro, è stata quasi completamente azzerata la dipendenza energetica dalla Russia, che in passato copriva ben il 45% delle forniture comunitarie, diversificando gli approvvigionamenti attraverso una pluralità di partner globali che oggi garantiscono una maggiore sicurezza.
Il paradosso dell'approvvigionamento
La tesi di Jorgensen è chiara: i depositi europei sono protetti e non si prevede una crisi di disponibilità fisica della materia prima, come accaduto nelle prime fasi del conflitto in Ucraina. Tuttavia, il problema si è spostato interamente sul potere d'acquisto. Per un cittadino che non ha le risorse finanziarie per fare benzina all'auto o per accendere i termosifoni, il fatto che il combustibile sia fisicamente presente sul mercato diventa del tutto irrilevante. Per questa ragione, il Consiglio sta vagliando l'adozione urgente di ulteriori misure di welfare energetico.