La Commissione europea ha inflitto a Google una sanzione da 890 milioni di euro. Washington reagisce con durezza: il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer parla di un approccio "sempre più aggressivo" contro le aziende tecnologiche americane e avverte che la decisione mette a rischio l'accordo sui dazi raggiunto con Bruxelles. Donald Trump annuncia l'avvio di un'indagine ai sensi della Sezione 301 e prospetta nuove tariffe
La nuova multa da 890 milioni di euro inflitta dalla Commissione europea a Google ha innescato la reazione immediata di Washington. Il rappresentante statunitense per il Commercio, Jamieson Greer, ha accusato Bruxelles di adottare un atteggiamento "sempre più aggressivo" nei confronti delle big tech americane e ha avvertito che il provvedimento rischia di incrinare l'intesa commerciale sui dazi siglata tra le due sponde dell'Atlantico. Sulla stessa linea, ma con toni più netti, è intervenuto il presidente Donald Trump, che ha annunciato l'apertura di un'indagine ai sensi della Sezione 301 e ha prospettato l'imposizione di nuove tariffe sull'Unione europea.
L'accusa di Greer: "A rischio l'accordo di Turnberry"
"Oggi la Commissione europea ha annunciato che infliggerà a Google una multa da quasi un miliardo di dollari, l'ultimo esempio di un approccio sempre più aggressivo diretto contro le aziende tecnologiche statunitensi", ha dichiarato Greer. Secondo il rappresentante commerciale, la sanzione si somma a due recenti iniziative avviate dalla Commissione nel quadro del Digital Markets Act, che riguardano il sistema operativo Android e i servizi di ricerca del gruppo di Mountain View.
Quelle misure, sostiene Greer, "comportano seri rischi per la privacy e la sicurezza degli utenti", equivalgono "di fatto un trasferimento forzato di tecnologia e un furto della proprietà intellettuale" e si traducono in "sanzioni finanziarie irragionevoli".
Il rappresentante Usa ha poi messo in dubbio la tenuta dell'Accordo di Turnberry, l'intesa commerciale raggiunta tra Washington e Bruxelles. "L'Ue afferma spesso di cercare stabilità e prevedibilità nelle nostre relazioni commerciali, ma queste azioni stanno creando un'enorme incertezza per le esportazioni americane di beni e servizi verso l'Europa", ha avvertito. Gli Stati Uniti, ha spiegato, stanno tentando di affrontare le proprie perplessità sul Digital Markets Act attraverso "un dialogo responsabile e costruttivo", ma "un vero dialogo può avvenire soltanto durante un cessate il fuoco". La conclusione è netta: "Le recenti azioni dell'Ue compromettono questi sforzi e rappresentano un rischio concreto per la prosecuzione della stabilità transatlantica sul commercio".
Il conto delle sanzioni e il caso Airbus
Nel suo intervento Greer ha quantificato il peso complessivo delle multe comminate da Bruxelles alla sola Google: una cifra che, secondo i calcoli americani, supera il 2% del bilancio europeo, un "contributo" più consistente di quello versato da diversi Stati membri. A questo si aggiunge, ha osservato, l'annuncio del "più grande prestito mai sostenuto da uno Stato" a favore di Airbus. Elementi che per Washington dimostrano come l'Unione europea "continui a prendere di mira le aziende statunitensi più competitive".
Trump: "Gli Stati Uniti non sono un salvadanaio per l'Europa"
Il presidente americano ha affidato la sua reazione a un lungo messaggio sui social. "L'Unione europea ci riprova e, come al solito, prende di mira direttamente le GRANDI aziende americane", ha scritto, elencando una serie di sanzioni: 15 miliardi di dollari ad Apple, 3 miliardi a Meta, 2,5 miliardi ad Amazon. Nella ricostruzione di Trump, l'ultima multa porterebbe il totale a carico di Google "oltre i 18 miliardi di dollari". Secondo il presidente, questa "pratica illegale e altamente discriminatoria" sarebbe iniziata "durante il primo anno dell'amministrazione di Sleepy Joe Biden", ma "non continuerà durante l'amministrazione Trump". Poi l'immagine destinata a circolare: "Gli Stati Uniti d'America non sono un SALVADANAIO per l'Europa, né permetteremo che lo diventino".
Va detto che le cifre presentate da Trump non corrispondono a quelle reali. Apple ha una sanzione da 1,84 miliardi mentre ha un contenzioso aperto da 13 miliardi col fisco irlandese (tecnicamente un recupero di aiuti di Stato). Meta ha una sanzione di aprile 2025 da 300 milioni (e non 3 miliardi). Amazon al momento non ha multe antitrust, ha invece una sanzione comminata dal Lussemburgo per il GDPR da 746 milioni di dollari. E infine Google, le tre multe antitrust storiche (Shopping 2,42 mld; Android 4,34 poi ridotta a 4,125; AdSense 1,49) più la sanzione AdTech del settembre 2025 (2,95 mld) e quest'ultima da 890 milioni non raggiungono la cifra indicata di 18 miliardi.
L'annuncio dell'indagine 301 e la minaccia di nuovi dazi
Nella parte finale del messaggio Trump ha annunciato l'apertura di un procedimento: "Avvieremo immediatamente un'indagine 301 sulla pratica di DERUBARE le aziende americane e, di conseguenza, il contribuente americano". La Sezione 301 del Trade Act statunitense consente all'amministrazione di aprire istruttorie su pratiche commerciali considerate sleali e di adottare misure ritorsive, compresi i dazi.
"L'Unione europea pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e altamente immorale, sulla quale l'ho costantemente messa in guardia", ha scritto il presidente. Le sanzioni, secondo Trump, "saranno interamente annullate" e ci si attende "una TARIFFA sostanziale da imporre il prima possibile".