Prezzo carburanti, governo valuta proroga del taglio delle accise. Ue: "Ridurre domanda"

Economia

Il taglio delle accise, che ha portato una riduzione sul prezzo di 25 centesimi al litro su benzina e diesel e di 12 centesimi sul gpl, fa parte dei provvedimenti contenuti nel decreto legge sui carburanti approvato dal Cdm il 18 marzo. Resta in vigore fino al 7 aprile. Riunione dei ministri europei per affrontare la crisi

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I prezzi dei carburanti continuano ad essere gli osservati speciali dopo lo scoppio della guerra in Iran che ha aggravato la crisi in Medioriente. Anche se lievemente, i prezzi medi nazionali di diesel, gasolio e gpl continuano a crescere e sarebbe peggio se il governo, lo scorso 18 marzo, non avesse approvato il taglio delle accise. Lo sconto sui carburanti, che ha portato una riduzione sul prezzo di 25 centesimi al litro su benzina e diesel e di 12 centesimi sul gpl, resta in vigore fino a martedì 7 aprile. Al vaglio del governo, però, c’è la possibilità di prorogare questa misura o di introdurne altre. 

Secondo quanto si apprende, l'esecutivo potrebbe tornare a riunirsi in Consiglio dei ministri venerdì 3 aprile e sul tavolo potrebbe esserci proprio il nuovo intervento sui carburanti, efficace dall'8 aprile. Ieri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto un lungo incontro con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti a Palazzo Chigi per fare un punto sulla situazione economica e i rincari dei prezzi. 

I costi e le coperture

Il decreto sarebbe lo strumento più indicato per prorogare il taglio delle accise e renderlo effettivo immediatamente dopo la scadenza del precedente intervento. Più improbabile l'intervento con un emendamento al dl Carburanti in esame in Senato perchè la modifica sarebbe soggetta ai tempi della conversione.

Rimane comunque il nodo delle risorse e un equilibrio sottile da trovare proprio quando l'Italia era ad un passo dal riportare il deficit sotto il 3% del Pil, ed uscire dalla procedura Ue con il beneficio poi di avere più flessibilità sui vincoli di spesa. All'interno dell'Ue, l'Italia è tra i Paesi che risentono maggiormente della crisi per la dipendenza energetica e per il fatto che il 20% delle manifatture è in mano a industrie energivore. 

Prorogare il taglio delle accise fino a fine aprile costerebbe almeno 500 milioni (la prima fase è costata 528 mln circa). Tra le ipotesi quella di attingere dal fondo di 1,3 miliardi previsto dalla Legge di Bilancio per il Piano Transizione 5.0, al quale poi sono stati destinati 'solo' 537 milioni, tra la raffica di proteste di Confindustria e i settori produttivi. Resterebbero 760 milioni. Una doppia partita quella tra le misure contro il caro-carburante e il taglio al 35% degli incentivi alle imprese che avevano già investito nel piano (le cosiddette 'esodate') che vede il governo impegnato su due fronti, avendo a disposizione risorse sempre troppo esigue. Un ulteriore passaggio è atteso domani al tavolo al Mimit con le categorie. Parlando a Cernobbio nei giorni scorsi Giorgetti si era detto pronto all'ascolto delle categorie sottolineando che bisognava però decidere se intervenire a favore delle imprese energivore, o per l’autotrasporto o per le accise.

