Stati Uniti impongono sanzioni all’Iran, conseguenze sull'economia e il ruolo della Cina
EconomiaIntroduzione
Gli Stati Uniti hanno scelto di affidarsi alla pressione economica per concludere la guerra contro l’Iran. Il presidente Donald Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo il New York Times, avrebbero dunque deciso di ricorrere a una nuova strategia per uscire da "un'avventura militare andata male". Secondo l’analisi del quotidiano americano, l’inquilino della Casa Bianca è passato dai bombardamenti - che non hanno costretto l'Iran a rinunciare alle sue scorte di uranio arricchito - alle sanzioni, per cercare di ottenere i suoi obiettivi.
Quello che devi sapere
"Operation Economic Outcast"
Dunque, gli Stati Uniti hanno lanciato contro l’Iran la "Operation Economic Outcast": l’obiettivo è quello di tagliare tutti i legami finanziari del regime e soffocarlo economicamente. Washington ha introdotto nuove sanzioni contro oltre 60 organizzazioni, individui e navi in vari Paesi collegati a Teheran, prendendo di mira entità che secondo gli Usa starebbero aiutando l'Iran a procurarsi tecnologie proibite e proventi derivanti dalle esportazioni di petrolio.
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"Nessuno è fuori dalla portata delle sanzioni"
A essere prese di mira sono organizzazioni, individui e navi in tutto il mondo. Scott Bessent ha spiegato che queste realtà "consentono al regime iraniano di acquisire tecnologie nucleari e missilistiche vietate, condurre operazioni informatiche e generare entrate dalla vendita di petrolio". Il segretario ha sottolineato che gli Stati Uniti intendono aumentare la pressione sull’Iran e ottenere il suo massimo isolamento sulla scena internazionale. Washington starebbe cercando anche di tagliare le potenziali fonti di finanziamento per il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
L’impatto sull’economia dell’Iran
In ogni caso, al di là dei proclami e dei toni duri utilizzati, Bessent non ha offerto molti dettagli su questo intervento economico. Il segretario del Tesoro ha spiegato che gli Stati Uniti sono concentrati su cinque aree che rappresentano la linfa vitale dell'Iran, dagli asset digitali alla tecnologia, passando per l'aviazione e il trasporto marittimo. Nei confronti di tali settori sono già state imposte nuove sanzioni: tuttavia quali effetti ulteriori la stretta avrà su un'economia iraniana già in crisi e alle prese con il rial ai minimi storici rispetto al dollaro, non è ancora chiaro.
La ritorsione dell’Iran
Per adesso, comunque, l’annunciata campagna di sanzioni statunitensi non sembra spaventare l’Iran: "Useremo tutte le nostre risorse per contrastare le sanzioni economiche", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei, assicurando che il regime non si piegherà e notando come a pagare le conseguenze più alte della stretta americana saranno i civili iraniani. Mohsen Rezaei, il numero uno del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ha detto che l’Iran potrebbe rispondere con ritorsioni contro gli alleati americani nel Golfo: "Considereremo la partecipazione e il sostegno alla guerra economica americana contro il popolo iraniano come un atto di guerra".
Il ruolo della Cina
Sulla scena, intanto, aleggia lo spettro di Pechino: nello spiegare le nuove sanzioni, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha evitato di rispondere alle domande su quali potrebbero essere le ripercussioni per la Cina. Pechino è infatti il maggiore acquirente mondiale di petrolio iraniano. "Nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni secondarie americane", si è limitato a rispondere, mettendo in evidenza come il suo annuncio possa essere letto come una chance per "rimediare al cattivo comportamento" di coloro che hanno legami con il regime.
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Il peso del petrolio di Teheran
La replica di Pechino però non si è fatta attendere: "La cooperazione tra Cina e Iran è sempre stata condotta nel quadro del diritto internazionale", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, ribadendo che il Paese "si oppone fermamente alle sanzioni unilaterali illegali" e "adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente i propri diritti e interessi". Una risposta dettata anche dal peso del petrolio: la Cina è infatti il principale acquirente del greggio iraniano e nel 2025 ne ha importato in media circa 1,38 milioni di barili al giorno, pari a circa il 12% delle importazioni cinesi di greggio.
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Verso il vertice Usa-Cina
In ogni caso, per adesso gli Stati Uniti non hanno sanzionato le principali banche cinesi che facilitano il commercio petrolifero con l'Iran. Una scelta ponderata: una sanzione contro una raffineria o contro una società di navigazione può complicare il flusso del greggio iraniano, ma una misura contro un grande istituto finanziario cinese avrebbe conseguenze molto più ampie, perché potrebbe limitarne l'accesso alle transazioni in dollari e al sistema finanziario statunitense. Una questione che potrebbe finire anche sul tavolo dell'incontro previsto il 24 settembre tra Xi Jinping e Donald Trump negli Stati Uniti.
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