Vendite online di abbigliamento, l'Italia è uno dei Paesi più virtuosi per i resi

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

In Italia, come ormai in tutto il mondo, spopola lo shopping tramite e-commerce anche dei vestiti. Nel nostro Paese si fanno in media meno resi rispetto alle altre nazioni. I consumatori italiani rimandano indietro circa il 15% dei capi di vestiario acquistati, ma nel quadro europeo si raggiungono picchi del 50%. Chi detiene la maglia nera riguardo ai resi è la Germania, secondo quanto riportato nel progetto di ricerca “Returns@Yocabe”, creato dal team Data Science di Yocabe, una società che analizza i dati e aiuta i brand a vendere meglio online, e dal gruppo di ricerca Intelligent Information Mining dell’Università degli Studi di Roma UnitelmaSapienza e di Sapienza Università di Roma. Lo studio è stato poi riportato da Il Sole 24 Ore.

Quello che devi sapere

Lo studio sui resi in Europa

Il progetto Returns@Yocabe è una guida con una mappa dettagliata dei prodotti più resi in Europa con un focus su Italia, Francia, Svizzera e Germania. A coordinare lo studio, citato da Il Sole 24 Ore, sono stati i docenti universitari Damiano Distante e Stefano Faralli. L’analisi è nata con l’obiettivo di analizzare, modellare e prevedere scientificamente il fenomeno dei resi sui canali e-commerce su cui l’azienda opera.

 

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Quali prodotti vengono maggiormente mandati indietro

Secondo lo studio, i prodotti più resi sono i vestiti da donna, mentre quelli meno inviati indietro sono relativi al mondo del beauty. Sul podio, in generale, c’è tutto l'abbigliamento femminile con i vestiti al primo posto, le gonne al secondo posto e i costumi al terzo. Abiti e gonne sono fortemente dipendenti dalla vestibilità, che varia considerevolmente tra brand, Paese di origine e taglia. 

 

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Più è alto il prezzo, più viene reso il capo

L’analisi rivela inoltre una correlazione tra prezzo retail e tasso di reso: al crescere del prezzo, il tasso di reso aumenta in modo quasi lineare perché spesso il prodotto non risponde alle aspettative di chi lo compra. I dati indicano la soglia dei 100 euro come punto di discontinuità: “Al di sopra, ogni 20 euro di prezzo in più aggiunge circa 3-4 punti percentuali di tasso di reso”.

 

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I costi dei resi

Solitamente per il consumatore il reso è offerto gratuitamente, ciò non significa che non abbia dei costi per l’azienda e per l’ambiente. Il Sole 24 Ore riporta che i costi diretti e indiretti dei resi variano da un minimo di 4 euro e può superare anche i 20 euro per i prodotti di fascia premium. “Questo significa che - sottolinea la ricerca - il costo reale dei resi può rappresentare il 20–30% del margine operativo di un’azienda”. Per Vito Perrone, fondatore e Ceo di Yocabe “ridurre il tasso anche solo del 3–5% genera impatti diretti sulla redditività, senza investimenti in nuovi canali”. 

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I dati dei resi in Europa

“Nel fashion online - ha spiegato Perrone - i resi sono parte strutturale del modello di business. L’obiettivo non è portarli a zero ma portare ogni mercato e ogni categoria verso il proprio benchmark di eccellenza, misurare continuamente, e trasformare ogni reso in un’opportunità di apprendimento”. La geografia dei resi vede la Germania prima con una percentuale del 59%. Ultima l’Italia con un tasso di reso del 14,7%. Quasi tutti i Paesi nel 2025 hanno registrato un “return rate” più alto rispetto a quello che avevano nel 2022: da circa il 34% al 42% (+7,7 pp), con 9 mercati su 11 in crescita e solo due in lieve flessione.

Perché si fa il reso?

Le donne fanno più resi rispetto agli uomini, con un differenziale medio di 5-10 punti percentuali. L’analisi dei motivi di reso presenta una sfida critica: il 53,8% dei resi non include alcun dettaglio motivazionale. Dei resi con motivazione dichiarata, il 27,1% cade nella categoria “don't like”, ovvero non piace all’acquirente. 

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L’impatto della logistica inversa

Da un’altra analisi del 2025 condotta dall’Università Liuc-Università Cattaneo, in collaborazione con SCS Consulting, il Politecnico di Milano e il CNR-Ismed di Napoli, è emerso che nel nostro Paese, il costo annuale della gestione dei resi si aggira attorno ai 2,5 miliardi di euro, mentre a livello globale, il trasporto dei resi produce ben 23 milioni di tonnellate di CO2. Inoltre, una parte significativa dei capi restituiti finisce per essere distrutta, con un tasso di smaltimento che può arrivare al 10%. L’impatto dei resi ha quindi un grave peso sia economico che di inquinamento ambientale. 

 

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