Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l'intelligenza artificiale sta ridisegnando la domanda di lavoro in Europa, ampliando alcuni divari di competenze e riducendone altri, con effetti diversi tra professioni complementari e mansioni routinarie
Secondo il Fondo monetario internazionale, circa il 60% dei lavoratori nelle economie europee avanzate opera in professioni ad alta esposizione all'intelligenza artificiale, contro il 45% nell'Europa emergente e il 40% a livello globale. L'impatto dell'IA, tuttavia, varia in modo significativo anche all'interno delle categorie più esposte: per metà di questi lavoratori si tratta di professioni in cui l'IA può affiancarli e aumentarne la produttività, mentre altre mansioni, come servizi amministrativi e alcune attività di vendita al dettaglio, presentano un'elevata sostituibilità.
Le politiche europee
Il documento del Fondo monetario presentato all'Ecofin non introduce novità sostanziali rispetto alle analisi già diffuse a livello internazionale. Offre però una base per definire le politiche che l'Europa dovrà adottare: qualificazione della forza lavoro, politiche salariali, fiscali ed energetiche.
Come l'IA sta cambiando la domanda di lavoro
Secondo il Fmi, l'IA sta rimodellando la domanda di lavoro, ampliando divari di competenze e riducendo altri: "È probabile che l'IA comporti un aumento della domanda di lavoratori con nuove competenze avanzate che consentano loro di lavorare efficacemente con l'IA e di sfruttare appieno i relativi aumenti di produttività". Nello stesso tempo "la domanda di lavoratori con mansioni di routine potrebbe diminuire". L'impatto complessivo sui posti di lavoro, quanti verranno creati, sostituiti o trasformati, resta incerto e dipenderà anche dalle scelte dei governi e dalla struttura settoriale delle economie europee.
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Il divario europeo
I livelli di preparazione all'IA cambiano sensibilmente tra i Paesi europei. Solo Svezia, Austria, Olanda, Lettonia, Lituania ed Estonia mostrano un livello adeguato di formazione e preparazione della forza lavoro.
Il nodo fiscale: capitale e lavoro
Il Fondo richiama la necessità di affrontare le distorsioni fiscali tra capitale e lavoro. "Nella misura in cui l'IA sostituisce determinati fattori di lavoro, essa potrebbe accrescere la quota di reddito spettante al capitale rispetto a quella del lavoro, con ripercussioni sulle basi imponibili e sul gettito fiscale. Inoltre, gli attuali sistemi fiscali potrebbero involontariamente favorire gli investimenti in capitale rispetto a quelli in lavoro", influenzando le modalità in cui le imprese adottano l'IA. Per questo, "è importante affrontare le potenziali implicazioni delle distorsioni derivanti dalle differenze di tassazione tra capitale e lavoro, senza tuttavia scoraggiare indebitamente l'innovazione".
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L'uso dell'IA nell'area euro
Una recente analisi della Bce mostra che la quota di lavoratori che utilizza l'IA è raddoppiata in due anni: dal 26% nel 2024 al 41% nel 2025, fino al 52% nel 2026. La maggior parte dei lavoratori impiega l'IA per motivi professionali, in media tre giorni a settimana. Le stime sull'aumento annuo della produttività attribuibile all'IA oscillano tra lo 0,1% e il 3,4%. Altre stime indicano un incremento medio di 0,35 punti percentuali l'anno nell'area dell'euro.
Il problema dell'approvvigionamento tecnologico
Il Fmi dedica un capitolo al tema dell'"approvvigionamento esterno", centrale per l'autonomia strategica europea. Meno del 5% della potenza globale di calcolo proviene dalla Ue, mentre la quota europea nel mercato dei semiconduttori avanzati è pari al 9%. Poiché i principali sviluppatori di IA si trovano negli Stati Uniti e in Cina, il Fondo avverte dei rischi legati a possibili interruzioni delle forniture: un blocco dell'accesso ai modelli esteri d'avanguardia potrebbe far aumentare i costi e frenare lo sviluppo delle capacità europee. A questo punto le politiche pubbliche devono essere accelerate per "potenziare l'ecosistema europeo in capacità dei centri dati, infrastrutture energetiche, diversificazione delle catene di approvvigionamento dei chip".