o scrive il capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, Alfred Kammer, in un'analisi sull'Imf Blog. La regione "deve rispondere agli shock energetici con politiche disciplinate che tutelino le fasce vulnerabili e rafforzino la resilienza"
L'Unione Europea potrebbe "sfiorare la recessione, con l'inflazione in avvicinamento alla soglia del 5%. Nessun Paese europeo ne è immune". Lo scrive il capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, Alfred Kammer, in un'analisi sull'Imf Blog. La regione "deve rispondere agli shock energetici con politiche disciplinate che tutelino le fasce vulnerabili e rafforzino la resilienza", nota Kammer. Lo shock energetico, di entità inferiore rispetto a quello del 2022 e radicato ora nel conflitto in Medioriente, "sta pesando sulla crescita e spingendo l'inflazione al rialzo". L'Fmi stima l'inflazione 2026 al 2,8% dal 2,5% del 2025.
L'analisi
Kammer sottolinea che "alcuni Paesi, come la Danimarca o la Svezia, con livelli di debito comparativamente basso, dispongono dello spazio necessario per attuare politiche di bilancio anticicliche, a differenza di Francia e Italia". La tentazione è "di limitarsi a bloccare l'aumento dei prezzi, ricorrendo a tetti massimi, sussidi generalizzati o tagli alle accise sui carburanti": sono, tuttavia, "misure imprudenti". Il sostegno "non mirato avvantaggia in modo sproporzionato le famiglie a reddito più elevato", che consumano più energia, si legge ancora nell'analisi. Durante la crisi del 2022, i governi europei hanno stanziato in media il 2,5% del Prodotto interno lordo per pacchetti di sostegno energetico, di cui oltre due terzi non mirati. Un'analisi del Fmi evidenzia che compensare integralmente il 40% delle famiglie a reddito più basso per l'intero aumento dei costi energetici avrebbe richiesto appena lo 0,9% del Pil.
Gli effetti del conflitto in Iran
Quali effetti sta avendo l'Iran sull'economia europea? "Prima della guerra – spiegava Kammer in un’intervista a La Repubblica un paio di giorni fa - preparavamo un aggiornamento positivo della crescita. La ripresa procedeva come previsto e lo slancio era un po' più forte. L'impatto sull'area euro è una perdita cumulativa di produzione in due anni pari a 0,5 punti percentuali e l'Italia è in questa media. L'effetto si manifesta attraverso due canali: uno è l'aumento dei prezzi dell'energia, l'altro è la riduzione della domanda esterna. Quanto all'inflazione, prevediamo un aumento di 0,6 punti in media, in tutta l'area euro. Il problema è che siamo ancora in guerra e c'è un'alta incertezza". Cosa significa? "Secondo lo scenario più grave – diceva ancora Kammer - le perdite di produzione nell'area euro sarebbero pari allo 0,9% quest'anno e allo 0,8 il prossimo". La soluzione dipende solo dalla guerra o anche dalle decisioni economiche dei paesi? "Principalmente dalla guerra, ma le cose possono peggiorare se i paesi smettono di coordinarsi e impongono controlli sulle esportazioni. Non si tratta solo di petrolio e gas, ma anche prodotti specialistici e fertilizzanti”.