Manovra, Mef studia l'ipotesi di un fondo pensione bebé contro l'inverno demografico
EconomiaIntroduzione
Il governo valuta una nuova misura per contrastare gli effetti dell’inverno demografico: creare, fin dalla nascita, una posizione previdenziale individuale intestata a ogni bambino e gestita attraverso l’Inps. L’obiettivo sarebbe costruire nel tempo una somma destinata a integrare la pensione futura, ma con la possibilità di utilizzare le risorse anche prima, per esempio per sostenere le spese legate all’università o alla formazione. Il progetto potrebbe trovare spazio nella prossima Legge di Bilancio. A confermare l’attenzione dell’esecutivo sul tema della natalità è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto a Cernobbio: il calo delle nascite, ha spiegato, impone nuovi investimenti e dovrà quindi essere tenuto in considerazione nella prossima Manovra.
Quello che devi sapere
Una proposta già sul tavolo
L’idea non nasce però oggi. A riportarla al centro del dibattito è stato Gabriele Fava, presidente dell’Inps, riprendendo una proposta che era stata presentata circa dieci mesi fa durante l’iter della precedente finanziaria. L’emendamento, firmato dalla senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, non era poi entrato nella versione definitiva della manovra. Il meccanismo ipotizzato prevedeva l’apertura presso l’Inps di un fondo previdenziale per ciascun nuovo nato. La famiglia avrebbe dovuto versare almeno 100 euro, mentre lo Stato avrebbe aggiunto un contributo una tantum di 50 euro. Per le casse pubbliche la spesa stimata allora era di circa 18 milioni di euro.
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Il nuovo piano costa molto di più
La versione che si sta valutando adesso avrebbe dimensioni decisamente maggiori. Secondo la ricostruzione di Repubblica, tecnici dell’Inps e del ministero dell’Economia stanno effettuando le simulazioni necessarie per quantificare l'impatto finanziario dell'operazione. Tra le ipotesi allo studio c’è un versamento statale di 50 euro ogni mese per i primi tre anni di vita dei bambini nati dal 2027. In questo modo ogni posizione potrebbe ricevere complessivamente 1.800 euro di risorse pubbliche. Una misura di questo tipo avrebbe però un peso crescente sul bilancio dello Stato. La prima annualità potrebbe richiedere circa 200 milioni di euro, mentre a regime l’esborso arriverebbe intorno al miliardo, quando le diverse generazioni di nuovi beneficiari inizieranno a sovrapporsi.
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Chi gestirà i risparmi
Oltre alla copertura finanziaria, resta da risolvere una questione altrettanto importante: chi dovrà amministrare e investire il denaro accumulato nei conti. L’Inps, infatti, non dispone oggi di una struttura pensata per effettuare direttamente investimenti sui mercati finanziari. Nonostante questo, il presidente Inps Fava e la ministra del Lavoro Marina Calderone stanno valutando un ruolo per l’Istituto nell’attuazione del progetto. Sul possibile coinvolgimento sono già interessati i fondi pensione complementari. Da una parte ci sono i fondi negoziali, nati dall’accordo tra imprese e organizzazioni sindacali, dall’altra quelli aperti, offerti soprattutto da banche e compagnie assicurative. Sul tema anche i sindacati sembrano essere d’accordo, anche se ribadiscono l’importanza della governance. La segretaria generale Cisl Daniela Fumarola ha sottolineato come affidare interamente le risorse alla gestione pubblica potrebbe creare rischi nel lungo periodo, ma neppure la soluzione opposta, cioè lasciare tutto al mercato, sarebbe sufficiente. La proposta della Cisl è puntare sui fondi negoziali, nati dalla contrattazione tra sindacati e imprese e già sottoposti alla vigilanza della Covip.
L'esempio della Germania
Per costruire il nuovo strumento si guarda anche alle esperienze adottate all’estero. Un riferimento è rappresentato dalla Germania, dove il modello della Frühstartrente prevede un versamento pubblico di 10 euro al mese per ogni ragazzo dai 6 ai 18 anni. Il denaro viene destinato a un conto previdenziale individuale a capitalizzazione, scelto dalla famiglia. Genitori e nonni possono inoltre incrementare autonomamente la somma attraverso ulteriori versamenti. Se la famiglia non provvede ad aprire il conto, la gestione può essere affidata a un sistema collettivo coordinato dalla Bundesbank.
Il precedente britannico
Diversa è stata invece l’esperienza del Regno Unito con i Child Trust Fund. Il programma prevedeva un primo accredito pubblico di 250 sterline, che arrivava a 500 per i nuclei familiari con redditi più bassi. Nel complesso furono aperti più di 6,3 milioni di conti, con oltre 2 miliardi di sterline di risorse pubbliche. L'adesione delle famiglie, tuttavia, non fu particolarmente elevata: soltanto il 37% decise di aggiungere propri versamenti. Il programma venne interrotto nel 2011, ma le sue conseguenze finanziarie restano. Ancora oggi risultano circa 760 mila conti che non sono stati riscattati, per un valore complessivo superiore a 1,5 miliardi di sterline.
Le iniziative già presenti in Italia
Anche nel nostro Paese esistono già alcune misure che seguono una logica simile. In Trentino-Alto Adige, per esempio, il sostegno può arrivare fino a 1.100 euro nei primi cinque anni di vita del bambino, a condizione che dal secondo anno la famiglia effettui versamenti per almeno 100 euro all’anno. In Friuli-Venezia Giulia è invece previsto un contributo di 200 euro annui per ciascun figlio, purché il nucleo familiare abbia effettuato versamenti per almeno 300 euro. Un'altra esperienza è quella di Solidarietà Veneto, fondo pensione negoziale territoriale al quale possono aderire anche i familiari degli iscritti.
Il nodo della sostenibilità
Per il momento Giorgetti non ha fornito indicazioni precise sulla formula che potrebbe essere adottata dal governo. Il punto centrale, anche alla luce degli altri interventi previsti dalla prossima manovra, rimane la compatibilità dell’operazione con i conti pubblici. Il ministro ha però lanciato anche un tema più ampio sulla previdenza complementare, chiedendo perché una quota consistente degli investimenti dei fondi pensione venga indirizzata verso l’estero anziché verso l’economia italiana. È quindi possibile che il dibattito sul fondo per i nuovi nati si intrecci con quello, più generale, sul ruolo dei risparmi previdenziali nello sviluppo del Paese.
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