Shrinkflation, stesso prezzo meno quantità: i prodotti più colpiti dai gelati ai detersivi
EconomiaIntroduzione
Le confezioni si rimpiccioliscono, i costi si gonfiano. È l'effetto della "shrinkflation", fenomeno che in anche Italia sta investendo una vasta platea di prodotti di largo consumo, dai gelati ai cereali e fino alla cura della persona e della casa. Ecco perché.
Quello che devi sapere
Gelati più piccoli dell'11%
Come evidenzia un recente studio condotto dall'Osservatorio nazionale di Federconsumatori, dal 2022 ad oggi alcune marche di alimentari hanno tagliato sensibilmente la dimensione del prodotto senza tuttavia applicare una riduzione del costo. Il fenomeno riguarda da vicino molti gelati surgelati confezionati, che negli ultimi quattro anni sono più piccoli dell'11% ma risultano più cari di dieci punti percentuali.
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Cono più caro del 15%, stecco +14%
Secondo l'associazione per i consumatori il taglio sulla grammatura investe soprattutto i gelati su stecco, passati in quattro anni da 120 a 100 ml di volume, pari al 16,67% in meno, a fronte di un rincaro giunto al 14%. Non va meglio per i gelati su cono, il cui prezzo è salito del 15% mentre la quantità edibile è scesa dell'8%. I ghiaccioli costano come nel 2022 ma la una dimensione è scesa dell'8,57%.
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Dai cereali allo yogurt
L'ultima rilevazione Federconsumatori ha preso in esame soprattutto i prodotti di largo consumo tipici dell'estate, che nel caso dei gelati riguardano confezioni singole vendute presso bar o alimentari. La shrinkflation investe poi il reparto colazione con i cereali più "magri" del 15% a fronte di prezzi in salita intorno al 3%. Mentre lo yogurt, pur mantenendo lo stesso costo, sconta una grammatura ridotta dell'11,6%: di conseguenza il prezzo al chilo passa da 9,35 a 10,60 euro.
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Dal pomodoro alla birra
In alcuni casi, la quantità di prodotto venduto si mantiene su livelli sostanzialmente invariati e a crescere è il solo prezzo. La passata di pomodoro in quattro anni si è ridotta dell'1,43% mentre il costo registra aumenti a due cifre, pari a +16,81%. A vedere dimensioni ridotte sono poi i clienti che consumano abitualmente bibite gassate: fino al 10% in meno di bevanda senza ripercussioni positive sul prezzo, in salita del 7,50% in quattro anni. Non mancano casi limite come la birra, più cara oggi del 20,16% a fronte di un rimpicciolimento della lattina pari al 6%.
Fenomeno riguarda alcune marche
Non solo alimentari. Dai detersivi agli shampoo, fino a bagnoschiuma e ammorbidenti: i tagli ai volumi delle confezioni senza adeguamenti di prezzo toccano in modo netto anche i prodotti per la cura della persona e la pulizia della casa. Onf sottolinea che il fenomeno non investe tutti i prodotti che rientrano in una determinata categoria merceologica ma solo "alcune marche".
Obbligo informazione
Sul fronte della trasparenza, novità sono attese dal 15 luglio quando, salvo ritardi, dovrebbe entrare in vigore il decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che introduce l'obbligo di informazione sui prodotti rimpiccioliti. Secondo Federconsumatori spetterà ai dettaglianti avvisare i consumatori esponendo il messaggio nel punto vendita o sui canali online. L'obbligo coprirà una durata di tre mesi dalla data in cui il prodotto è stato messo in vendita con le modifiche alla grammatura. L'associazione sottolinea la necessità di estendere l'avviso non solo sulla riduzione della quantità ma anche sull'aumento di prezzo, al chilo o al litro.
Come riconoscere se un prodotto è stato ridotto
Come ricorda Altroconsumo la shrinkflation, neologismo che unisce il verbo "to shrink" (dall'inglese traducibile come "restringere") e "inflation" (la crescita dei prezzi) è una pratica fumosa che spesso risulta difficile da constatare anche nei prodotti acquistati di frequente. L'associazione riferisce di casi in cui gli operatori applicano una riduzione di grammi o di millimetri all'interno della confezione. In altri, lo stesso prodotto viene riproposto sul mercato con un nuovo packaging ma con rincari che talvolta superano il 30% sul prezzo.
Alcuni esempi
Nel 2024 Altroconsumo aveva riportato alcuni esempi eclatanti di una riduzione della sola grammatura. Su una nota marca di detersivi per piatti la confezione era passata da 1 litro a 850 ml e il prezzo salito da 1,30 a 2,55 al litro, il 55% in più. Una famosa marca di patatine aveva invece "accorciato" il tubo da 200 a 175 grammi aumentando del 22% il listino base.
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