G20 Finanze, salta il comunicato finale. Bessent: "Tutti d'accordo tranne la Cina"

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Alla riunione dei ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina, salta il comunicato congiunto per l'opposizione della Cina. La presidenza Usa emette una dichiarazione propria, approvata secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent da 19 Paesi su 20. Nodo dello scontro le "politiche non di mercato" e il surplus commerciale cinese. A poche ore di distanza, al vertice Sco di Bishkek, Xi Jinping si mostra come potenza di riferimento accanto a Putin e Pezeshkian

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Il vertice dei ministri delle Finanze del G20 riunito ad Asheville, in North Carolina, si chiude senza il consueto comunicato congiunto. A far saltare l'intesa è l'opposizione della Cina, che ha spinto la presidenza di turno statunitense a diffondere una propria dichiarazione. Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha rivendicato in conferenza stampa un via libera quasi unanime: "È stata approvata con 19 voti a favore ad eccezione della sola Cina". Lo strappo arriva a tre settimane dalla visita di Xi Jinping a Washington e a tre mesi dal summit dei leader in programma a Miami.

USA G20 FINANCE MEETING

Il nodo delle "politiche non di mercato"

Al centro del contenzioso c'è la formula sulle "politiche non di mercato", che Pechino ha contestato punto per punto. La Cina ha respinto i riferimenti ai sussidi alla produzione e agli incentivi accusati di falsare la concorrenza, e ha sollevato obiezioni anche sui passaggi relativi al funzionamento delle catene di approvvigionamento globali per energia, prodotti alimentari, fertilizzanti e minerali critici. Si è opposta inoltre alle richieste rivolte a Fmi e Ocse perché migliorassero i dati utili ad analizzare quelle stesse politiche. Il timore di Pechino, secondo fonti vicine alle trattative, era di finire "sul banco degli imputati" per un surplus commerciale da 1.200 miliardi di dollari. Sul punto è intervenuto anche il commissario Ue per l'Economia Valdis Dombrovskis, che ha definito la Repubblica popolare una delle principali fonti di squilibri economici globali, "ampi e persistenti" e maturati nel corso degli ultimi anni.

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Lo scontro sullo Stretto di Hormuz

La frattura si è allargata anche al capitolo energia. La dichiarazione della presidenza esprime preoccupazione per le continue interruzioni del commercio di energia e insiste sulla "navigazione libera, sicura e prevedibile attraverso lo Stretto di Hormuz", indicando nella fine dei conflitti in corso una condizione essenziale per una crescita duratura. Anche su questo passaggio la Cina si è messa di traverso. La linea di Bessent è rimasta netta: per il segretario al Tesoro "i giorni in cui ci si accontentava di una crescita mediocre sono finiti".

Il dialogo con Mosca e Pechino sull'Iran

Nonostante lo scontro, Washington lascia aperto un canale. Bessent ha spiegato che con Russia e Cina "possiamo portare avanti il dialogo" sulle misure americane pensate per soffocare l'economia iraniana, aggiungendo che maggiore sarà il contributo dei due Paesi e "meglio sarà anche per loro". Il messaggio arriva mentre l'irritazione della presidenza statunitense per l'isolamento della Cina, riassunta nella formula del "19 contro 1", resta il tratto dominante della due giorni.

Il contraltare del vertice Sco a Bishkek

Mentre ad Asheville saltava l'accordo, a quasi ventiquattro ore di distanza a Bishkek, capitale del Kyrgyzstan, la Cina si presentava in una veste opposta. Al vertice della Shanghai Cooperation Organization, Xi Jinping ha incontrato leader come il russo Vladimir Putin e l'iraniano Masoud Pezeshkian, mostrando la capacità crescente di Pechino di fare da sponda ai Paesi sotto pressione da parte statunitense. Due immagini speculari nello stesso arco di ore: l'isolamento al tavolo finanziario del G20 e la centralità al vertice euroasiatico.

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