Istat, prezzi in aumento: dal 2019 i salari hanno perso l'8,6% del potere d'acquisto

Economia

Secondo il tradizionale report annuale redatto dall'Istituto di statistica, la guerra in Medioriente ha contribuito all'impennata dei prezzi e alla riduzione delle prospettive di crescita del nostro Paese. Anche nel ceto medio, il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà

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L'economia italiana resiste agli choc e cresce più della Germania, ma fatica a fare un cambio di passo come quello compiuto dalla Spagna e il caro energia e le pressioni inflazionistiche pesano sulle prospettive di crescita. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale in cui fotografa un Paese che sconta ancora "criticità strutturali" legate alla debolezza della produttività e "ai ritardi" negli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. Lo scenario per l'Italia, spiega l'istituto, "resta caratterizzato dalla prevalenza di rischi al ribasso, ma le stime più recenti dei principali previsori italiani e internazionali indicano comunque il mantenimento di un ritmo di crescita simile a quello osservato nel 2025". Nell'anno appena trascorso il Pil è aumentato in termini reali dello 0,5%, dopo lo 0,8% del 2024. La crescita è stata sostenuta dalla domanda nazionale (+1,5 punti percentuali), trainata dai consumi delle famiglie (+1%) e dalla ripresa degli investimenti fissi lordi (+3,5%, dopo il -3,1 dell'anno precedente). La domanda estera netta ha invece sottratto 0,7 punti alla crescita, per effetto di un aumento delle importazioni in volume (+3,6%) superiore a quello delle esportazioni (+1,2%).

Prospettive aggravate dalle tensioni geopolitiche in Medioriente

"Le prospettive economiche per il 2026" - osserva l'Istat - "sono condizionate dall'aggravarsi delle tensioni geopolitiche in Medioriente, che hanno determinato negli ultimi mesi una forte risalita dei prezzi energetici (oltre 120 dollari al barile il Brent ad aprile) e una ripresa delle pressioni inflazionistiche. Il clima di fiducia dei consumatori ha subito un forte peggioramento a partire da marzo, mentre le imprese sembrano prefigurare una maggiore resilienza, mostrando però anch'esse un deterioramento della fiducia ad aprile. In un contesto non certo semplice, la stima preliminare del Pil italiano per il primo trimestre ha indicato una variazione positiva dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e una crescita acquisita per il 2026 pari allo 0,5%". Nel 2025, il confronto con le altre maggiori economie europee evidenzia per l'Italia "una performance economica inferiore alla Francia (+0,9%) e soprattutto alla Spagna (+2,8%), ma superiore a quella della Germania (+0,2%)". Il mercato del lavoro, secondo l'istituto, "ha proseguito la fase di espansione, caratterizzata da un aumento dell'occupazione stabile e da una riduzione della disoccupazione, pur permanendo un ritardo nel tasso di occupazione rispetto alla media europea". Sul fronte dei prezzi, il processo di stabilizzazione dell'inflazione, che risultava consolidato nel 2025, "è messo a rischio dalle nuove pressioni al rialzo sulle quotazioni delle materie prime energetiche, che potrebbero incidere negativamente sul potere d'acquisto e sull'attivita' economica". 

Retribuzioni contrattuali hanno perso l'8,6% del potere d'acquisto

"Le pressioni al rialzo sul mercato dei beni energetici, generate dal conflitto in Medioriente, e la conseguente crescita dell'inflazione potrebbero, a seconda della persistenza di tale scenario, rallentare la fase di recupero o addirittura determinare un nuovo periodo di perdita del potere di acquisto", scrive ancora l'Istat nel rapporto annuale che registra come le retribuzioni contrattuali nel 2025 abbiano portato, per il secondo anno, a un recupero in termini reali, anche come ma rimanga una perdita di potere d'acquisto dell'8,6% dal 2019. Anche nel ceto medio, il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà.

Over 50 il 42% dei lavoratori, limite per innovazione e Ia

Il buon andamento del mercato del lavoro italiano, si legge ancora, "avviato nel post-pandemia, è stato trainato dall'aumento dell'occupazione delle persone con 50 anni e più, che rappresentano una quota particolarmente consistente degli occupati, pari a circa il 42% nel 2025". Secondo il rapporto, "l'invecchiamento della forza lavoro frena l'innovazione". L'uso dell'intelligenza artificiale è triplicato tra il 2023 e il 2025 (lo utilizza il 16% delle imprese), ma il 50% delle Pmi incontra un ostacolo nella carenza di competenze. 

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