Banche italiane, utili record per 47,5 miliardi di euro nel 2025: lo studio

Economia

Nel periodo 2018-2025 le banche hanno accumulato 209,6 miliardi di utili e versato 43 miliardi di imposte, con un tax rate medio del 20,5%. Unimpresa giudica "equilibrato" l'approccio del governo e chiede maggiore equità fiscale a favore delle piccole e medie imprese

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Le banche italiane hanno chiuso il 2025 con un utile netto di 47,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 46,5 miliardi del 2024 e ai 40,6 miliardi del 2023. Lo evidenzia un'analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui le imposte versate sono state pari a 9,1 miliardi, con un tax rate del 19,2%, in calo rispetto agli anni precedenti. I ricavi complessivi hanno raggiunto 110,2 miliardi, mentre il margine di interesse è sceso a 59,9 miliardi dopo il picco del biennio 2023-2024. 

Andamento del quinquennio

I costi operativi si sono attestati a 57,8 miliardi, in lieve riduzione rispetto ai 58,6 miliardi del 2024. Secondo il Centro studi di Unimpresa, nel quinquennio 2021-2025 il sistema bancario italiano ha generato 493,8 miliardi di ricavi, 176,5 miliardi di utili netti e 35,1 miliardi di imposte, con un tax rate medio del 19,9%. I costi operativi aggregati su cinque anni ammontano a 284,7 miliardi, mentre il margine di interesse complessivo raggiunge 270,4 miliardi di euro.

L'evoluzione dal 2018 al 2025

La serie storica mostra una crescita costante degli aggregati principali. Nel 2018 i ricavi erano pari a 82,3 miliardi e l'utile netto a 15,1 miliardi. Nel 2019 l'utile è salito a 15,8 miliardi, mentre il 2020 ha segnato il minimo del periodo con 2,2 miliardi. Nel 2021 è iniziata una ripresa progressiva, culminata nel 2022 con utili per 25,5 miliardi. Sul totale 2018-2025, il sistema bancario italiano ha cumulato 736,6 miliardi di ricavi, 209,6 miliardi di utili netti e 43 miliardi di imposte, con un tax rate medio del 20,5%.

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La valutazione di Unimpresa

"Il governo ha adottato un approccio equilibrato e responsabile nei confronti del settore bancario. Di fronte a utili molto elevati, soprattutto negli anni caratterizzati dall'aumento dei tassi d'interesse, l'esecutivo di Giorgia Meloni è intervenuto con misure mirate che hanno consentito di rafforzare il contributo delle banche ai conti pubblici senza compromettere la solidità patrimoniale degli istituti e la loro capacità di finanziare famiglie e imprese - commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora - . È una linea che giudichiamo corretta e coerente. Il contributo chiesto dal governo al settore bancario è piuù che giustificato. Negli ultimi otto anni le banche hanno accumulato oltre 209 miliardi di utili netti, versando al fisco 43 miliardi di euro, con un tax rate medio del 20,5%. Si tratta di un livello di imposizione significativamente inferiore rispetto a quello sostenuto da gran parte delle imprese italiane, in particolare dalle piccole e medie aziende che rappresentano l'ossatura del sistema produttivo nazionale". 

Il tema dell'equità fiscale 

Spadora sottolinea che una quota dei profitti straordinari deve contribuire alle priorità del Paese e al sostegno dell'economia reale. "Resta naturalmente aperto il tema di una maggiore equità complessiva del sistema fiscale. Le piccole e medie imprese continuano a sopportare un carico tributario molto elevato e su questo fronte occorre fare di più".

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