Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato oltre 282mila persone, il dato più alto mai registrato. Aumentano gli anziani assistiti, le persone sole, i bisogni sanitari e i lavoratori poveri. Oltre la metà delle richieste di aiuto arriva da famiglie con figli minori
Nel 2025 la rete Caritas in Italia ha accompagnato 282.539 persone, un dato che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari, poiché gli interventi sono rivolti all’intera famiglia. Si tratta del numero più alto mai registrato e segna un aumento dell’1,7% rispetto al 2024. È quanto emerge dal Rapporto “La povertà in Italia secondo i dati della Rete Caritas”, diffuso oggi, che fotografa una condizione di disagio sempre più diffusa e duratura. I dati provengono da 3.520 servizi informatizzati presenti in 206 diocesi italiane, pari al 94,5% del totale.
Caritas: “Povertà sempre più stabile e diffusa”
La povertà, si legge nel dossier, “tende sempre più a perdere il carattere dell'eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una 'strutturale normalità'". "Non si registrano flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia, a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie”, prosegue il Rapporto.
Tra gli aspetti più rilevanti evidenziati dal report c’è l’aumento della componente anziana.
Negli ultimi dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di un incremento complessivo dell’utenza pari al 48%. “È un dato che richiama l'attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale”, sottolinea Caritas.
Crescono la solitudine e i bisogni sanitari
Nello stesso periodo è aumentato anche il numero delle persone sole, passate dal 23,8% al 32,9% del totale. Molte delle storie intercettate dai servizi Caritas sono segnate “da eventi critici, quali lutti, separazioni o altre forme di rottura biografica, che possono compromettere la disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali”. In questo contesto, la povertà appare sempre più legata alla perdita di punti di riferimento e di reti di supporto. Il rapporto segnala inoltre una crescita dei bisogni sanitari, aumentati del 69%, compresi quelli di natura psicologica. Parallelamente aumenta il peso dei lavoratori poveri, persone che pur avendo un impiego non riescono a uscire da condizioni di vulnerabilità economica e sociale. Questo fenomeno “assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni”. Nel 2015 questa quota si fermava al 13,3%.
Famiglie con figli, emergenza casa e povertà cronica
Secondo il report statistico elaborato da Caritas italiana, “le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori”. "Resta molto forte - si legge - anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone "senza casa" e "senza tetto" incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L'abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro". I dati mostrano infine il livello più alto, dal periodo pre-pandemico, della presenza di persone in povertà cronica e dell'intensità della povertà. Le persone incontrate dalla rete Caritas “sono, in molti casi, sempre più povere e permangono in questa condizione sempre più a lungo”. Diminuisce invece la quota dei nuovi poveri, che si attesta al 37,6%. Cresce parallelamente l’Isee medio familiare, passato da 4.315 a 4.974 euro. Un dato che, sottolinea il rapporto, “non deve essere interpretato come un miglioramento delle condizioni economiche, bensì come il segnale di un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno”.