Lo speciale di Sky TG24 sulle proteste in Europa
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Carovita, quanto sono aumentati spesa, benzina e affitti in Italia?

Economia
Raffaele Mastrolonardo

Raffaele Mastrolonardo

Negli anni il costo di alcuni beni e servizi essenziali è cresciuto più dei salari e dei redditi. E le famiglie sono state costrette a spendere meno

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Non è ancora chiaro quali siano le reali motivazioni delle proteste che hanno portato agli eventi del 17 e del 18 ottobre a Milano, nei quali si sono verificati anche scontri e saccheggi di negozi. Un tema sembra però trovare maggiori consensi tra gli osservatori: l’aumento del costo della vita di questi ultimi anni ha reso più incerta la condizione economica di molti e alimentato il malcontento. 

E in effetti a guardare i dati sull’andamento dei prezzi di alcuni beni e servizi fondamentali i rincari sono andati decisamente più veloci dei salari incidendo quindi sul potere d’acquisto e sulla capacità delle famiglie di soddisfare bisogni più o meno essenziali. 

 

Carburante, quanto mi costi

Tra i beni che hanno subito i maggiori rialzi in questi anni, e in particolare nell’ultimo, ci sono ovviamente i carburanti. Dopo l’attacco americano e israeliano all’Iran e la decisione di Teheran di bloccare il passaggio delle navi lungo lo Stretto di Hormuz, il costo del rifornimento alla pompa in Italia è schizzato a livelli mai raggiunti prima. Il prezzo medio al distributore nelle prime tre settimane del mese di ottobre 2026 è stato del 24% superiore a quello di prima della guerra per la benzina e del 26% per quanto riguarda il diesel. Spostarsi, insomma, è diventato sempre più costoso, nonostante gli interventi del governo che ha più volte tagliato le accise sui carburanti. Un peso, quello degli spostamenti in auto e moto divenuti più dispendiosi, avvertito dalle famiglie ma anche da quelle categorie che con il trasporto su strada si guadagnano da vivere, come gli autotrasportatori che in questi giorni stanno dando vita a una forte mobilitazione.

Non è solo il carburante ad aumentare, però. Dalla fine della pandemia ad oggi l’inflazione ha ripreso a correre alimentata anche dai conflitti che nell’ultimo lustro hanno avuto un impatto sul mercato dell’energia, a cominciare dall’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. Dal 2021 a oggi l’indice generale dei prezzi ha fatto registrare un incremento complessivo del 24%, quasi un quarto in più, mentre l’indice dei beni essenziali, chiamato anche dall’Istat “carrello della spesa”, è salito un poco oltre: 26,5%. 

Nell’aumento generalizzato spiccano alcuni beni e servizi i cui prezzi sono aumentati più della media complessiva. I voli aerei per esempio (+121%), l’elettricità (+86%), il gas (+81,7%), ma anche caffè (+49,8%), verdura e legumi (+39,2%), latte, formaggi e uova (+28,2%) e infine la carne (+28,4%). 

 

Casa, cara casa

E poi c’è la casa. Che è un altro bene essenziale nella vita delle persone. In Spagna la crisi abitativa ha portato alla caduta del governo guidato da Pedro Sànchez e a nuove elezioni generali. In Italia, dove la situazione presenta sia somiglianze che differenze rispetto alla penisola iberica, l’argomento non ha avuto una portata simile ma resta comunque un tema assai sentito, soprattutto da parte degli studenti che chiedono alloggi a prezzi più abbordabili. 

 

Sono soprattutto gli affitti ad avere subito i rincari più netti negli ultimi cinque anni. Secondo le stime del portale Immobiliare.it, i prezzi delle locazioni sono cresciuti complessivamente del 35% dal gennaio 2021 a settembre 2026. 

Le proteste degli studenti contro il caro affitti trovano un riscontro più preciso nei dati, soprattutto in alcune aree del Paese. Secondo l'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate, nel Nord Ovest il prezzo al metro quadro dei nuovi contratti a canone concordato transitorio, che è la tipologia di contratto in cui si concentrano gli affitti agli studenti universitari per abitazioni intere (restano fuori le stanze singole, quindi), è salito del 38,8% tra il primo semestre del 2023 e il primo semestre del 2026, un incremento trainato soprattutto da Milano. Più contenuti, ma comunque significativi e superiori all’inflazione, gli incrementi nelle altre aree: +13,3% nel Nord Est, +12,1% al Centro, +15% al Sud e +12,6% nelle Isole.

Stipendi e redditi non tengono il passo

Di fronte all’aumento dei prezzi degli ultimi anni i salari non hanno tenuto il passo. Vale a dire, gli adeguamenti delle retribuzioni non hanno compensato gli aumenti dei prezzi di beni e servizi e dunque il valore reale degli stipendi, pur essendo cresciuto, resta ancora circa il 3% sotto i livelli precedenti la pandemia. Non solo, secondo l’Ocse, quel valore rimane al di sotto degli standard di inizio secolo, a conferma del lungo periodo di stagnazione dei salari che sta attraversando il nostro Paese. 

Analogamente si comportano i redditi delle famiglie. E non potrebbe essere diversamente dal momento che gli stipendi sono una quota preponderante di questi. Nel 2024, ultimo dato disponibile dell’Istat, il reddito disponibile in termini reali risultava in leggero rialzo ma sempre inferiore rispetto a quanto accadeva prima della diffusione del Covid e anche più indietro: nel 2024 era quasi il 5% sotto rispetto al 2007.

Un contesto in cui l’inflazione sale, soprattutto per alcuni beni essenziali nella vita quotidiana, e in cui stipendi e redditi non tengono il passo del rincaro dei prezzi non è certo ideale per i consumi. Non a caso, la reazione delle famiglie di fronte a questa situazione è stata quella prevedibile: ridurre le spese. Tra il 2024 e il 2025 sono stati molti di più i nuclei familiari della Penisola che hanno contratto i consumi rispetto a quelli che li hanno aumentati. Quasi il 44% delle famiglie ha ridotto gli acquisti di abbigliamento, circa il 40% ha limitato viaggi e vacanze, e oltre il 33%, più di una su tre, ha diminuito i consumi per l’igiene personale.

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