Soldi pubblici, Corte dei Conti: aumentano condotte dolose
EconomiaDanni all'Erario in crescita a causa dell'utilizzo distorto di risorse europee, nazionali, regionali e del Pnrr. E' l'allarme lanciato dalla magistratura contabile all'inaugurazione dell'anno giudiziario. L'anno scorso recuperati più di 88 milioni grazie all'attività di controllo. Critiche alle nuove norme che limitano i risarcimenti a carico degli amministratori
Aumenta la corruzione e l’utilizzo illecito di soldi pubblici. Un fenomeno preoccupante che tocca parte delle risorse europee date al nostro paese, ma anche fondi nazionali, regionali e una fetta di quelli del Pnrr. "Si tratta nello specifico, dello sviamento, da parte di privati, dalle finalità per le quali erano stati erogati i finanziamenti, configurando spesso profili di corruzione e incidendo anche sugli obblighi dell'Italia nei confronti dell'Unione europea".
Controlli anti-sprechi
L’allarme è del presidente della Corte dei Conti Guido Carlino, che spiega come si tratti di denari spesi per scopi diversi da quelli per i quali erano stati assegnati, con danno alle casse dell’Erario, cioè a tutti i cittadini. Nel suo intervento all’inaugurazione dell'anno giudiziario, a cui ha partecipato anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, Carlino ha ricordato il ruolo di garante contro gli sprechi della magistratura contabile, che negli ultimi cinque anni ha recuperato oltre 640 milioni di euro.
I denari recuperati
Di questi, più di 88 sono rientrati nel 2025, ha spiegato il procuratore generale della Corte Pio Silvestri, sicuro che in futuro i “numeri saranno di gran lunga più contenuti”. E non perché caleranno gli illeciti ma – secondo il magistrato - a causa della riforma entrata in vigore a gennaio. Le nuove regole hanno introdotto una sorta di scudo per gli amministratori pubblici, con una soglia agli indennizzi a cui possono essere condannati per cattiva gestione delle finanze.
Critiche alla riforma
Per Silvestri si tratta di un tetto "che risulta essere troppo basso per garantire la necessaria azione di deterrenza e tale da ridurre, in maniera considerevole, gli importi dei risarcimenti effettivamente recuperati alle casse dello Stato”. “Si auspica almeno su questo punto – ha aggiunto il procuratore - un ripensamento del legislatore”.
Risarcimenti per oltre 900 milioni dal 2010
L’anno scorso la Corte, tramite le sue sezioni regionali, ha emesso 226 sentenze con condanne di risarcimento di danno erariale per 45,3 milioni di euro, un valore che sale a più di 900 milioni se consideriamo il periodo che va dal 2010 al 2025. Sull’attività dell’ultimo anno i casi più numerosi e significativi hanno riguardato dichiarazioni mendaci in merito alle effettive modalità di utilizzo dei fondi, mancata realizzazione delle attività finanziate, produzione di documentazione non veritiera sulle attività svolte, difetto di condizioni soggettive per l'accesso al finanziamento e omessa rendicontazione dell'utilizzo delle risorse.