Pil Italia nel 2026 e 2027, con guerra in Iran impatto fino a 0,4%: nota Upb

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Il Fondo Monetario Internazionale rivede le stime su deficit e debito italiano: disavanzo in calo dal 2026, ma rapporto debito/Pil in lieve aumento. A livello globale, finanze pubbliche più fragili: deficit al 5% del Pil, debito verso il 100% entro il 2029

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L'effetto della guerra sul Pil italiano oscilla tra 0,2 e 0,4 punti percentuali, a seconda dell'evoluzione dei traffici petroliferi nello Stretto di Hormuz. È quanto emerge dalla Nota sulla congiuntura di aprile 2026 elaborata dall'Ufficio parlamentare di bilancio, che prende in considerazione due scenari.

Gli scenari 

Nel caso in cui la tregua si consolidi e lo Stretto di Hormuz venga progressivamente riaperto, l'Upb prevede una graduale normalizzazione delle forniture e dei prezzi. La crescita del Pil registrerebbe un peggioramento rispetto allo scenario pre-conflitto di 0,2 punti percentuali sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l'inflazione registrerebbe un aumento quest'anno di 1,3 punti percentuali e il prossimo di 0,5 punti. Se le tensioni dovessero protrarsi, pur senza sfociare in un'escalation militare, la riduzione della crescita del Pil sarebbe di poco meno di mezzo punto sia nel 2026 che nel 2027 mentre l'inflazione crescerebbe di 1,3 punti nel 2026 e di 1,1 punti nel 2027.

L'andamento del Pil nel primo trimestre 2026

Secondo l'Upb, nel primo trimestre 2026 il Pil italiano è cresciuto tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento, "con ampi margini d'incertezza". L'Ufficio parlamentare di bilancio rileva che, "considerando diversi indicatori tempestivi, nel primo trimestre del 2026 il Pil avrebbe rallentato rispetto all'ultimo trimestre del 2025 e la sua crescita si attesterebbe tra uno e due decimi di punto percentuale, con margini d'incertezza comunque elevati a causa dell'instabile contesto globale". L'Upb segnala inoltre la debolezza del manifatturiero, un moderato andamento dei servizi e un rallentamento delle costruzioni. "Gli effetti del conflitto in Medio Oriente dovrebbero manifestarsi nei dati sull'attività economica dei successivi trimestri", sottolinea la Nota. 

Le nuove stime su deficit e debito dell'Italia

Nel quadro del Fondo Monetario Internazionale, il deficit italiano è atteso in calo al 2,8% nel 2026 e al 2,6% nel 2027. Il Fmi, nel Fiscal Monitor, precisa che il 3,1% del 2025 è "preliminare" e "soggetto a revisione". L'aggiornamento è atteso il 22 aprile. Sul fronte del debito, il rapporto debito/Pil è in rialzo: dal 137,1% del 2025 al 138,4% del 2026 e al 138,8% del 2027. In Italia "la razionalizzazione delle spese fiscali, il miglioramento della compliance tributaria e il collegamento del consolidamento fiscale con iniziative per favorire la crescita, come la continua attuazione degli investimenti del Pnrr, potrebbero contribuire a ridurre l'elevato debito pubblico e a innalzare la produttività".

Le tendenze globali

A livello internazionale, il deficit fiscale globale si è attestato al 5% del Pil nel 2025 mentre il debito pubblico lordo ha raggiunto il 94% del Pil e, secondo le proiezioni del Fmi, toccherà il 100% entro il 2029, un anno prima di quanto previsto appena 12 mesi fa. Le finanze pubbliche, si legge nel Fiscal monitor, sono più deboli in molti Paesi rispetto al periodo pre-pandemico. La spesa per interessi è cresciuta rapidamente, passando dal 2 a quasi il 3% del Pil in soli quattro anni. Parallelamente, si è ampliato il divario tra i piani fiscali a medio termine dei vari Paesi e quanto sarebbe necessario per stabilizzare il debito a livello globale

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Il monito del Fmi

"Più il consolidamento fiscale sarà rimandato, più difficile sarà far fronte alle prossime crisi". È il monito di Rodrigo Valdes, a capo del Dipartimento degli affari fiscali del Fmi, lanciato nel corso della presentazione del Fiscal monitor. Valdes ha ricordato che gli effetti della guerra in Medio Oriente stanno mettendo sotto pressione i bilanci dei Paesi, i cui margini di risposta sono "ben diversi e minori" rispetto a quelli pre-pandemici. L'attuale situazione sconta una crisi sul lato dell'offerta, per ora dell'energia, "in un contesto segnato dall'incertezza".

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