L'azienda presenterà nei prossimi giorni la documentazione preliminare per la quotazione in borsa (IPO), secondo quanto riportato da diversi media statunitensi. Si tratta di un segnale di una possibile accelerazione dei tempi per la quotazione a Wall Street. Dopo l’ultimo ingente round di finanziamento da 122 miliardi di dollari a marzo, la società creatrice di ChatGPT ha raggiunto una valutazione di 852 miliardi di dollari
OpenAI presenterà nei prossimi giorni la documentazione preliminare per la quotazione in borsa (IPO), secondo quanto riportato da diversi media statunitensi, un segnale di una possibile accelerazione dei tempi per la quotazione a Wall Street. Dopo l'ultimo ingente round di finanziamento da 122 miliardi di dollari a marzo, la società creatrice di ChatGPT ha raggiunto una valutazione di 852 miliardi di dollari. Contattata da AFP, l'azienda non ha rilasciato dichiarazioni. Secondo diverse fonti, la documentazione sarà riservata, ovvero non sarà resa pubblica.
OpenAi punta a raccogliere oltre 60 miliardi di dollari
La presentazione della documentazione alla Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense non garantisce una tempistica precisa, poiché alcune aziende addirittura abbandonano i propri piani dopo questo passaggio. Questo segnale indica la volontà di quotarsi in Borsa a breve, mentre molti si aspettavano, nella migliore delle ipotesi, un primo passo entro la fine dell'anno, o addirittura nel 2027. Ancora lontana dall'essere redditizia, OpenAI ha un enorme fabbisogno di capitali per finanziare il suo rapido sviluppo. Lo sviluppo e l'utilizzo di modelli di intelligenza artificiale richiedono quindi un'enorme potenza di calcolo, fornita da data center, dai loro chip e dai loro server. Secondo diverse testate giornalistiche, OpenAI punta a raccogliere circa 60 miliardi di dollari con la sua IPO.
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Anche Musk verso la quotazione di SpaceX
La presentazione della domanda di quotazione avverrebbe mentre SpaceX si prepara a quotarsi sul Nasdaq, la Borsa elettronica di New York, a metà giugno. Seguirebbe inoltre, a pochi giorni di distanza, il verdetto favorevole emesso lunedì da una giuria californiana nel processo tra Elon Musk e i due principali dirigenti di OpenAI, Sam Altman e Greg Brockman. I giurati hanno stabilito che le accuse dell'uomo più ricco del mondo erano prescritte. Una decisione sfavorevole avrebbe potuto compromettere seriamente il futuro della startup di San Francisco, costringendola a ritornare al suo status di organizzazione no-profit. Un simile esito avrebbe rischiato di scoraggiare gli investitori e di precludere la possibilità di una quotazione in Borsa.