Introduzione
La riforma della previdenza complementare si arricchirà presto di un nuovo capitolo. Dopo l’introduzione, dal primo luglio, del meccanismo del silenzio-assenso per il Tfr nei fondi pensione, dal 31 ottobre è attesa un’altra novità importante legata al contributo datoriale. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Quello che devi sapere
Novità per il contributo datoriale
A essere interessata sarà infatti la quota che il datore di lavoro versa nel fondo pensione del dipendente, contribuendo così ad aumentare la futura pensione integrativa. Oggi questo contributo è previsto generalmente solo in caso di iscrizione ai fondi pensione chiusi, cioè quelli di categoria indicati dalla contrattazione collettiva. Proprio per questo rappresenta uno dei motivi principali per scegliere un fondo negoziale rispetto a un fondo aperto.
Cosa cambia dal 31 ottobre
Già oggi è possibile cambiare fondo pensione e trasferire tutta la posizione contributiva accumulata. Tuttavia, se il lavoratore passa da un fondo negoziale a un fondo aperto, in genere perde il diritto al contributo versato dal datore di lavoro, salvo specifici accordi aziendali. La novità interviene proprio su questo punto: il lavoratore potrà mantenere il diritto al contributo datoriale indipendentemente dal fondo scelto.
Il contributo datoriale: cos'è
Quando si parla di contributo datoriale si fa riferimento a una somma aggiuntiva che il datore di lavoro versa direttamente nel fondo pensione del lavoratore. Si tratta di un importo ulteriore, che si aggiunge al Tfr destinato alla previdenza complementare e all’eventuale contributo versato dal dipendente, alimentando la sua posizione individuale nel fondo pensione. Proprio per questo motivo, il contributo datoriale rappresenta un elemento importante nella scelta del fondo. Mese dopo mese, infatti, questa quota contribuisce ad aumentare il montante destinato alla futura rendita pensionistica.
La differenza tra fondi aperti e fondi negoziali
Oggi il contributo datoriale è previsto soprattutto nei casi di iscrizione ai fondi pensione chiusi, chiamati anche fondi negoziali. Sono i fondi di categoria indicati dalla contrattazione collettiva e istituiti attraverso accordi collettivi nazionali, aziendali o territoriali. Nei fondi aperti, invece, il contributo del datore di lavoro può essere riconosciuto solo se esistono specifici accordi aziendali. È proprio questa una delle principali differenze tra le due forme di previdenza complementare. Aderire al fondo negoziale previsto dal proprio contratto può infatti consentire al lavoratore di ricevere anche una quota a carico dell’azienda.
Il nodo dell’accordo tra sindacati e imprese
La norma è però al centro di attriti. Il 29 maggio Cgil, Cisl, Uil e le principali associazioni datoriali, tra cui Confindustria e Confcommercio, hanno firmato un avviso comune che vincola il contributo datoriale in esclusiva al fondo di categoria. Come riporta il Sole 24 Ore, l’accordo non può prevalere sulla legge, ma il rischio di contenzioso è concreto. L’applicazione della novità potrebbe quindi aprire una fase di confronto tra lavoratori, aziende, sindacati e fondi pensione.
Meccanismo del silenzio-assenso: cosa cambia
Da inizio luglio è entrato invece in vigore il nuovo meccanismo del silenzio-assenso per i lavoratori dipendenti del settore privato alla prima occupazione. L'iscrizione alla previdenza complementare scatta automaticamente fin dal primo giorno di assunzione, salvo rinuncia entro 60 giorni. Se il contratto collettivo non individua un fondo pensione di riferimento, l'adesione avviene al fondo Cometa. In assenza di una scelta diversa, il Tfr confluisce nel fondo pensione. Con l'iscrizione automatica si attivano anche i contributi previsti dal Ccnl, compreso quello del datore di lavoro. Per chi aveva già espresso una scelta in passato, invece, non cambia nulla.
Più flessibilità in pensione
La riforma modifica anche le modalità di erogazione delle prestazioni della previdenza complementare. Dal 1° luglio la quota del capitale riscuotibile al pensionamento è salita dal 50% al 60%, mentre continua a essere possibile ottenere l'intero montante nei casi previsti dalla legge. Oltre alla tradizionale rendita vitalizia, i fondi possono offrire nuove soluzioni, come rendite temporanee, pagamenti programmati o formule miste che combinano capitale e rendita. Restano inoltre in vigore le tutele che limitano cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità delle somme accumulate, salvaguardando il risparmio previdenziale.