La posizione dell'Ue

La crisi energetica preoccupa tutta l'Ue. La convinzione è che sarà ancora lunga ed è costata già 14 miliardi all'Europa. I ministri dell'Energia dell'Unione si sono riuniti in videoconferenza informale per scambiarsi opinioni sul coordinamento dell'approccio europeo in materia di energia. Dall'inizio del conflitto, i prezzi nell'Ue sono aumentati di circa il 70% per il gas e del 50% per il petrolio.In questo contesto, i ministri hanno condiviso le loro valutazioni sulla situazione dei mercati energetici. Hanno riconosciuto in modo ampio che la sicurezza dell'approvvigionamento dell'Unione rimane tutelata in questa fase. Allo stesso tempo, hanno concordato sulla necessità di un'azione coordinata a livello europeo e nazionale per attenuare l'impatto dei prezzi elevati dell'energia, in particolare per le famiglie vulnerabili e le imprese. Nei loro interventi, i ministri dell'Energia dell'Ue si sono concentrati su modalità concrete per affrontare la volatilità dei mercati del petrolio e del gas in modo coordinato, all'interno e oltre i confini dell'Ue, evitando risposte nazionali frammentate e misure controproducenti. I ministri hanno inoltre convenuto che una preparazione tempestiva e ordinata della prossima stagione invernale, con iniezioni anticipate nelle riserve di gas, è essenziale per mitigare i prezzi elevati ed evitare tensioni sul mercato.Hanno anche sottolineato l'importanza di ridurre la quantità di energia consumata.

Jorgensen: "Ridurre la domanda energetica"

Sul fronte delle misure immediate, il commissario europeo all'Energia Dan Jorgensen ha ricordato le raccomandazioni dell'Agenzia internazionale dell'energia per ridurre la domanda, soprattutto di petrolio e diesel. "Non c'è una soluzione unica per tutti, ma quanto più si riuscirà a economizzare il petrolio, tanto meglio sarà per tutti", ha detto. Tra le pratiche suggerite: uso dei mezzi pubblici, guida più responsabile, riduzione della velocità, telelavoro. "Non ci aspettiamo che tutti gli Stati membri applichino tutti i dieci punti, ma rappresentano un buon strumentario e raccomando che ogni Paese valuti cosa può mettere in pratica". Ma il commissario ha anche annunciato che si sta lavorando a una soluzione europea per la riduzione del prezzo dell'energia per famiglie e imprese. Tra le proposte che saranno presentate, la semplificazione "di alcuni degli strumenti finanziari già esistenti per disaccoppiare i prezzi del gas da quelli dell'elettricità, come i PPA (Power Purchase Agreement) e i CFD (Contract for Difference) - ha detto il commissario - vogliamo rendere ancora più semplice e ampio l'utilizzo di questi strumenti da parte delle industrie degli Stati membri". La presidenza cipriota ha invitato i ministri a condividere valutazioni sui mercati, individuare margini di coordinamento e discutere possibili interventi comuni, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo del 19 marzo che chiedono misure mirate nel breve termine e un'accelerazione verso un'economia basata sull'energia pulita nel lungo periodo. Infine, nella giornata in cui i ministri degli Esteri Ue si sono dati appuntamento a Kiev, Jorgensen ha ricordato nella riunione Energia "si è parlato della solidarietà con l'Ucraina. È chiaro che quando veniamo colpiti da una crisi a volte si rischia di dimenticarne un'altra, ma l'Ucraina può stare tranquilla, non la dimenticheremo".

Accelerare la transizione energetica

Il commissario europeo ha insistito sulla necessità di accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dell'Europa dalle importazioni. "L'indipendenza energetica è la strada maestra da seguire ed è un imperativo strategico, economico e di sicurezza. Energia pulita, locale, elettrificazione, interconnessioni moderne, efficienza energetica: questa è l'unica strada", ha affermato. Jorgensen ha avvertito che gli effetti della crisi non saranno passeggeri. "Non dovremmo farci illusioni sul fatto che le conseguenze di questa crisi saranno di breve durata, perché non lo saranno. Nessuno sa quanto durerà, ma anche se ci fosse la pace domani, le infrastrutture energetiche della regione sono state distrutte e continuano a esserlo". Il commissario ha sottolineato che l'Europa deve trarre una lezione da questa nuova ondata di instabilità: "Questa crisi ci dimostra ancora una volta la fondamentale vulnerabilità dell'Europa, dovuta alla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Deve essere il momento in cui diventiamo davvero indipendenti dal punto di vista energetico. Se vogliamo sicurezza economica e occupazione, non possiamo più essere esposti alla volatilità dei mercati globali".

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