Pensioni, le donne ricevono il 34% in meno rispetto agli uomini: i dati Inps

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

In Italia la differenza tra le retribuzioni per i lavoratori e le lavoratrici è ancora alta e si riflette sull’importo degli assegni pensionistici: le donne che lavorano ricevono in media stipendi di circa un quarto più bassi rispetto agli uomini e quindi vanno in pensioni con importi inferiori. È il quadro fotografato dal Rendiconto sociale del Civ-Inps, secondo il quale nel 2025 l'importo medio delle pensioni previdenziali (di invalidità, vecchiaia e superstiti) è stato in media di 1.876,1 euro lordi al mese, ma per le donne si è fermato a 1.491,7 euro, inferiore del 34% ai 2.260,6 euro medi mensili degli uomini. 

Quello che devi sapere

Il gender pay gap nel lavoro privato

Nel 2024, ultimo dato disponibile, le retribuzioni medie giornaliere per i lavoratori del settore privato sono state pari a 111,1 euro per gli uomini e 82,6 per le donne, con una differenza del 25,65%. La differenza negli importi tra uomini e donne per le pensioni previdenziali sfiora il 45% per gli assegni di vecchiaia dei dipendenti privati.

 

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Scarto massimo nel settore immobiliare

Il dato sulle retribuzioni risente di vari fattori: le donne ricoprono spesso ruoli con qualifiche inferiori rispetto ai loro colleghi. C’è poi il fattore part time, più diffuso tra le lavoratrici che tra i lavoratori. La differenza è massima nel settore delle attività immobiliari, dove lo scarto di genere è del 40,1%: le retribuzioni delle donne sono in media di 80,4 euro al giorno, quelle degli uomini di 134,3 euro. Per fare qualche altro esempio, nelle attività manifatturiere la differenza è del 19,6% (99,8 euro per le donne, a fronte dei 124,1 degli uomini). Nel commercio si raggiunge il 23,6% (77,9 euro, a fronte di 101,9).

 

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Il gender pay gap nel settore pubblico

L'importo medio più alto è quello della Gestione dei dipendenti pubblici, con una media di 1.940,4 euro per le donne e di 2.705,9 per gli uomini (2.323,2 euro medi). Guardando alla paga giornaliera, il divario è ben più contenuto rispetto al lavoro privato: 113,5 euro per le donne e 142,7 euro per gli uomini (con una differenza del 20,5%). Si evidenzia poi come in questo settore le lavoratrici abbiano solitamente carriere contributive più lunghe in media rispetto a quello privato. 

 

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Le attività con le paghe più alte

Il settore nel pubblico con la paga giornaliera più alta è quello dell'università e la ricerca: in media 158,5 euro per le donne e 194,2 euro per gli uomini, con una differenza del 18,4%. Nel privato è quello dell'estrazione di minerali, cave e miniere: 177,7 euro al giorno in media per le donne e 172 per gli uomini (questo è anche l'unico settore nel quale il dato è migliore per le donne).

 

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Il lavoro domestico è quello con i salari più bassi

Al contrario, tornando al privato, il settore in cui i salari sono in media più bassi è quello del lavoro domestico: 54,2 euro medi per le lavoratrici e 66,7 euro medi per i lavoratori (lo scarto di genere qui è del 18,7%).

Aumenta l’età pensionabile in tutta Italia

Dall’ultimo Rendiconto sociale emerge anche come in tutta Italia sia aumentata l’età pensionabile. Le regioni in cui si esce dal mondo del lavoro più tardi sono però quelle del Sud. Anche sotto questo profilo permane comunque uno scarto tra uomini e donne. Nel 2025 le donne sono andate in pensione di vecchiaia e anticipate in media a 65,4 anni (un anno in più rispetto al 2022) e gli uomini a 64,1 anni (a fronte dei 63,7 del 2022).

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La sfiducia degli italiani per le pensioni future

In generale, secondo quanto emerge da un rapporto curato da Assogestioni Censis, c'è sfiducia dei lavoratori sia sull'importo di pensione che riceveranno sia sul momento nel quale potranno riceverlo. Oltre il 56% dei lavoratori intervistati teme di dover aspettare i 70 anni per lasciare il lavoro e oltre il 70% ritiene che l'assegno sarà inferiore al 60% della propria busta paga.

 

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