Gasolio, oggi scade lo sconto sulle accise: cosa può succedere adesso

Economia
©Ansa

Introduzione

Scade oggi, lunedì 5 ottobre, la riduzione di 6,1 centesimi al litro sulle accise del gasolio. Il taglio fiscale sarà sostituito dal meccanismo delle accise mobili, già indicato dal governo come strumento per contenere eventuali aumenti dei prezzi alla pompa. Resta alto, comunque, il rischio di un rialzo dei listini del diesel, anche se nel frattempo il quadro dei prezzi è decisamente cambiato.

Quello che devi sapere

L’effetto del price cap

Nelle ultime settimane, infatti, le quotazioni alla pompa hanno iniziato a diminuire anche grazie al price cap adottato direttamente dalle compagnie petrolifere. Il governo aveva scelto la strada della moral suasion, invitando gli operatori a intervenire per attenuare l'impatto del caro-carburante, e i risultati si sono tradotti in una discesa dei prezzi.

 

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Il calo dei prezzi alla pompa

Secondo l'ultima rilevazione del Codacons, che monitora quotidianamente l'andamento dei carburanti, nell'arco di sette giorni sulla rete ordinaria la benzina ha registrato una diminuzione media di 11 centesimi al litro. Per un pieno da 50 litri significa una spesa inferiore di circa 5,50 euro. Ancora più marcata la riduzione del diesel, che ha perso 13,3 centesimi al litro, con un risparmio di circa 6,65 euro a rifornimento.

 

In autostrada la contrazione è stata ancora più significativa: il prezzo della benzina è sceso di 19 centesimi al litro, mentre quello del gasolio ha registrato una flessione di 19,1 centesimi. In questo caso, per un pieno, il risparmio arriva a circa 9,5 euro. Il calo è confermato anche dai dati relativi alla rete stradale: senza considerare ulteriori interventi, il prezzo medio del gasolio si attesterebbe oggi intorno a 2,308 euro al litro, contro i circa 2,247 euro effettivamente rilevati. Il valore rimarrebbe comunque al di sotto dei 2,369 euro registrati lo scorso 28 settembre.

 

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Le compagnie hanno abbassato i listini

A contribuire alla discesa sono state soprattutto le principali società petrolifere. Eni ha introdotto sulla propria rete un price cap fissando a 1,99 euro al litro il prezzo della benzina e a 2,19 euro quello del gasolio, con una validità iniziale di 30 giorni e la possibilità di proroga. Alla stessa iniziativa si sono aggiunte Ip, Q8 e Tamoil, che hanno progressivamente esteso gli sconti ai propri distributori. Nel complesso, le riduzioni riguardano ormai una parte consistente della rete: tra le stazioni Eni e quelle Ip già interessate dalle misure, quasi un terzo dei distributori è coperto dai prezzi ridotti. In meno di una settimana, secondo le rilevazioni disponibili, il gasolio ha perso 12,2 centesimi al litro, un calo circa doppio rispetto allo sconto fiscale destinato a cessare oggi. Anche la benzina, rimasta per mesi al di fuori degli interventi, è passata da una media di 2,152 a 2,052 euro al litro.

Il nodo delle accise mobili

Da domani è previsto che entri in gioco il meccanismo delle accise mobili. Il principio è quello di utilizzare una parte dei maggiori proventi derivanti dall'andamento delle quotazioni per compensare eventuali rincari alla pompa e limitare l'impatto sui consumatori. La misura era stata annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il Consiglio dei ministri del 16 settembre ed è stata successivamente ribadita anche nei rapporti con la Commissione europea. La linea è stata confermata nei giorni scorsi anche dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, pur con cautela rispetto alla sua concreta applicazione. 

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I possibili rischi

Il rischio, però, è che la fine dello sconto produca comunque una nuova pressione sul prezzo del diesel. Il Codacons chiede per questo alle compagnie petrolifere di mantenere almeno fino alla fine dell'anno le riduzioni e i price cap, considerando ancora elevate le quotazioni del petrolio e l'incertezza legata al conflitto in Medio Oriente.

Il conto del caro-carburanti

Nonostante la recente inversione di tendenza, il costo dei rifornimenti resta nettamente superiore ai livelli precedenti alla crisi. Secondo il Codacons, un litro di gasolio costa ancora 52,1 centesimi in più, pari a un incremento del 30,2%, rispetto al periodo antecedente il conflitto in Iran. Per un pieno, la maggiore spesa supera così i 26 euro. L'impatto complessivo sui bilanci degli automobilisti emerge anche dall'analisi di Adusbef. Nei sei mesi compresi tra marzo e agosto 2026, gli italiani hanno sostenuto oltre 4,7 miliardi di euro di spesa aggiuntiva per i carburanti rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Soltanto nei mesi di luglio e agosto l'aggravio ha raggiunto circa 1,7 miliardi. Considerando benzina e gasolio venduti sulla rete stradale e autostradale, esclusa l'extra-rete, tra marzo e agosto gli automobilisti hanno speso complessivamente circa 30 miliardi di euro per i rifornimenti. Nello stesso periodo del 2025 il conto si era fermato a 25,3 miliardi, anche per effetto della diversa composizione delle accise introdotta con il riordino entrato in vigore a gennaio.

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Il costo dei provvedimenti del governo

La riduzione destinata a terminare oggi si inserisce in una serie più ampia di misure adottate dall'esecutivo per contenere il caro-carburanti. Dal 19 marzo 2026 il governo è intervenuto direttamente sui prezzi alla pompa con 13 provvedimenti finalizzati alla riduzione delle accise su benzina e gasolio. Secondo le stime dell'Ufficio studi della Cgia, gli interventi hanno comportato un costo di circa 2,1 miliardi di euro per lo Stato. A questa cifra si aggiungono circa 500 milioni di crediti d'imposta destinati alle categorie maggiormente esposte all'aumento dei costi del carburante, come autotrasportatori, agricoltori e pescatori. Il conto complessivo arriva quindi a circa 2,6 miliardi di euro.

 

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