Pagamenti imprese, sulle tempistiche l'Italia è lontana dai Paesi più virtuosi
Secondo i dati che emergono dallo Studio Pagamenti 2026 di CRIBIS, che verrà presentato il 7 maggio agli IBM Studios di Milano, nel nostro Paese la percentuale di aziende che pagano alla scadenza (entro 30 giorni) cala di 1,7 punti percentuali rispetto al 2024. I Paesi del Nord Europa si confermano ai vertici mondiali della puntualità. Al Sud il quadro resta invece più variegato
Non solo accordi commerciali, partnership e progetti a lungo termine. Anche le tempistiche di pagamento rappresentano un fattore cruciale per la stabilità finanziaria e la competitività delle imprese, incidendo direttamente sulla gestione della liquidità e sui rapporti lungo le varie filiere. Le differenze tra Paesi sono molto ampie: se gli Stati Uniti mostrano un quadro complessivamente stabile, con una buona tenuta della puntualità nei pagamenti, l’Europa si muove invece in ordine sparso, con un assetto disomogeneo dove, accanto a sistemi virtuosi e altamente puntuali, persistono divari strutturali. E l’Italia? Nel nostro Paese la percentuale di aziende che pagano alla scadenza (entro 30 giorni) cala di 1,7 punti percentuali rispetto al 2024, mentre il numero di aziende con ritardi gravi (oltre i 90 giorni) diminuisce dello 0,3%. Sono i dati che emergono dallo Studio Pagamenti 2026 di CRIBIS - società del gruppo CRIF, specializzata nel fornire informazioni, soluzioni e consulenza alle imprese - che verrà presentato il 7 maggio agli IBM Studios di Milano.
I problemi legati a tempistiche di pagamento lunghe
Ogni Paese ha le sue regole. In Italia, ad esempio, i pagamenti tra imprese private sono regolati con il decreto legislativo n.231/2002 (e successivi aggiornamenti) che stabilisce che il debitore deve pagare entro 30 giorni. Possono però essere fissati dei termini più lunghi, di 60 giorni (e oltre), purché esplicitamente indicati. A livello generale, i ritardi nei pagamenti non contribuiscono solo al rallentamento dell’attività economica delle imprese, ma possono generare un effetto domino su tutta la filiera. Se l’impresa non viene pagata per tempo, infatti, a sua volta potrebbe riscontrare delle difficoltà nel pagare i suoi fornitori; tale mancato pagamento, potrebbe far rallentare l’attività di produzione, con un impatto diretto sulla produttività e sul business delle imprese.
"È proprio per questo che monitorare i comportamenti di pagamento lungo tutta la filiera non è un esercizio retrospettivo, ma una necessità strategica – spiega Marco Preti, AD di Cribis –. I dati sui pagamenti sono oggi uno degli indicatori più affidabili per anticipare tensioni finanziarie, identificare anelli deboli nella catena del valore e prendere decisioni più consapevoli. In un contesto come quello attuale, in cui l'incertezza è strutturale, chi riesce a munirsi di strumenti di analisi predittiva per leggere questi segnali in anticipo, trasforma l'informazione in vantaggio competitivo".
Le differenze in Europa
In questo contesto, lo Studio Pagamenti di CRIBIS è considerato il principale osservatorio italiano sul credit management ed è basato su oltre 2 miliardi di esperienze di pagamento raccolte attraverso la rete CRIBIS iTrade in 37 Paesi del mondo che rappresentano oltre il 90% del PIL. Lo studio analizza e confronta le abitudini di pagamento delle imprese in Italia e nel mondo. E il quadro che ne emerge è complessivamente frammentato. I Paesi del Nord Europa si confermano ai vertici mondiali della puntualità dei pagamenti. Al Sud, il quadro resta invece più variegato. In Italia la percentuale di aziende che pagano con puntualità è pari al 43,4%, in calo di 1,7 punti percentuali rispetto al 2024, mentre la percentuale di aziende con ritardi gravi diminuisce di 0,3 punti percentuali ed è pari al 4,1%. Il nostro Paese si posiziona al 21esimo e al 28esimo posto nelle classifiche europee e mondiali delle nazioni più virtuose (lo scorso anno eravamo rispettivamente al 16esimo e al 24esimo posto, ndr).
Dagli Usa alla Cina
Se si guarda invece al Nord America il quadro dei pagamenti si mantiene complessivamente stabile. Gli Stati Uniti registrano una quota di pagamenti puntuali pari al 60,3%, confermando una buona tenuta del sistema economico e della liquidità delle imprese, nonostante diverse tensioni commerciali avviate dal presidente Trump. In Asia, invece, emerge un panorama fortemente eterogeneo, con andamenti dei pagamenti molto diversi da Paese a Paese. Tra questi spicca la Cina, che negli ultimi anni ha aumentato molto la sua puntualità di pagamento, passando dal ~25% del 2021 al 57,4% del 2025. Un risultato trainato dalla forte digitalizzazione e dall'integrazione nelle supply chain globali.
Preti, AD di CRIBIS: "Fondamentale rafforzare la cultura del credito"
Per Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS, "questo andamento non può essere letto in modo isolato, ma va inserito in un contesto macroeconomico e geopolitico che nel 2025 è stato caratterizzato da forti discontinuità. Le tensioni internazionali ancora persistenti, a partire dal conflitto in Ucraina e dalle instabilità in Medio Oriente con impatti diretti sulle rotte commerciali, hanno continuato a generare volatilità nei costi energetici e nelle catene di approvvigionamento". Allo stesso tempo, ricorda, "il confronto internazionale evidenzia che esistono modelli più resilienti. I Paesi che performano meglio sono quelli in cui le imprese hanno adottato approcci strutturati alla gestione del rischio di credito, facendo leva su dati avanzati, strumenti predittivi e processi decisionali più evoluti".