Dalle Filippine al Bangladesh, le prime misure per conservare le scorte di carburante
EconomiaIntroduzione
Sono diversi gli Stati, soprattutto asiatici, che stanno ricorrendo a strategie per affrontare la crisi degli approvvigionamenti di carburante innescata con il conflitto in Medio Oriente. Si va dal potenziamento dello smartworking agli incentivi per usare il trasporto pubblico e rinunciare quindi agli spostamenti in auto. Ecco alcune delle soluzioni messe in campo.
Quello che devi sapere
Filippine
Le Filippine sono state il primo Paese al mondo a decretare lo stato di emergenza energetica nazionale, a fine marzo, a causa della guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha parlato di “pericolo imminente” per l'approvvigionamento energetico del Paese. Le Filippine, del resto, dipendono in gran parte dai transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, dato che importano circa il 90% del loro fabbisogno di petrolio greggio dal Medio Oriente, principalmente da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
In alcune città è stato stabilito di dare accesso gratuito ai trasporti pubblici in autobus a studenti e lavoratori e il governo ha iniziato a fornire un sussidio di 5.000 pesos filippini (83 dollari) ai tassisti in moto e ad altri lavoratori del trasporto pubblico in tutto il Paese, per aiutarli a far fronte all'impennata dei prezzi della benzina e del diesel.
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Corea del Sud
In Corea del Sud il governo ha già contingentato l’impiego delle auto private dei dipendenti pubblici e presto potrebbe fare altrettanto con chi lavora nel settore privato, se le quotazioni del greggio salissero ancora. Il presidente Lee Jae Myung ha lanciato un monito storico ai suoi cittadini, chiedendo loro di “risparmiare ogni goccia di carburante”.
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Indonesia
In Indonesia, dal 4 aprile, i dipendenti pubblici devono lavorare da casa il venerdì. Il settore privato invece è incoraggiato a prendere in considerazione soluzioni simili, senza obblighi, al momento. Il ministro dell’Economia, Airlangga Hartarto, ha poi decretato che i veicoli privati saranno limitati all’acquisto di non più di 50 litri di carburante al giorno. Il governo ha fatto sapere anche che cercherà di dimezzare i viaggi ufficiali nazionali e di ridurre i viaggi internazionali.
Malesia
Misure simili sono entrate in campo anche in Malesia dove, secondo il Financial Times, è stata introdotta una politica di smart working per i dipendenti pubblici a partire dal 15 aprile. I dipendenti che risiedono nei principali centri amministrativi, inclusa la capitale Kuala Lumpur, con un tragitto casa-lavoro di sola andata superiore a 8 chilometri, possono lavorare da remoto fino a tre giorni a settimana. Sono esentati i lavoratori essenziali, compresi quelli impiegati nei settori della sicurezza, della difesa, della sanità e dell’istruzione.
Bangladesh
In Bangladesh, il governo ha ordinato ai dipendenti pubblici di “tagliare l’uso di elettricità spegnendo le luci non necessarie e limitando l’aria condizionata”. Inoltre, il governo ha deciso di tagliare di un'ora gli orari lavorativi degli uffici. Negozi e centri commerciali dovranno chiudere entro le 18 per ridurre i consumi di energia. Ma hotel, farmacie, esercizi di servizi essenziali e mercati alimentari rimarranno esclusi da queste restrizioni. Secondo l'Afp, le autorità del Bangladesh hanno anche vietato le luci decorative durante i matrimoni.
Haiti
Nei Caraibi, invece, il governo di Haiti, come scrive il Washington Post, ha annunciato nuove misure di austerità. Le autorità del Paese hanno imposto il divieto di acquisto di nuovi veicoli. Verranno anche ridotte le spese per il carburante delle istituzioni pubbliche e i viaggi all'estero saranno limitati alle missioni essenziali autorizzate dal Primo ministro.
Egitto
Mentre in Egitto è scattato l'orario di chiusura anticipata per negozi e ristoranti alle 21, insieme a una serie di altre misure volte a risparmiare energia. Dal provvedimento sono comunque esentate le strutture turistiche. Il governo aveva annunciato già il 18 marzo diverse misure per ridurre i consumi, tra cui la chiusura alle 21 delle attività commerciali in tutto il Paese dal sabato al mercoledì, mentre giovedì (che in Egitto è un prefestivo), venerdì, nei giorni festivi e nelle ricorrenze pubbliche, l'orario di chiusura sarà esteso alle 22. Anche le società sportive, i circoli ricreativi e i centri giovanili devono rispettare le nuove restrizioni. Il primo ministro Mostafa Madbouly ha affermato che le misure rappresentano parte della risposta dell'Egitto a quello che ha definito "uno shock energetico globale senza precedenti".
L'Ue
Intanto si muove anche l'Ue. In un'intervista al Financial Times, il commissario europeo all'Energia, Dan Jorgensen ha spiegato che l'Unione si sta preparando a una crisi energetica prolungata legata alla guerra in Medio Oriente, valutando anche misure straordinarie come nuovi rilasci delle riserve strategiche. Tra le opzioni allo studio anche modifiche normative per aumentare le importazioni di carburante dagli Stati Uniti.
Inoltre, la Commissione europea ha esortato i cittadini dei 27 Stati membri ad adottare comportamenti virtuosi per fronteggiare la crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente. Una prima proposta comune a cui si sta lavorando riguarda il razionamento delle scorte di combustibile, il favorire i mezzi pubblici rispetto all'auto privata e l'uso dello smart working quando possibile.
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