Conti correnti, costi in aumento nel 2026: ecco quanto si paga in più. I dati Altroconsumo

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Mantenere un conto corrente non costa allo stesso modo per tutti. A otto mesi dall’inizio del 2026, la nuova rilevazione mette in luce una differenza sempre più marcata tra chi utilizza i servizi della filiale e chi preferisce gestire il conto attraverso internet e app. Nel primo caso, infatti, le spese mostrano una tendenza al rialzo, mentre sul fronte digitale le offerte dedicate ai più giovani diventano più interessanti. Parallelamente, gli interessi riconosciuti sulle somme lasciate sul conto restano praticamente nulli, mentre diventano più onerosi scoperti e fidi.

Quello che devi sapere

Come è stata fatta l’analisi

Per confrontare le diverse offerte Altroconsumo ha utilizzato l’Indicatore dei costi complessivi (ICC), parametro definito da Banca d’Italia che permette di stimare la spesa annua di un conto considerando commissioni, servizi e operazioni effettuate. Il confronto prende in esame tre profili, giovani, famiglie e pensionati, associati a un livello medio di operatività. Per i conti tradizionali sono state considerate le operazioni previste per il profilo allo sportello, mentre per quelli online si è fatto riferimento all’operatività digitale stabilita per ciascuna categoria. La fotografia mette a confronto le condizioni disponibili a gennaio e quelle rilevate ad agosto 2026, sulla base dei documenti informativi e dei fogli informativi degli istituti.

 

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Filiali più care

La voce che pesa maggiormente è quella delle operazioni effettuate con l’intervento del personale bancario. Per i conti tradizionali l’ICC medio cresce, con incrementi che vanno dallo 0,35% per le famiglie allo 0,49% per i pensionati. Tra i dieci istituti esaminati, i rincari registrati nel periodo riguardano BPER Banca e UniCredit, mentre i canoni ordinari di tenuta del conto non hanno subito modifiche. Nel caso di UniCredit, il Conto Genius ha visto salire da 1,20 a 1,30 euro il costo del bonifico SEPA ordinario, istantaneo o periodico disposto online o tramite ATM Self-Service. Per un bonifico cartaceo allo sportello la tariffa è invece passata da 11,50 a 11,80 euro

 

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Chi ne risente maggiormente

L’effetto sul costo complessivo è stato particolarmente evidente per i giovani, per i quali l’ICC aumenta del 7,22%; la variazione è dello 0,89% per le famiglie e dello 0,60% per i pensionati. Anche BPER ha ritoccato le condizioni del Conto BPER OnDemand: da luglio è stata introdotta una commissione di 0,25 euro sugli addebiti diretti SEPA, utilizzati per esempio per domiciliare bollette e abbonamenti. La modifica porta l’ICC a crescere del 3,61% per i pensionati e di circa il 2% per giovani e famiglie.

Online, vantaggio ai giovani

La gestione digitale continua a rappresentare, in media, l’alternativa più conveniente, ma non tutti i profili beneficiano allo stesso modo delle variazioni. L’ICC medio dei giovani si riduce del 6%, mentre per famiglie e pensionati si registrano rincari. Le tabelle evidenziano, per questi ultimi due profili, aumenti medi rispettivamente del 10,45% e del 6,17%. Tra le offerte riportate nella rilevazione, N26 mantiene un costo molto contenuto per tutti i profili, mentre Revolut e Buddy UniCredit presentano costi più elevati per le operatività considerate. La parte più interessante riguarda però le iniziative rivolte agli under 35. Isybank, banca digitale del gruppo Intesa Sanpaolo, azzera il canone mensile del conto IsyPrime per questa fascia d’età e sostiene anche l’imposta di bollo. Nel confronto, l’ICC del profilo giovane passa da 150,70 a 31,90 euro, con un taglio di 118,80 euro, pari a circa il 79%. Il rimborso dell’imposta di bollo non viene comunque conteggiato nel calcolo dell’ICC. Anche ING ha scelto di rendere strutturale l’azzeramento del canone per gli under 30 del Conto Corrente Arancio Più, inizialmente previsto soltanto fino a febbraio 2026. Per i giovani questa modifica determina una riduzione dell’ICC di 30 euro. Per famiglie e pensionati, invece, il costo resta pari a zero quando l’accredito dello stipendio o della pensione consente di eliminare il canone mensile.

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Il caso Fineco

Non tutte le banche online hanno seguito la stessa direzione. Con il nuovo Conto Fineco One, Fineco ha eliminato il canone fisso ma ha aumentato sensibilmente alcune tariffe legate all’uso concreto del conto. Il versamento di contanti o assegni presso gli ATM UniCredit, prima gratuito, costa ora 2,95 euro per operazione. Per famiglie e pensionati, inoltre, la carta di credito multifunzione passa da 29,95 a 39,95 euro l’anno e il prelievo di importi inferiori a 99 euro aumenta da 0,80 a 1 euro. Il risultato è un balzo dell’ICC del 49% per i giovani, del 90% per le famiglie e del 64% per i pensionati. In altre parole, l’assenza di un canone non significa necessariamente che il conto sia più economico: le spese per le singole operazioni possono compensare, e persino superare, il risparmio.

Fidi e scoperti più costosi

A cambiare non sono soltanto le commissioni. Nel periodo gennaio-agosto sono aumentati anche i tassi applicati da alcuni grandi istituti agli utilizzi a debito. Gli incrementi interessano, in particolare, il Conto Premier di Mediobanca Premier, il Conto MPS Mio e Modulo Plus di Monte dei Paschi di Siena e XME Conto Gold di Intesa Sanpaolo. La situazione è sbilanciata: mentre la remunerazione della liquidità depositata sul conto rimane pari a zero, chi va in rosso deve sostenere interessi a due cifre. In media il tasso arriva al 17,97% in assenza di fido e al 12,41% quando è disponibile un affidamento. Rispetto alla precedente rilevazione, i due valori aumentano rispettivamente dello 0,05% e dello 0,03%.

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Controllare sempre le condizioni

Le tariffe dei conti correnti possono cambiare anche nel giro di pochi mesi. Per questo è opportuno verificare periodicamente il Foglio informativo, leggere le comunicazioni relative alle modifiche contrattuali e confrontare la propria offerta con alternative che includano, per esempio, i bonifici nel canone. La convenienza di un conto, infatti, non dipende soltanto dal prezzo fisso mensile, ma dall’insieme delle operazioni che ciascun cliente svolge durante l’anno.

 

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