Pensioni, l’Inps avverte: assegni a rischio per chi non comunica i redditi del 2022
EconomiaIntroduzione
Nuovo richiamo dell'Inps ai pensionati che percepiscono prestazioni collegate al reddito e non hanno ancora comunicato i redditi riferiti al 2022. Per gli interessati si apre una finestra utile per mettersi in regola ed evitare conseguenze più pesanti: chi non provvederà entro il termine fissato dall'Istituto subirà prima una trattenuta sull'assegno pensionistico e, successivamente, rischierà la perdita definitiva della prestazione con il recupero delle somme eventualmente incassate senza averne diritto. Le indicazioni operative sono contenute nel messaggio n. 2394 del 2026 dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale: ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Perché è richiesta la dichiarazione dei redditi
Le prestazioni assistenziali e previdenziali collegate al reddito vengono liquidate sulla base delle informazioni reddituali presenti negli archivi dell'Inps. Tuttavia, il mantenimento del diritto e la determinazione dell'importo spettante dipendono dalla verifica dei redditi effettivamente percepiti dal pensionato, motivo per cui l'Istituto effettua periodicamente specifiche campagne di controllo. La normativa stabilisce che i beneficiari debbano comunicare all'Inps i redditi rilevanti ogni volta che tali dati non risultino già trasmessi integralmente all'Amministrazione finanziaria. Se l'obbligo dichiarativo non viene rispettato nei tempi previsti, l'Istituto dispone inizialmente la sospensione della prestazione e, in caso di ulteriore inadempienza, procede alla revoca definitiva del beneficio, recuperando anche gli eventuali importi erogati e risultati non dovuti.
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I pensionati coinvolti nei controlli
La misura interessa i pensionati residenti in Italia titolari di prestazioni collegate al reddito per i quali non risulta acquisita la dichiarazione relativa ai redditi percepiti nel 2022, nell'ambito della campagna RED 2023, conclusasi il 31 marzo 2025. Tra i soggetti maggiormente interessati figurano i percettori di assegni sociali, pensioni di invalidità civile e assegni ordinari di invalidità che non dichiarano integralmente i propri redditi all'Agenzia delle Entrate oppure percepiscono redditi che, pur incidendo sul diritto alla prestazione, non confluiscono completamente nel Modello 730 o nel Modello Redditi. È il caso, ad esempio, di alcuni redditi da lavoro svolto all'estero, degli interessi maturati su depositi bancari, postali o titoli di Stato e di particolari compensi derivanti da collaborazioni coordinate e continuative o da attività di lavoro autonomo, anche occasionale.
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Chi è escluso dalla verifica
Sono invece esclusi dalla procedura i pensionati che dichiarano integralmente tutti i propri redditi attraverso i consueti modelli fiscali, poiché in questi casi l'Inps acquisisce automaticamente le informazioni dall'Agenzia delle Entrate senza richiedere ulteriori adempimenti.
La trattenuta prevista sui ratei di pensione
Per chi, nonostante il precedente sollecito, non aveva ancora trasmesso la dichiarazione reddituale entro il 31 marzo 2025, l'Inps applicherà una sospensione parziale della prestazione attraverso una trattenuta pari al 5% dell'imponibile pensionistico lordo riferito al mese di luglio 2026. La decurtazione sarà applicata sulle pensioni di agosto e settembre 2026 e rappresenta un ulteriore invito a regolarizzare la propria posizione prima dell'adozione dei provvedimenti definitivi. La misura non riguarda, invece, le pensioni di importo mensile pari o inferiore a 100 euro, per le quali non verrà effettuata alcuna trattenuta. Contestualmente, gli interessati riceveranno una comunicazione dedicata, consultabile anche nell'area riservata MyInps e, se disponibile, trasmessa tramite PEC o posta elettronica. Nell'avviso sarà indicata la scadenza del 15 settembre 2026, termine ultimo entro il quale presentare la dichiarazione reddituale relativa all'anno 2022.
Come mettersi in regola
Per evitare la revoca della prestazione, i pensionati interessati dovranno presentare una domanda di ricostituzione reddituale indicando tutti i redditi rilevanti percepiti nel corso del 2022. L'istanza può essere inoltrata direttamente online accedendo al sito dell'INPS con SPID di livello 2 o superiore, Carta d'Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi oppure eIDAS, utilizzando il servizio dedicato alla "Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008". In alternativa è possibile affidarsi ai patronati, che forniscono assistenza gratuita sia nella compilazione della domanda sia nella trasmissione telematica della documentazione richiesta.
Cosa accade se non si presenta la dichiarazione
Trascorso inutilmente il termine del 15 settembre 2026, l'Inps procederà alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite all'anno reddituale 2022. Oltre alla cessazione del beneficio, l'Istituto avvierà anche il recupero delle somme eventualmente corrisposte e successivamente risultate non spettanti. La revoca riguarderà anche i titolari di pensioni fino a 100 euro mensili, sebbene per queste prestazioni non sia stata applicata la trattenuta del 5%. L'esonero dalla decurtazione, infatti, non elimina l'obbligo di presentare la dichiarazione reddituale né impedisce l'adozione del provvedimento definitivo in caso di mancata regolarizzazione.
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