Il metallo prezioso con consegna immediata è sceso a 4.152 dollari l'oncia con una riduzione del 10,6%. Pesano, di riflesso, le preoccupazioni per quanto sta succedendo in Medio Oriente
Il prezzo dell'oro è crollato in queste ore sui mercati delle materie prime. Il metallo prezioso con consegna immediata (Gold Spot), infatti, è sceso a 4.152 dollari l'oncia con una riduzione del 10,6%.
La situazione in Medio Oriente
Si conferma, così, un calo per la quarta settimana consecutiva, mentre l'aggravarsi del conflitto in Medio Oriente alimenta i timori sull'inflazione e aumenta la pressione sulle principali economie affinchè sostengano la liquidità, anche proprio attraverso vendite di oro, per compensare l'impatto della guerra. Il conflitto con l'Iran, in questo senso, continua a non evidenziare segnali di allentamento. La scorsa settimana l'oro ha perso oltre il 10%, penalizzato dall'impennata del petrolio, che ha rafforzato i timori di un'inflazione più persistente e spinto i mercati a scontare una pausa più lunga sui tassi, se non addirittura nuovi rialzi da parte delle principali banche centrali.
L'impatto del conflitto
L'oro, dunque, ma anche argento e platino restano sotto forte pressione sui mercati, proprio mentre gli investitori continuano a ridurre l'esposizione ai metalli preziosi. In particolare, il platino è crollato di oltre il 10% e il palladio lascia sul terreno quasi il 7%. Il calo dei metalli preziosi riflette il cambio di umore dei mercati: la guerra non sta rafforzando la domanda di beni rifugio, ma alimenta piuttosto i timori per energia più cara, inflazione più persistente e condizioni finanziarie più rigide. In questo quadro, aumenta anche la pressione sulle principali economie perchè sostengano la liquidità, anche attraverso vendite di oro, per assorbire l'impatto del conflitto.