La crisi dei mutui subprime nasce negli Stati Uniti tra il 2006 e il 2008, quando l'esplosione della bolla immobiliare rivela l'insostenibilità dei mutui ad alto rischio concessi negli anni precedenti. La cartolarizzazione diffonde questi prestiti in tutto il sistema finanziario globale, amplificando perdite e sfiducia
La crisi dei mutui subprime (iniziata nel 2006) affonda le radici nel 2003, quando il boom immobiliare e la diffusione delle cartolarizzazioni spinsero le banche a erogare prestiti ad alto rischio a clienti senza garanzie. Questo sistema ha trasformato debiti fragili in titoli finanziari complessi, innescando il successivo crollo globale.
La bolla immobiliare e i mutui ad alto rischio
Tra il 2000 e il 2006 i prezzi delle case negli Usa crescono senza sosta, generando una vera e propria bolla immobiliare. Tale dinamica era favorita dalla politica monetaria accomodante della Federal Reserve (FED), che mantenne i tassi di interesse su valori storicamente bassi fino al 2004. Tassi di interesse bassi equivalevano a un basso costo del denaro per le famiglie che richiedevano mutui ipotecari, e finirono pertanto con lo stimolare la domanda di abitazioni alimentandone ulteriormente i relativi prezzi. La bolla immobiliare, inoltre, rendeva conveniente la concessione di mutui da parte delle istituzioni finanziarie che, in caso di insolvenza del mutuatario, potevano comunque recuperare il denaro prestato attraverso il pignoramento e la rivendita dell’abitazione.
La cartolarizzazione
Oltre alla bolla immobiliare e ai bassi tassi di interesse, la crescita dei mutui subprime è stata sostenuta anche dallo sviluppo delle operazioni di cartolarizzazione, ossia dalla possibilità per gli istituti creditizi di trasferire i mutui, dopo averli trasformati in un titolo, a soggetti terzi (le cosiddette società veicolo). Questo meccanismo permetteva alle banche di recuperare subito liquidità, le spingeva a erogare ancora più mutui, spesso senza controlli adeguati, e trasferiva il rischio a investitori in tutto il mondo, anche in Europa.
Le agenzie di rating e la sottovalutazione del rischio
I prodotti finanziari creati da tali meccanismi erano complessi, poco trasparenti e scambiati fuori dai mercati regolamentati. Poiché i prodotti erano difficili da valutare, gli investitori si affidavano ai rating. Le agenzie, però usarono modelli troppo ottimistici, assegnarono giudizi eccessivamente positivi e tardarono a correggerli quando la situazione peggiorò. Questo contribuì a diffondere un falso senso di sicurezza.
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Lo scoppio della crisi
Dal 2004 la Fed iniziò ad alzare i tassi. Le rate dei mutui divennero più pesanti e aumentarono le insolvenze delle famiglie. Con il calo della domanda, la bolla immobiliare scoppiò: il valore delle case crollò, le garanzie non coprirono più i prestiti e i titoli subprime persero valore. Le società veicolo, non riuscendo a rifinanziarsi, chiesero liquidità alle banche, che tuttavia non trovarono più credito sul mercato interbancario. La crisi di fiducia si trasformò così in crisi di liquidità.
Il caso Lehman Brothers
Tra il 2007 e il 2008 molte banche americane registrarono perdite enormi. Il 15 settembre 2008 Lehman Brothers fallì, scatenando il panico sui mercati e un'ondata di sfiducia che paralizzò il sistema finanziario mondiale. Tali circostanze, infatti, condussero alcuni tra i maggiori istituti di credito statunitensi verso il collasso, evitato solo grazie all'intervento del Tesoro di concerto con la FED.
La banca d'investimento Lehman Brothers, tuttavia, non ricevette aiuti statali né supporto da privati e avviò le procedure fallimentari. L'insolvenza della banca d'affari innescò una nuova fase di intensa instabilità: la decisione delle Autorità americane di lasciar fallire un'istituzione di tale portata scosse profondamente la fiducia degli operatori, alimentò un clima di fortissima tensione e generò preoccupazioni sulla solidità dell'intero sistema. Per effetto dell'esposizione diretta o indiretta ai mutui subprime, il contagio si estese infine anche all'Europa.
Dalla finanza all'economia reale
La crisi si trasferì rapidamente all'economia reale: crollarono consumi e investimenti, il credito si restrinse, aumentarono disoccupazione e fallimenti, e il commercio mondiale si ridusse drasticamente. Gli Stati Uniti intervennero con piani di salvataggio giganteschi. Durante il biennio 2007-2009, il programma di acquisto di titoli cartolarizzati Tarp (Troubled Asset Relief Program), la cui ampiezza era inizialmente fissata a 700 miliardi di dollari, raggiunse complessivamente 7.700 miliardi di dollari e comportò immissione di liquidità sul mercato bancario a tassi prossimi allo zero dalla FED a sostegno di banche e compagnie di assicurazione. In Europa, governi e banche centrali nazionalizzarono istituti in difficoltà e immisero liquidità per evitare il collasso del sistema. I massicci salvataggi bancari hanno fatto impennare i debiti pubblici, ponendo le basi per la successiva crisi del debito sovrano. Per contrastare l'instabilità, i regolatori (come Consob) hanno introdotto misure d'urgenza, tra cui il divieto di vendite allo scoperto. Il fallimento del sistema di autodisciplina ha spinto verso una riforma globale della vigilanza: sono stati introdotti standard più severi. In Europa, questo processo è culminato in una nuova architettura istituzionale per armonizzare le regole e garantire una supervisione uniforme e rigorosa.