L’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale solo per l’energia (+0,8%), mentre diminuisce per i beni di consumo (-0,7%), i beni intermedi (-0,9%) e i beni strumentali (-2,1%). “Dati pessimi” secondo dell'Unione Nazionale Consumatori “Finché le famiglie sono senza soldi, la produzione non può andare bene” aggiunge
A giugno la produzione industriale cala dell’1% sul mese e dello 0,6% sull’anno. Lo riporta l’Istat. Nella media del secondo trimestre, invece, si registra una crescita dello 0,4% rispetto al primo trimestre 2026.
I dati
L’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale solo per l’energia (+0,8%), mentre diminuisce per i beni di consumo (-0,7%), i beni intermedi (-0,9%) e i beni strumentali (-2,1%). A livello tendenziale mostrano un calo i beni consumo (-3,2%) e i beni intermedi (-1,2%). Viceversa, si osserva una crescita tendenziale per i beni strumentali (+0,6%) e, con maggiore intensità, per l’energia (+1,7%). I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+4,5%), la fabbricazione di mezzi di trasporto (+3,2%) e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+2,3%). Le flessioni maggiori si osservano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-7,1%), nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (-3,6%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-2,3%).
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Unc: “Sull'industria dati pessimi”
"Dati pessimi. Dopo i primi contraccolpi dovuti della guerra in Iran registrati a maggio, -0,3% su aprile, ora si registra una caduta tripla della produzione: -1% sul mese precedente. Una flessione a dir poco preoccupante". Lo afferma il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, commentando in una nota il dato Istat sulla produzione industriale. "Dati ancora peggiori per i beni di consumo durevoli che calano dell'1,1% su maggio e che letteralmente precipitano del 10,7% sullo scorso anno. Un andamento a dir poco allarmante che dimostra che fino a che le famiglie non hanno i soldi per gli acquisti e il mercato interno non tira, la produzione non può andare bene" conclude Dona.