Luigi Lovaglio, amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena cerca strade alternative per rispondere all’offerta pubblica di acquisto da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo. Al tavolo del consiglio di amministrazione odierno propone due distinte operazioni straordinarie che riguardano Bpm e Banca Generali
Monte dei Paschi di Siena tenta di resistere all'opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo. L'amministratore delegato del gruppo, Luigi Lovaglio, ha studiato due distinte operazioni straordinarie che riguardano Banco Bpm e Banca Generali. Queste possibili mosse sono sul tavolo del consiglio di amministrazione in corso questa mattina.
Le mosse di Mps
Dopo le fallite nozze con Banco Bpm, attraverso una fusione alla pari, a Siena si continua a lavorare alla possibilità di trovare una alternativa all'offerta del gruppo guidato da Carlo Messina. Nelle ultime settimane sono state numerose le ipotesi circolate, dall'accordo con qualche ipotetico gruppo straniero alla vendita della quota di Generali detenuta da Mediobanca per pagare un dividendo straordinario agli azionisti. Ma quella riportata da Il Sole 24 Ore appare la più clamorosa e con un livello di "complessità e rischio di esecuzione significativamente superiore rispetto all'offerta di Intesa Sanpaolo", spiegano gli analisti di Equita, come riporta Ansa.
L’opzione Banca Generali
Non è ancora ben chiaro se si punti a mettere in campo entrambe le operazioni, come da indiscrezioni circolate; se le due opzioni saranno portate in consiglio per una valutazione ed una scelta tra una delle due oppure se saranno a cascata. La partita della doppia offerta appare particolarmente complessa. Ed è per questo che si propende sull'ipotesi di una operazione su Banca Generali, probabilmente attraverso una offerta di acquisto e scambio. Oppure attraverso un deja-vu, ricalcando l'operazione tentata dall'allora amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, per difendersi proprio dall'attacco del Monte. In entrambi i casi l'eventuale offerta potrebbe arrivare in porto solo con l'accordo della controllante Generali che della banca detiene il 50,17%. In questo contesto però si innesterebbe la possibilità di una cessione, parziale o totale, della quota delle Generali, che Siena controlla tramite Mediobanca.
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L’opzione Bpm
Sullo sfondo resta l'ipotesi Banco Bpm. Per portare a casa una eventuale Ops bisognerà però convincere il Credit Agricole che detiene quasi il 30% di Piazza Meda. Diversi gli argomenti che potrebbero essere utilizzati come elementi di persuasione nei confronti dei francesi, anche se i vertici della Banque Verte non hanno fatto mistero di preferire l'opzione relativa ad una fusione tra il Banco e Credit Agricole Italia.
L’integrazione di Mediobanca
Tutto questo scenario si profila proprio mentre Mps è impegnata nell'integrazione di Mediobanca. In particolare, Siena si troverebbe a gestire parallelamente il "completamento dell'integrazione di Mediobanca e ulteriori operazioni di ampia scala, aumentando sensibilmente l'execution risk rispetto a quello associato all'offerta di Intesa Sanpaolo", sottolinea ancora Equita. C'è poi il tema, non secondario, della passivity rule a cui è sottoposta Mps dopo l'annuncio dell'opas di Intesa Sanpaolo. Dopo il via libera del consiglio di amministrazione, infatti, le decisioni che saranno deliberate dovranno ottenere anche il via libera dei soci in assemblea.